Kayode: "Maldini e Cafu idoli, Doku il più duro da marcare. Il Brentford è famiglia, sul futuro..."
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Kayode: "Maldini e Cafu idoli, Doku il più duro da marcare. Il Brentford è famiglia, sul futuro..."

Sabato 24 ottobre 2026
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Il 22enne terzino: "Mi sono fatto firmare da tutti i miei compagni la maglia del debutto in azzurro, poi l'ho incorniciata. Sono in un club fantastico, devo tutto a loro"

Il 22enne terzino: "Mi sono fatto firmare da tutti i miei compagni la maglia del debutto in azzurro, poi l'ho incorniciata. Sono in un club fantastico, devo tutto a loro"

Davide Chinellato Giornalista 24 ottobre - 12:20 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

È andata di gran lunga meglio di come mi aspettavo". È passato un po’ di tempo, ma la sua prima volta in Nazionale Michael Kayode ce l’ha ancora negli occhi. Lo mostra in come sorride, in come si illumina quando vede la maglia azzurra, accanto a quella del Brentford che è diventata la sua seconda pelle, e ripensa a quei primi passi con l’Italia in cui non ha solo confermato di meritarsi la convocazione, ma anche dimostrato di poter diventare un pilastro della rinascita azzurra. Proprio come lo è del Brentford, con cui in Premier League sogna l’Europa. 

Michael, cosa le è rimasto di questo debutto? 

"Tantissimi ricordi incredibili. Per il debutto con la Turchia voglio prima di tutto ringraziare il mister, perché mi ha dato la fiducia di esordire così in una partita fuori casa, su un campo così difficile. Sono ancora scioccato di quello che è successo". 

Il messaggio che le ha fatto più piacere. 

"Non un messaggio, ma un momento. Dopo la prima partita con la Turchia, penso di aver rivissuto i grandissimi momenti che l’Italia ha vissuto. Infatti nelle gare dopo, a cominciare dalla Francia che sappiamo tutti essere una delle migliori nazionali se non la migliore, abbiamo fatto delle grandissime partite. Il messaggio più bello credo sia stato tornare su quelle grandi pagine su cui l’Italia è sempre stata, avere i tifosi dalla nostra parte. Non vediamo l’ora di tornare in Nazionale a novembre e provare ancora a fare questi grandi risultati". 

Cosa pensa di dover fare per essere in Nazionale anche a novembre? 

"Devo fare sempre meglio. Devo tenere a mente che quello che ho fatto fin qui è già passato. È sempre bello ricordarlo, ma il calcio cambia in un attimo e domani puoi essere un eroe o nessuno. L’importante è godersi i momenti, ma cancellarli per continuare sempre a fare le cose che ti fanno migliorare". 

Una raccomandazione che le ha fatto il ct Mancini? 

"Essere tranquillo, positivo. E fare quello che so fare meglio". 

Della maglia del suo debutto in Nazionale cosa ha fatto? 

"La prima cosa che ho fatto, il giorno dopo, è stata farmela firmare da tutti. E ovviamente l’ho incorniciata e messa via". 

Quanto c’è della sua esperienza a Brentford nella sua prima convocazione in Nazionale? 

"Sinceramente tutto. Se non avessi giocato nel Brentford, non sarei potuto arrivare in Nazionale. Devo ringraziare i miei compagni, lo staff e le persone che mi sono state attorno. Penso che il Brentford sia un club fantastico: da quando sono arrivato mi hanno accolto in modo incredibile, e devo tutto a loro. Anche la possibilità di giocare in Nazionale". 

Ricorda cosa ha pensato, la prima volta che ha visto la maglia del Brentford? 

"Sì: ho pensato di essere arrivato in un grandissimo club. Mi hanno accolto in una maniera incredibile, che sinceramente non mi aspettavo anche perché stavo vivendo un cambiamento totale, arrivando dall’Italia. Ora posso dire che il Brentford per me è diventato come una famiglia". 

In estate era sul radar di diversi grandi club, a cominciare dall’Inter. Cosa l’ha convinta a restare al Brentford? 

"Avevo già deciso di rimanere e di rinnovare ancora prima che finisse la stagione. Per la mia crescita, penso che rimanere qui e stare con loro come ho fatto sia fondamentale. Infatti sono arrivate cose belle come la Nazionale". 

E anche il consolidamento come un ottimo difensore di Premier League. Come si raggiunge questo livello? 

