Frecciate, tensioni e una radice comune: Spalletti contro Di Francesco non è una sfida come le altre...
Prima Empoli, poi l’incrocio nella Capitale tra il ruolo da team manager di Eusebio e la rivoluzione di Luciano, fino alle tensioni del 2017 e alle stoccate a distanza
Prima Empoli, poi l’incrocio nella Capitale tra il ruolo da team manager di Eusebio e la rivoluzione di Luciano, fino alle tensioni del 2017 e alle stoccate a distanza
Francesco Balzani Collaboratore 25 ottobre - 13:36 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleDalla culla calcistica di Empoli alla staffetta di Roma con qualche polemica e un tabù da battere. Il rapporto professionale (e non) tra Luciano Spalletti ed Eusebio Di Francesco, che si affronteranno tra poco in Lecce-Juventus, non è certo banale. Una storia che affonda radici profonde e che oggi mette di fronte due squadre dall’umore decisamente opposto. I salentini, infatti, arrivano dal rotondo successo di Udine. I bianconeri dal pesante ko con la Lazio e le ombre europee.
LA BASE DI EMPOLI
—Primi anni ‘90, Empoli diventa il comune denominatore di due carriere destinate a incrociarsi a più riprese. Di Francesco muove lì i primi passi importanti da calciatore tra il 1987 e il 1991, proprio l’anno in cui arriverà da Spalletti che concluderà invece proprio in Toscana la sua carriera da calciatore. Dopo due anni Luciano da allenatore (prima delle giovanili e poi della prima squadra) inizierà a trasformare quella stessa piazza nel laboratorio del suo primo grande miracolo tattico, guidando la squadra dalla Serie C1 alla massima serie. Un imprinting comune, basato sulla cultura del lavoro, sul dogma della difesa a quattro e su una ricerca ossessiva del gioco offensivo.
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—Per avere però il primo incrocio diretto bisogna andare alla stagione 2005-06. Spalletti siede per la prima volta sulla panchina della Roma, portando una rivoluzione tattica senza centravanti di ruolo. Di Francesco, appena smette di giocare, rientra nella Capitale dove aveva vinto lo scudetto nel 2001. In che veste? Con la giacca e la cravatta da team manager. Chi frequentava i corridoi di Trigoria in quegli anni ricorda un rapporto cordiale ma rigidamente gerarchico. Il futuro allenatore di Sassuolo e Roma svolgeva le mansioni organizzative con umiltà, occupandosi personalmente delle distinte per lo staff tecnico del mister. Un apprendistato silenzioso, osservando da vicino i segreti di chi, pochi anni dopo, sarebbe diventato un rivale diretto.
LA FRATTURA
—La vera frattura, non solo professionale ma anche mediatica, si consuma nella primavera del 2017. A Roma l'aria è pesante, irrespirabile. Spalletti è logorato dal braccio di ferro quotidiano legato alla gestione dei mesi finali della carriera di Francesco Totti. Nel frattempo, Di Francesco sta compiendo miracoli a Sassuolo ed è il nome forte scelto dalla dirigenza giallorossa per il futuro. A marzo, Spalletti lancia la prima provocazione in conferenza stampa: "Ho letto che Di Francesco si è offerto alla Roma". La replica del tecnico abruzzese è immediata, piccata e orgogliosa: "Non è vero, sia da giocatore che da allenatore mi hanno sempre cercato gli altri, non mi sono mai proposto a nessuno". Il passaggio di consegne sulla panchina della Roma avviene poche settimane dopo, ma la tensione è ormai palpabile e si riversa anche sul caso Totti. "Con Eusebio avrei terminato la carriera in un altro modo", dirà Francesco che in due stagioni d’oro (la prima porterà la Roma alle semifinali di Champions) farà proprio da spalla a Di Francesco nel ruolo di dirigente prima del doppio addio.
LE FRECCIATE
—Il duello verbale non si placa con il trasferimento di Spalletti all'Inter. Anzi, si amplifica. Ogni dichiarazione diventa un pretesto per una controrisposta. Quando Di Francesco, da tecnico romanista, si lamenta di un turno di campionato sottolineando come gli avversari avessero fatto "mezzo tiro in porta" raccogliendo più dei giallorossi, la replica di Spalletti gela l'ambiente: "La Roma gli anni scorsi lottava per lo Scudetto, era più in alto". Un continuo punzecchiarsi che riflette la forte personalità di entrambi, incapaci di nascondersi dietro ai cliché del calcio moderno.
IL TABU
—Sul rettangolo verde, tuttavia, il verdetto delle statistiche è sempre rimasto nettamente a favore del tecnico di Certaldo. Di Francesco ha affrontato le squadre di Spalletti in numerose occasioni ufficiali senza mai riuscire a sfatare un vero e proprio tabù: 5 vittorie, 3 pareggi e 0 sconfitte per Luciano contro Eusebio. Eppure, al netto delle frizioni caratteriali e delle frecciate davanti ai microfoni, resta innegabile un filo conduttore filosofico. Entrambi hanno condiviso la stessa idea di calcio verticale, coraggioso e identitario. E, soprattutto, entrambi hanno conosciuto da vicino la bellezza e la crudeltà della piazza romana, capace di elevarti a re per poi chiederti il conto il giorno successivo. Oggi si sfideranno ancora, con obiettivi diversi e la stessa voglia di rivalsa.
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