Serie A, quasi mille infortuni a stagione. L'esperto: "Questione di dati, carichi e gestione"
Con Alex Frustaci analizziamo i numeri degli infortuni dei calciatori del campionato
Con Alex Frustaci analizziamo i numeri degli infortuni dei calciatori del campionato
Laerte Salvini 24 ottobre - 11:15 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIl calcio moderno vive di ritmi frenetici, l'alto livello ne presenta il conto più di ogni altra categoria. Non affezionatevi troppo al vostro beniamino: la Serie A non è fatta per gli stakanovisti. Chi non si ferma mai è l’eccezione, i numeri lo dicono con chiarezza. Negli ultimi dieci campionati si contano stagioni da oltre mille infortuni, e negli ultimi cinque ogni stop dura in media circa venti giorni. A metterli in fila è Alessandro Frustaci, Head of Performance e Strength and Conditioning Coach, che ha analizzato i dati dell’Howden Men’s European Football Injury Index e quelli di uno studio accademico basato su Transfermarkt. Il punto di partenza lo analizza lui: “Gli infortuni non sono solo una questione di sfortuna. Sono anche una questione di dati, carichi e gestione”. La domanda da cui nasce l’analisi è concreta: quanto incide un infortunio sulla disponibilità di un calciatore durante una stagione? Per rispondere servono tre numeri: quanti infortuni ci sono, quanto durano e quante partite costano.
Più di mille infortuni a stagione
—La serie storica dell’Howden Men’s European Football Injury Index (edizioni 2016-2025) parte dai 1.001 infortuni del 2015/16 e sale per tre stagioni: 1.085 nel 2016/17, 1.221 nel 2017/18 e il massimo di 1.315 nel 2018/19. Poi la discesa: 1.134 nel 2019/20, 892 nel 2020/21 e il minimo di 692 nel 2021/22, poco più della metà del picco di tre anni prima. La curva, però, non si ferma lì. Dopo il minimo i numeri sono tornati a crescere per tre stagioni consecutive, con 858 infortuni nel 2022/23, 931 nel 2023/24 e 1.024 nel 2024/25, un dato che supera di poco quello da cui la serie era partita. In sei stagioni su dieci la soglia dei mille è stata superata. Il quadro è quello di un fenomeno stabile nell’ordine di grandezza ma instabile nel dettaglio: tra la stagione più colpita e quella meno colpita ballano oltre seicento infortuni.
Venti giorni di stop in media
—Il numero degli infortuni dice quanto spesso ci si ferma. La durata dice quanto pesa ogni stop. Sempre secondo Howden, la durata media di un singolo infortunio in Serie A è passata dai 16,3 giorni del 2020/21 ai 18,0 del 2021/22, fino ai 23,1 del 2022/23, quasi sette giorni in più in due stagioni. Poi un lieve calo: 22,0 giorni nel 2023/24 e 21,3 nel 2024/25, che resta comunque cinque giorni sopra il valore di partenza. Il risultato è una media di circa venti giorni, quasi tre settimane, più alta rispetto alle stagioni precedenti. Il 2022/23 è l’anno in cui i due indicatori salgono insieme: gli infortuni aumentano rispetto al minimo dell’anno prima e ogni stop tocca la durata massima della serie. Per un club significa fare a meno di un giocatore per quasi tre settimane, in un calendario che tra campionato, coppe e nazionali lascia poco margine.
In foto coach Alessandro Frustaci
il conto per il singolo calciatore
—Dal quadro del campionato si passa al singolo giocatore. Secondo uno studio accademico su dati Transfermarkt (2006-2020), un calciatore di Serie A subisce in media 1,47 infortuni a stagione, per 49,3 giorni di assenza complessivi e circa nove partite saltate. Quasi cinquanta giorni sono più di sette settimane, e nove gare, su un campionato a 38 giornate, valgono quasi un quarto del calendario, come ordine di grandezza. I dati vanno letti con una cautela: le fonti e i periodi sono diversi, quindi non si sommano e non si confrontano punto per punto. Lo studio arriva fino al 2020, mentre la serie di Howden sulla durata copre le ultime cinque stagioni. Messi insieme, però, descrivono lo stesso scenario: nel corso di una stagione fermarsi è la regola più che l’eccezione.
Dai numeri all'analisi e le decisioni
—Calendario, coppe, impegni con la nazionale e allenamenti quotidiani definiscono il carico a cui è esposto un calciatore. I numeri non spiegano da soli perché ci si infortuni, ma indicano quanto spesso e quanto a lungo si resta fuori, ed è da lì che parte il lavoro sul campo. Frustaci dice che “dietro ogni dato c’è una domanda importante” e la formula così: “come possiamo migliorare la disponibilità degli atleti e aiutarli a rendere al meglio, più a lungo?” Ne ricava il senso del suo mestiere: “Il lavoro di un Head of Performance parte anche da qui: analizzare, interpretare e trasformare i dati in decisioni concrete sul campo”. L’Highlander, in Serie A, resta un’eccezione. La regola, nei numeri di Howden e di Transfermarkt, è fermarsi, quasi una volta e mezza a stagione. Per questo la domanda di Frustaci conta più del dato: quanto a lungo si riesce a restare in campo?
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