Olimpia, big deludenti e troppi ko: adesso sono tutti sotto esame
In Europa 6 sconfitte su 7 e di fronte una settimana da brividi tra Virtus e Grecia
In Europa 6 sconfitte su 7 e di fronte una settimana da brividi tra Virtus e Grecia
Giuseppe Nigro Giornalista 24 ottobre - 09:45 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIl punto è imboccare la direzione giusta. Ma anche fosse, non è in una sola partita che si esce dal tunnel in cui si è infilata l’Olimpia. Un tunnel che col Barcellona ha toccato la sesta sconfitta in sette partite di Eurolega, peggior inizio eguagliato di sempre. Pagando oggi, con avversarie top, l’onda lunga dei flop quando il calendario era più alla portata, con Partizan, Baskonia e Maccabi. E con la prospettiva di andare la settimana prossima sui campi delle migliori due squadre d’Europa, Olympiacos e Panathinaikos. Ma prima, domani, sfidare la Virtus imbattuta in A e sorprendente in Europa, consapevoli che affrontarsi per la terza volta in un mese significa aspettarsi qualcosa di diverso dalle altre due, vinte. È la partita, il derby d’Italia, a cui realisticamente, oltre che banalmente pensando alla prossima, guarda con più premura la proprietà, che ha chiesto e chiederà alla squadra una reazione con Bologna. Non per la classifica, il campionato è lungo. Ma per prendere forza per affrontare la doppia trasferta ateniese con un volto diverso, al di là del risultato. E da lì ripartire, una volta scollinata questa Cima Coppi.
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—Serve immergersi nelle dinamiche interne dell’Armani per spiegare perché, a dispetto delle mosse di circostanza (più che di merito) a tutte le latitudini, l’allenatore oggi non rischia e perché non è già arrivato qualcuno dal mercato. "L’Olimpia va fatta funzionare così com’è", la soluzione non è cambiare, è il messaggio chiaro che arriva dall’alto. Certo dipende dai segnali del campo di queste partite e se soprattutto le difficoltà proseguissero anche oltre, ma la valutazione di oggi promette di essere la stessa tra una settimana, dopo questi tre impegni di cui si conosce la difficoltà. E cioè, al di là della pazienza offerta a una squadra molto cambiata (sebbene altrove chi ha cambiato anche di più ha già trovato una quadra): un mese di sofferenza, evidente, non mette in discussione un progetto tecnico legato all’allenatore giovane che si è scelto, Peppe Poeta. In cui si sa già cosa si vuole fare l’anno prossimo, anche cominciando a raccogliere i frutti della semina avviata con le operazioni Maddox, Calzavara, Loro e in un certo senso Ellis, tutti potenzialmente di rientro. Dopo aver accelerato i tempi col passaggio in corsa da Messina a Poeta, chiuso con tre trofei su tre (più la Supercoppa di Messina), che peraltro qualcosa in termini di credito dovrebbero significare.
cosa serve
—"L’Olimpia va fatta funzionare così com’è" non è una chiusura al mercato, anzi. Ma l’idea è che, già con la selezione all’ingresso imposta dai visti già finiti in A, arrivi qualcuno solo se funzionale, se ha senso. Che significa che in teoria potrebbe anche non arrivare nessuno. Anche perché non è più neanche così immediato che tipo di giocatore servirebbe. Laddove a servire, prima di tutto, è qualcosa di diverso da chi c’è già, traduzione del ridondante ritornello "mettere tutti sulla stessa pagina". Ovvero: se la consistenza in difesa di Wright e Peters è questa e se Guduric perde questi palloni, non sono questioni che si risolvono col mercato. Nomi non casuali: se premiare chi si sbatte con energia, fisicità e voglia è una strategia per l’immediato e un segnale al gruppo, il tema restano i big, e il problema è che molti dei giocatori più importanti (anche a libro paga) non stanno rendendo. Una linea d’azione tracciata anche per Poeta: la priorità è tirare a bordo emotivamente, coinvolgere anche a livello tecnico e poi tenere sulla corda nel quotidiano chi come Wright e Peters è a Milano con tutt’altre aspettative. E nel frattempo trattenere il respiro, vivere queste tre gare in apnea e capire da dove ripartirà la stagione Olimpia dopo questa settimana.
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