Musetti e la sveglia per l'antidoping: ecco perché ha chiesto il cellulare nella sfida contro Van Assche
Il tennista azzurro si è dovuto fermare nei quarti contro l'olandese a Lione per il suo smartphone
Il tennista azzurro si è dovuto fermare nei quarti contro l'olandese a Lione per il suo smartphone
Pellegrino Dell'Anno Collaboratore 24 ottobre - 14:45 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleTre ore e trentadue minuti di battaglia e spettacolo. Tanto è servito a Lorenzo Musetti per battere in un incontro epico, ai quarti di finale dell’Atp 250 di Lione, Luca Van Assche. La partita è terminata oltre le 1 di notte, con abbastanza materiale per racconti e highlights. A cui Musetti, oltre ai punti da rivedere e le grandi giocate, ha aggiunto un ulteriore colpo di scena. In un cambio campo nel terzo set, infatti, l’azzurro ha chiesto al supervisor di poter utilizzare il proprio telefono. Una richiesta insolita, ma subito chiarita: Lorenzo aveva infatti programmato una sveglia all’1 per un controllo antidoping. Il cellulare gli serviva per disattivarla e aggiornare la fascia oraria, evitando che potesse disturbare il gioco. Una scelta professionale, premiata poi da una bella vittoria di Musetti, che sfiderà oggi in semifinale Flavio Cobolli. Il motivo della sveglia è insito nelle regole dell’Itia riguardo i controlli antidoping.
Norma
—I tennisti e le tenniste in top 100 fanno infatti parte dell’Rtp, cioè il Registered Testing Pool. E sono di conseguenza costretti a fornire giorno per giorno (con un'esenzione, che scomparirà però dal 2027, durante i tornei) i “Whereabouts”. Vale a dire una fascia di reperibilità, in termini di luoghi e orari, in cui è possibile recarsi per gli addetti a svolgere un controllo antidoping. Ovviamente Musetti non si aspettava di essere ancora in campo in piena notte, perciò aveva indicato sulla piattaforma apposita (Adams, che fa capo alla Wada, l’agenzia mondiale antidoping) l’1 come orario in cui svolgere un eventuale controllo in albergo. Una parte importante delle norme dell’Itia, come è ben spiegato sul sito dell’associazione: “Il sistema ‘Whereabouts’ è uno strumento fondamentale per garantire la correttezza nello sport. Comunicando quotidianamente la propria posizione tramite questo sistema, i giocatori consentono all’Itia di attuare un programma di controlli a sorpresa e di preservare l’integrità dello sport”. Un sistema che comprende sì tutti i top 100, oltre che i top 10 di doppio maschile e femminile, ma non si limita esclusivamente a loro, e qualsiasi tennista può ricevere dei controlli a sorpresa.
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—Musetti ha dunque svolto con grande consapevolezza il suo dovere. Ovviamente trattandosi di un suo interesse, visto che anche solo saltare tre test nel corso di 12 mesi può portare ad una squalifica, come accaduto di recente al tennista americano Jenson Brooksby. Un rischio che, fornendo la reperibilità, viene decisamente diminuito. Il gesto in campo a Lione, cambiando l’orario, è servito infatti sia ad evitare disturbi durante il match, nel rispetto anche di Van Assche, sia ad accertarsi che un addetto non si recasse in albergo per svolgere un controllo antidoping senza trovarlo. Una situazione che trasuda serietà e attenzione ad ogni particolare, raccontando anche l’importanza delle regole, non sempre semplici da ottemperare nel corso dei tornei. Una cura, quella di Musetti, premiata da una bella vittoria che ne conferma il grande rendimento della settimana francese, dove ha ottenuto la seconda semifinale del 2026, prima da gennaio. E, contando che scenderà in campo nel pomeriggio, stavolta potrà non porsi il problema di aggiornare la propria reperibilità, concentrandosi esclusivamente sulla partita.
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