Duplantis, il re dell'asta vola sempre più in alto. E ora sogna pure un Grammy da cantante
La Gazzetta dello Sport

Duplantis, il re dell'asta vola sempre più in alto. E ora sogna pure un Grammy da cantante

Sabato 24 ottobre 2026
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Dai record del mondo alla vita nella musica, passando per la famiglia e la voglia di rimettersi sempre in gioco: un viaggio dentro il mondo del campione svedese, capace di conquistare tutti con la sua autenticità

Dai record del mondo alla vita nella musica, passando per la famiglia e la voglia di rimettersi sempre in gioco: un viaggio dentro il mondo del campione svedese, capace di conquistare tutti con la sua autenticità

Andrea Buongiovanni Giornalista 24 ottobre - 12:07 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Mondo Duplantis al Festival dello Sport 2026

Trovatelo, un altro così. Armand Mondo Duplantis conquista la gente e le pedane, ovunque vada e ovunque gareggi. Il suo modo di essere e la sua disponibilità hanno pochi eguali, la sua capacità di volteggiare nell’aria aggrappato a un’asta lunga più di cinque metri è unica. Tutto gli riesce facile: rapportarsi con estrema semplicità con chiunque, così come superare asticelle poste sempre più su. Lo svedese è senza veli: a 26 anni l’uomo nato in Louisiana (a Lafayette) gode di una popolarità da record e ha vinto – più volte – tutto quel che c’è da vincere. Anche due Olimpiadi, tre Mondiali, quattro Europei e altrettanti Mondiali indoor. Eppure, non smette di piacere sempre più e di porsi obiettivi. Chi, per esempio, durante il suo soggiorno a Trento per Il Festival dello Sport di inizio ottobre, ha avuto modo di frequentarlo anche dietro le quinte, ha capito quanto il campione sia spontaneo, sincero, non costruito o artefatto. Ha sempre un sorriso stampato in faccia, manifesta un reale interesse e una certa curiosità per tutti coloro che gli stanno intorno, anche se sconosciuti. Autisti, accompagnatori, volontari, addetti ai lavori: Duplantis non guarda nessuno dall’alto in basso. E dire che il suo alto potrebbe essere altissimo.

Mondo Duplantis e la moglie Desiré Inglander

SPIAGGIA E COCKTAIL

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Adesso poi che la lunga stagione è terminata – un’altra stagione da incorniciare, impreziosita dal titolo iridato al coperto e da quello continentale, dal successo all’Ultimate Championship e dal quindicesimo record del mondo della sua personalissima serie, a quota 6.31 – ha anche tempo di tirare un po’ il fiato e di riflettere sul futuro. "Dove mi immagino quando avrò 50 anni? Su un campo da golf o su una spiaggia a sorseggiare piña colada, comunque in famiglia e tra i miei figli. Ho ancora tanta fame, un sacco di motivazioni. Ma in giugno ho sposato Desiré e il matrimonio ora mi consente di vedere le cose da una prospettiva diversa. Resto super competitivo, nel contempo avverto nuove responsabilità". È anche per questo che, dopo tanti anni pancia a terra, nei mesi invernali del 2027 rinuncerà all’attività indoor. "Ho la necessità di staccare la spina, di rigenerarmi fisicamente", ha spiegato. "Negli ultimi tempi ho dovuto fare i conti con qualche acciacco alla coscia sinistra, mi sono costati il ritiro in corsa dalla tappa di Diamond League di Stoccolma, quella di casa, davanti ai miei tifosi e pure la partecipazione alla finale del circuito di Bruxelles. Devo gestirmi al meglio per ripresentarmi nella giusta condizione in vista di un paio d’anni che saranno particolarmente intensi: tra i Mondiali di Pechino e l’Olimpiade di Los Angeles trascorreranno non più di dieci mesi".

VIDEO: Duplantis: “Voglio altri record, quando sono a 6 metri da terra mi sento…”

LEADER INTERNAZIONALE

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Mondo, intanto, è sempre più il leader del movimento internazionale. Il testimone simbolicamente ricevuto da Usain Bolt è in solide mani. "L’importante è essere sempre se stessi, i più autentici possibili. Ricordandoci che non abbiamo solo il compito di essere grandi atleti, ma di essere anche riferimenti extra sportivi per molti. Credo che di noi protagonisti dell’asta piaccia il fatto che il gruppo di vertice è molto affiatato. Interpretiamo una specialità prettamente individuale, ma ci comportiamo come se fossimo una squadra, sempre pronti ad aiutarci e a dispensare consigli l’un l’altro. Divertendoci un sacco. Per me, poi, essere messo sullo stesso piano di un Sergej Bubka o di un Renaud Lavillenie è qualcosa di straordinario. Sergej è una leggenda, ha innalzato la nostra specialità a livelli assoluti e ha aperto la strada. Renaud è invece l’esempio di dove la dedizione possa portare: dopo la carriera che ha avuto, ora che ha appena compiuto 40 anni, va a caccia dei record della categoria master. Io, così, mi sento in dovere di rispondere a un obbligo: non posso tradire le aspettative di tanti. Le mie sono tutte figlie della passione. La stessa di quando avevo tre o quattro anni e papà, ex saltatore, mi faceva provare il gesto sulla pedana da lui costruita nel giardino di casa. La mia dolce ossessione è cominciata lì: quando si tratta di asta divento un po’ maniacale".