"In ogni giornata, qualsiasi squadra affronti, ha un esterno fortissimo, fastidioso, odioso contro cui giocare. E niente, devi vincere il tuo duello e provare a essere più forte del tuo avversario". 

Quello che le ha dato più fastidio? 

"Jérémy Doku, del Manchester City. È elettrico, sui primi passi è incredibile. È solo giocando contro quelli come lui, però, che migliori te stesso: quindi non vedo l’ora di rigiocarci". 

Uno contro cui pensava di faticare, ma con cui poi se l’è cavata, giocando una buona partita? 

"È uno dei ricordi più belli che ho della Fiorentina: giocare contro Khvicha Kvaratskhelia. Era una partita al Maradona, che è uno stadio spettacolare, e penso di aver fatto una grande gara. Anche perché prima avevo guardato 800 video suoi". 

Quanto conta prepararsi per l’avversario che si affronta? 

"Penso sia fondamentale. Studiare chi affronterai, conoscere i suoi movimenti, capire quello che gli piace fare di più penso sia fondamentale. Qualcosa che da difensore mi rende la vita molto più facile. E che mi permette di aiutare la mia squadra".

Lei ha fatto il salto dalla Fiorentina alla Premier a 20 anni. Dovesse dare un consiglio a un giovane italiano emergente: grande club in Serie A o la Premier, anche non ai massimi livelli? 

"Quando sei giovane, penso che la cosa fondamentale non è tanto dove giochi, ma giocare. Ovunque tu decida di andare, devi giocare. Punto. Penso che i giovani in Serie A dovrebbero avere più possibilità: so che ci sono, e li conosco, tanti giovani forti che però magari non hanno una chance e quindi decidono di andare altrove. Un giovane deve solo giocare". 

Una parola per Keith Andrews, il suo allenatore al Brentford. 

"Trascinatore". 

Quanto c’è di lui in quello che sta facendo? 

"Tutto. È un mister spettacolare, mi dà una carica e una fiducia in campo incredibili. È un mister fantastico prima della partita: il modo in cui parla, in cui si approccia, la voglia con cui lo vedi al campo per l’allenamento… Sono molto contento di averlo". 

In questo periodo della sua vita sta vivendo tanti cambiamenti, compreso l’essere diventato padre. Quanto l’ha cambiata? 

"Tantissimo. È una cosa spettacolare, la migliore che mi potesse capitare nella vita. Tutte le cose belle dell’ultimo periodo le dedico a mia figlia e alla mia compagna. È tutto diverso ora, ma è semplicemente incredibile". 

Il Brentford è così una famiglia per lei che il gender reveal lo avete fatto nello stadio. Come è andata? 

"Mi era venuta l’idea di onorare quel momento in quel modo, quindi ho chiesto al Brentford se mi poteva prestare lo stadio: loro erano super d’accordo, è stato un momento sia divertente che bellissimo per tutti. È stato davvero emozionante scoprire che aspettavamo una bambina lanciando una palla verso la porta, coi fuochi d’artificio rosa". 

Al Brentford è uno degli idoli dei tifosi: quanto pensa influisca il suo sorriso contagioso, il suo riuscire a conquistare tutti anche fuori dal campo? 

"Non lo so, ma sono sempre positivo. Sono un ragazzo molto solare, in alcune situazioni anche troppo. Ma mi piace essere positivo: nei momenti belli come in quelli brutti penso solo a essere felice e che tutto si può sempre risolvere". 

Un sogno per questa stagione: per lei, per il Brentford e per la Nazionale. 

"Per il Brentford ovviamente riuscire a raggiungere l’Europa. Per me, migliorarmi, mettere qualche gol e qualche assist in più. E con la Nazionale… fare bene a novembre e arrivare alle fasi finali della Nations League". 

Ha detto spesso che Cafu e Paolo Maldini sono stati i suoi modelli. Sente che sta diventando anche lei un’ispirazione per qualcuno? 

"Possibile, mi farebbe veramente piacere. Cafu e Maldini per me sono stati giocatori spettacolari, da usare sempre come fonte d’ispirazione. Mi farebbe piacere se qualcuno mi usasse come io ho usato loro".

Cosa chiederebbe a Cafu e Maldini? 

"Sinceramente… 800 cose. A Maldini chiederei come faceva a difendere così: per me è il migliore della storia, ho guardato i suoi video mille volte. A Cafu chiederei delle sue qualità offensive e difensive pazzesche". 

E lei che consiglio darebbe, a qualcuno che ha lei come modello? 

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"Semplice: credere in quello che si ha ed essere sempre positivo".

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