Frosinone, Schmid: "Io il Messi delle Alpi? Tiro dritto. Non dico che siamo un Leicester, ma..."
L’austriaco è già a 3 assist dopo 7 partite di Serie A: "Qui gli allenamenti più duri della mia carriera. Alvini è un grande"
L’austriaco è già a 3 assist dopo 7 partite di Serie A: "Qui gli allenamenti più duri della mia carriera. Alvini è un grande"
Luca Bianchin Giornalista 24 ottobre - 08:02 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIl catalogo dei Messi è disponibile gratuitamente. Abbiamo "il Messi giapponese" (Takefusa Kubo), "il Messi iraniano" (Sardar Azmoun), "il Messi di due metri" (Nick Woltemade, juventini astenersi da commenti), "il Messi di Bilbao" (Iker Muniain) e ora anche "Messinho" (Estevao). Questo invece è il "Messi delle Alpi" e sì, non è il soprannome più originale del mondo. In compenso, Romano Schmid è un giocatore di culto: piccolo, creativo, con la testa giusta. È arrivato a Frosinone per circa 10 milioni e nei primi due mesi ha spiegato a tutti che cosa porta: intensità, dribbling nello stretto e assist, parecchi assist. Dopo 7 partite è già a 3, secondo in Serie A solo perché Paulo Dybala vede cose che gli umani non notano. Il link tra i due, come si vedrà, non è casuale.
VIDEO: Il video surreale del Frosinone per accogliere Schmid e GrillitschIl Frosinone è sesto e qui è obbligatorio cominciare da Alvini e Raimondo. Com’è il mister?
"Una grande persona, simpatico. Io sono un tipo onesto, voglio lavorare con chi è onesto e lui lo è. Guardatelo nel riscaldamento, è già carichissimo, ci spinge per andare al limite. C’è solamente un problema con lui".
Problema?
"Gli allenamenti. I più duri della mia vita. Corriamo tantissimo, a lungo e duramente. Io sono arrivato tardi, a metà agosto, e nella mia prima settimana pensavo: 'Ma che cos’è, il precampionato?'".
Il precampionato con Alvini dev’essere un incubo». In partita si vede…
"Sì, il Como deve aver pensato 'chi sono questi 11-12 pazzi che lottano su ogni pallone?'".
Raimondo era francamente impronosticabile a questi livelli. Com’è visto dall’interno?
"Una specie di CR7 per la fiducia che ha nelle sue possibilità: per un attaccante, è la cosa più importante. Fa gol dal nulla e il bello è che ascolta. Altri centravanti con cui ho giocato pensavano di sapere tutto ma Antonio è diverso, ragiona con me su quello che dobbiamo fare in campo e sorride anche quando sbaglia, convinto che una nuova chance arriverà".
Quel soprannome "Messi delle Alpi"?
"Uno dei tanti. Ralf Rangnick, il ct dell’Austria, mi chiama 'giftzwerg', 'nano velenoso', perché sono basso (è alto 1.68 m, ndr) e molto aggressivo. Quelli grossi non amano giocare contro di me. Da piccolo ero 'zauberer', 'mago'. A 15 anni, la prima volta che mi sono allenato con la prima squadra, me lo sono scritto sulle scarpe. Mi prendevano in giro, ma sono andato dritto per la mia strada".
E ora, che c’è scritto sulle scarpe?
"I nomi dei miei figli. Per loro vivo a Roma, dove c’è la scuola internazionale, e ogni giorno faccio due ore di auto per l’allenamento. La vita è così, non puoi pensare solo a te stesso. Grazie a loro, sono cambiato: sono meno emotivo, non porto a casa il nervosismo della partita".
Mai sentito parlare di Frosinone fino al 2026, vero?
"No no, lo conoscevo perché era la squadra di Robert Gucher, austriaco come me. Io da piccolo sognavo Italia o Spagna e da due-tre anni guardavo le piccole della Serie A per capire come giocavano".
Con chi c’è stato il primo contatto?
"Con la proprietà americana, con Charlie Lambropoulos. Mi hanno spiegato come avrebbero voluto giocare e ho capito di essere adatto".
Sì ma qual è il segreto del Frosinone?
"Siamo una famiglia. Non dico che siamo un Leicester ma sappiamo da dove veniamo e che cosa migliorare. Guardate Giacomo Calò: ha sempre giocato in B ma sembra che abbia 100 partite in Serie A".
Secco: il giocatore che ha impressionato di più?
"Ghedjemis è incredibile, non ho mai giocato con un tipo come lui: è pazzesco quanto sia forte. È tecnico, sa quando dribblare o passare, ha uno contro uno e un bel tiro. Lo vedrete, è un top top player. Poi Masini, il mio bodyguard. Mai visto uno che difende come lui, vince tutti i duelli nello stretto. Se non avete capito quanto è forte, guardatelo meglio".
Questo Frosinone può salvarsi ad aprile, con un mese di anticipo?
"Sì, certo, ma dobbiamo lavorare".
E ha un 1% di qualificarsi alle coppe europee?
"Sì, c’è un 1%. Se dici di no, non hai la mentalità giusta: nel calcio tutto è possibile".
L’ultima: Schmid arriverà a 10 assist?
"Si può fare, è realistico, è un mio obiettivo... anche se il grande obiettivo è migliorare, e migliorare la squadra. Mi sono sempre piaciuti i creativi. Quando avevo 16-17 anni, i miei tre miti erano Messi, Götze e Dybala. Volevo diventare come Paulo e mi sono tatuato come lui, un pallone con la corona sul polpaccio".
E allora, diamo un assist a Frosinone. Un motivo per cui Frosinone è meglio di New York nel cibo.
"I cornetti piccoli, ripieni di cioccolato, che mangi in un locale vicino al nostro campo di allenamento a Ferentino. Ne prenderei 20 ogni volta".
Nello sport.
"Qui la città è piccola e si sente l’amore. A New York, no".
Nella musica.
"Calò canta musica italiana in doccia, con le casse, una cosa seria. Io canto con lui, o almeno ci provo".
Nella vita notturna.
"No, dai, va bene tutto ma questa è impossibile...".
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