50 TENTATIVI PER IL 6.19

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La voglia di andare costantemente a caccia dei propri limiti, del resto, è immutata da quando, a 18 anni, superò per la prima volta i sei metri. Da allora c’è riuscito in altre 89 gare. E a Mondo brucia il fatto che quest’anno, come non gli succedeva dal 2022, non abbia migliorato il record del mondo durante la stagione all’aperto. I 6.32, in effetti, si stanno rivelando un ostacolo molto alto da superare. Lo svedese ha dato l’assalto alla misura già in diciotto occasioni. Senza successo. Tra i suoi record, solo quello a 6.19 ha richiesto più tentativi: addirittura 50. Diciassette quelli a 6.25, 15 a 6.23, 10 a 6.29 e così via. C’è da scommetterci: quanto prima andrà oltre anche quella barriera. "Servono preparazione, applicazione e tecnica, ma anche le giuste condizioni ambientali. Sono imprescindibili. Ciò che ritengo mi avvantaggi rispetto agli altri è l’esperienza, la capacità di interpretare le situazioni di gara e di adattarmi alle relative variabili. Penso alla pedana, al clima, alla direzione del vento, alla velocità della rincorsa, all’uso dell’attrezzo e alla sua durezza. I fattori di cui tener conto sono più di quelli ai quali si pensa. Perché un centimetro alla volta? Perché la vita, a Montecarlo, dove viviamo, costa tanto…", ha ammesso proprio al Festival, candido e onesto come sempre. Quest’anno, per la prima volta, ha persino avuto un “quasi” avversario: Manolo Karalis. Il greco si è spinto a 6.20, secondo uomo più alto della storia e in un’occasione, fatto senza precedenti, ha addirittura tentato il record del mondo insieme allo stesso svedese, nella medesima gara. "Tanto di cappello a lui e al suo staff per quel che ha fatto in questa stagione: mi piace sfidare Manolo, mi stimola a dare il massimo. L’asta oggi, grazie a lui e ad altri, offre grandi show".

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VIDEO DA UN MILIONE

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Mondo, da qualche tempo a questa parte, ne regala anche di genere diverso. Microfono alla mano, si diletta con la musica. Dotato di una buona identità vocale, scrive testi e melodie che poi interpreta. Nel febbraio 2025 ha debuttato con il singolo Bop, entrato nelle classifiche svedesi. Poi ha pubblicato 4L, il cui video ha superato il milione di streaming. Di quest’estate è invece la pubblicazione di Gold, divenuto colonna sonora dell’Ultime Championship, la nuova, ricca, rassegna voluta da World Athletics con i migliori atleti del mondo, andata in scena a metà settembre a Budapest. E della quale Duplantis è stato nominato Ambassador. Le note del brano sono risuonate durante tutti i tre giorni di gara, anche durante l’asta maschile vinta da lui stesso con 6.20 e, soprattutto, al termine, quando lo svedese lo ha eseguito dal vivo con successo, come poi a Trento, davanti ai 22.000 spettatori dello stadio esaurito e a una platea televisiva planetaria. Il videoclip ufficiale del brano, scritto da Mondo, da Carl Silvergren e da Oscar Chase (che ne ha curato anche la produzione) è stato girato proprio nella capitale ungherese. Propone un ritratto del campione ed esplora l’uomo che si cela dietro i successi sportivi, raccontando anche le persone che lo hanno accompagnato e sostenuto lungo il suo percorso. "È una canzone molto personale perché parla del senso di comunità, del valore dello sport come mezzo aggregante e di come, quando gareggio, senta di rappresentare qualcosa di molto più grande di me: la mia famiglia, i miei amici, i miei tifosi e i miei connazionali. E poi la musica mi serve per distrarmi, per fare altro che non sia l’atletica. Quando salto ho molta fiducia in me stesso, sento di avere tutto sotto controllo. Forse anche troppo. Quando canto, invece, divento vulnerabile, quasi insicuro. Per Gold, per esempio, ho dovuto rispettare determinati tempi di consegna e poi sistemare alcune parti. Dove voglio arrivare con la musica? A vincere un Grammy Award…". Già, trovatelo un altro così.

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