In Italia gli oratori sono quasi 8000. Zuppi: "Si impara a stare in squadra"
Con i fondi dell’8xmille, la Chiesa sostiene una rete di centri che aiutano giovani e famiglie. Il presidente della Cei: "Qui anche chi tira male viene accolto"
Con i fondi dell’8xmille, la Chiesa sostiene una rete di centri che aiutano giovani e famiglie. Il presidente della Cei: "Qui anche chi tira male viene accolto"
Giorgio Burreddu Collaboratore 24 ottobre - 14:38 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleHanno porte spalancate sulla socialità, sono finestre aperte sul mondo, i valori, la famiglia. Per il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, la Conferenza episcopale italiana, "sono tra i pochi luoghi in cui un ragazzo entra senza pagare un biglietto e senza dover dimostrare niente". Dimenticate il virtual world: bentornati all’oratorio. Quello spazio, dice ancora Zuppi, in cui "si gioca, si studia, si litiga e si fa pace" e dove lo sport "non seleziona i migliori: insegna a stare in squadra anche a chi tira male".
la chiave
—Per capire davvero cosa siano i circa 8.000 oratori sparsi in giro per l’Italia bisogna oltrepassare la retorica e abbandonare i vecchi schemi. Niente nostalgie, l’oratorio contemporaneo può (e deve) essere per i giovani una chiave d’accesso al nostro tempo. Una mappa, strumento imprescindibile per orientarsi nella società. L’oratorio è, dice ancora Zuppi, "educazione vera e insieme un servizio sociale che il Paese spesso dà per scontato". Liberi, inclusivi, aperti. Gli oratori sono un baluardo sociale al contrario, cioè un posto dove si chiede di stare. E amare, certo. Da ragazzo, racconta ancora Zuppi, "andavo con alcuni amici nelle borgate romane, dove c’erano ancora le baracche, a fare scuola ai bambini. Un quaderno, un pallone, qualcuno che li aspettava ogni pomeriggio. Lì ho capito che cos’è un oratorio: un posto dove qualcuno ti aspetta". C’è la fede, certo. Ma c’è anche tantissimo sport. I campioni di ieri ci parlano dell’oratorio come di un loro tempo mitico: da Bruno Conti a Marco Tardelli, da Albertini a Toldo, Cagni, Prandelli. Un mix di età, ruoli, provenienze. E perché no metteteci anche Zuppi, campione di altri sguardi. Il cardinale attraversa il centro di Bologna in bicicletta. Ama il calcio (tifa Roma) e il basket (sotto le Due Torri lo vedevano anche nei palazzetti). Lo sci. Il tennis gli ha ispirato metafore filosofiche. Tutto si tiene.
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—E l’oratorio ha avuto un ruolo che oggi, al tempo dei social, sembra farsi più necessario. Lo dicono i dati. La ricerca Oratori lombardi e disagio adolescenziale, promossa da Oratori Diocesi Lombarde (ODL) sotto la responsabilità scientifica di Pierpaolo Triani dell’Università Cattolica, restituisce un quadro delle fragilità percepite dagli educatori di 126 oratori della Lombardia interpellati nel 2022: le fragilità emotive e affettive sono indicate dal 66,7%, la solitudine e il ritiro sociale dal 63,5% e la mancanza di riferimenti adulti e tra coetanei dal 61,9%. Il 54% segnala anche un vuoto esistenziale e spirituale. E allora gli oratori possono diventare una rete di protezione contro solitudine e individualismo "a patto che siano una rete e non un recinto", dice Zuppi. "La solitudine dei ragazzi è una delle povertà più grandi del nostro tempo. L’oratorio la combatte nel modo più semplice: esserci, ogni giorno, con adulti credibili e amici veri. Nessuno si salva da solo, nemmeno a quindici anni".
la chiesa
—Per questo la Chiesa cattolica sostiene gli oratori: i fondi dell’8xmille giocano un ruolo importante. Dalla ristrutturazione di campetti ai progetti educativi. E poi il sostegno alla formazione di educatori professionali che affiancano i volontari nelle realtà più complesse. Anche quelle dei social. Tra gli adolescenti, 104 oratori segnalano come presente o molto presente l’abuso dei social, 93 indicano disturbi emotivi e relazionali, 90 demotivazione scolastica e 83 abuso di alcol e droghe. Come rafforzare il valore degli oratori nell’era dei social lo dice Zuppi: "Non inseguendoli sul loro terreno". Perché "lo schermo offre tutto e subito, ma non offre tempo né volti. L’oratorio vince quando dà ciò che lo schermo non può dare: qualcuno che ti chiama per nome, una partita che dura più di un video, un’amicizia che cresce con la pazienza". Prima ancora delle dipendenze, delle baby gang e dei comportamenti violenti (di così stretta attualità), emerge la difficoltà dei ragazzi a stare bene con sé stessi e con gli altri. Nell’83,3% dei casi, le situazioni di disagio emergono durante le normali attività quotidiane. E allora una domanda si fa urgente: in che modo attrarre le famiglie e i giovani per riportarli negli oratori? Il cardinale Zuppi non ha esitazioni. I giovani, spiega in modo chiarissimo, "non basta aspettarli, bisogna andarli a cercare". Le famiglie "tornano dove si sentono accolte e non giudicate, dove i figli trovano educatori seri e preparati». E i giovani "tornano se possono essere protagonisti, non clienti di attività pensate da altri".
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