Da Sepang a oggi, 15 anni di sicurezza in MotoGP: cosa è cambiato dopo la morte di Simoncelli
L'evoluzione nei sistemi di rilevazione delle moto in pista ha fatto passi da giganti, ma continua ad essere un tema centrale per la salvaguardia dei piloti
L'evoluzione nei sistemi di rilevazione delle moto in pista ha fatto passi da giganti, ma continua ad essere un tema centrale per la salvaguardia dei piloti
Chiara Servino 24 ottobre - 10:09 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIl 23 ottobre 2011 la MotoGP corre il Gran Premio di Sepang, alla curva 11 avviene il tragico incidente che toglie la vita a Marco Simoncelli. Sic cade, perde il casco e viene travolto da Colin Edwards e dall’amico Valentino Rossi che non hanno abbastanza tempo per modificare la traiettoria. La gara viene interrotta ma l’impatto rende tutti i soccorsi inutili: Marco muore a soli 24 anni per una dinamica che ancora oggi rappresenta uno dei rischi più difficili da eliminare nel motociclismo. Quindici anni dopo, la MotoGP è cambiata. Sono migliorate le protezioni, si sono evoluti i sistemi di segnalazione e la tecnologia sta cercando di ridurre il tempo tra una caduta, l'avviso ai piloti e l’arrivo dei soccorsi. Ridurre totalmente il rischio in pista però, resta un traguardo all’apparenza impossibile.
DALL'AIRBAG ALLE PROTEZIONI OMOLOGATE
—Dopo Sepang, le rivoluzioni sulla sicurezza non sono partite da zero. Simoncelli stesso aveva contribuito allo sviluppo delle protezioni: utilizzava il sistema airbag D-Air di Dainese già dal 2007, quando la tecnologia era ancora in fase sperimentale. Il dispositivo serviva a proteggere soprattutto spalle e clavicole, contribuendo a ridurre le conseguenze di determinati impatti. Una soluzione che aveva dimostrato la propria utilità in diverse cadute, ma che non poteva annullare ogni conseguenza di un impatto. La svolta regolamentare arriva nel 2018, quando l'utilizzo di tute dotate di airbag è diventato obbligatorio nei Gran Premi. Anche i caschi hanno avuto un'evoluzione degli standard: dal 2019 è stata introdotta l'omologazione FIM per quelli utilizzati nei campionati mondiali, con requisiti specifici di sicurezza. Progressi importanti che aiutano a proteggere i piloti e a tutelarli, anche se a Sepang fu un'altra storia: un airbag può ridurre gli effetti di una caduta, ma non può impedire che altri piloti ti passino sopra.
rilevare la caduta
—È su questo fronte che la tecnologia sta cercando di compiere un ulteriore passo avanti. Nel 2021, dopo una serie di incidenti mortali nelle categorie giovanili, la FIM ha avviato lo sviluppo di un sistema automatico per rilevare le cadute e avvisare i piloti che sopraggiungono. Si utilizzano dei sensori sulla moto per riconoscere un incidente, inviare un segnale alla direzione gara e attivare un avviso per chi si trova in prossimità. Il sistema è stato sviluppato e testato a partire dal 2023, con ulteriori progressi nel 2024. L'obiettivo è ovvio: evitare che un pilota arrivi ad alta velocità in un tratto di pista dove un collega è caduto. È previsto anche l’utilizzo di una luce posteriore lampeggiante per rendere immediatamente visibile il pericolo. Ma il passaggio dalla sperimentazione a un sistema pienamente operativo si è rivelato più complesso del previsto. Nel marzo 2026, il direttore della tecnologia della MotoGP, Corrado Cecchinelli, ha spiegato che il sistema è in grado di rilevare le cadute e trasmettere il segnale, ma che resta da migliorare la precisione con cui vengono localizzati i piloti. L'evoluzione del GPS prevista per il 2027 dovrebbe aiutare a superare questo limite.
il RISCHIO CHE RESTA
—Nel frattempo, sono proseguiti gli interventi sui circuiti, sulle vie di fuga, sulle barriere e sulle procedure mediche. Anche la gestione delle segnalazioni è diventata più articolata, con bandiere riprodotte sui pannelli luminosi e sui display delle moto. Ogni miglioria affronta una parte diversa del problema: proteggere chi cade, rendere più visibile il pericolo e consentire ai soccorsi di intervenire rapidamente. Quindici anni dopo la morte di Simoncelli, non possiamo dire che il MotoGP sia uno sport sicuro. La velocità, la vicinanza tra i piloti e le traiettorie imprevedibili di una caduta rendono impossibile eliminare ogni rischio. La tecnologia, però, può ridurre il tempo necessario per riconoscere un incidente e avvertire chi arriva dopo. Una sfida rimasta aperta da Sepang 2011.
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