Napoli, Hojlund è troppo solo: corre tanto ma segna poco. E i numeri preoccupano
La Gazzetta dello Sport

Napoli, Hojlund è troppo solo: corre tanto ma segna poco. E i numeri preoccupano

Domenica 25 ottobre 2026
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Il danese è a secco da otto partite e non riesce a incidere sotto porta. Con Lucca fuori dai giochi, l’attacco azzurro pesa sulle sue spalle: i 50 milioni investiti e le aspettative di Allegri chiedono risposte

Il danese è a secco da otto partite e non riesce a incidere sotto porta. Con Lucca fuori dai giochi, l’attacco azzurro pesa sulle sue spalle: i 50 milioni investiti e le aspettative di Allegri chiedono risposte

Alessandra Vaccaro 25 ottobre - 16:57 - NAPOLI Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Se Atene piange, Sparta non ride. Il proverbio popolare suona come un campanello d’allarme per il Napoli di Massimiliano Allegri, costretto a fare i conti con una difesa che traballa e un attacco che langue. Come nella guerra del Peloponneso, che alla fine non appagò nessuno, la riorganizzazione interna del Napoli stenta a decollare. Oltre ai soliti De Bruyne, McTominay e il redivivo Anguissa, non si scorgono eroi trascinatori nel reparto avanzato. Considerando, per il momento, fuori dai giochi Lucca per "sospensione del giudizio" e la staffetta sulle fasce per l’emergenza infortuni, l’unico punto di riferimento offensivo continua ad essere Rasmus Hojlund. Contro la Roma, ancora una volta evanescente, nei fatti. Il centravantone danese, che ha davvero la stazza di un eroe greco, dall’alto dei suoi 191 centimetri, non riesce a farsi valere in area di rigore avversaria. Nel sabato sera al Maradona non gli si può recriminare la dedizione: si sacrifica per la squadra, offre ripiegamenti difensivi, una corsa in più e non in meno, scatti, protezione dei palloni, va vicino al gol di testa, ma spizza male. I numeri parlano di una prestazione positiva: 0.41 di xg e 0.46 di xa sono tra i dati migliori della sua stagione. Lo score, però, non accenna a migliorare: Rasmus è fermo a due gol. È vero che le reti non sono tutto, ma per un centravanti fanno la differenza. Hojlund è a digiuno, ormai, da otto partite: lo si è visto esultare solo contro il Como e con l’Inter, erano rispettivamente la seconda e la terza giornata di campionato, una vita fa.

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onnipresente ma...

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Esce sconfitto, dati alla mano, dalle statistiche generali. In Serie A, ha totalizzato 550 minuti di gioco, con un xg totale di 1.43 e xa di 0.87, che lo fanno scivolare al quarantaduesimo posto in classifica per occasioni create tra tutti i giocatori di massima serie. Scavalcato da De Bruyne che si piazza undicesimo, Mathias Olivera trentasettesimo e Noa Lang quarantesimo (dati FotMob). Non va meglio, se si considera l’xg medio per partita: il dato di 0.33 lo catapulta al novantesimo posto. Anche gli sforzi difensivi sembrano impalpabili: la voce intercetti è ferma a zero, così come i contrasti, i tiri respinti, i rigori segnati, i gol di testa, le punizioni. Eppure la heatmap di Rasmus sembra raccontare un’altra storia: onnipresente, spazia su tutto il fronte offensivo, crea densità in area di rigore e non risparmia corse all’indietro. Non a caso, percorre in media 9.4 km a partita, con un numero di sprint notevole, 16.4. L’intermittenza è una delle skills di Hojlund: non sono mancati i periodi sterili anche nella scorsa stagione. Dal gol all’esordio con la Fiorentina sono servite due giornate di Serie A e un’uscita Champions, prima della doppietta con lo Sporting Lisbona e la rete col Genoa, quindi altre sette gare senza segnare, poi la liberazione con la Juventus, lo squillo in Supercoppa col Milan, un’altra doppietta con Cremonese e un nuovo segmento infruttuoso. L’ultimo blackout è durato da marzo a maggio scorso, due mesi.

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potenziale crack

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Sarà che la dura legge della solitudine dei numeri uno sta colpendo, nell’era del calcio moderno, più i centravanti che i portieri, ma Hojlund appare sempre più solo e, probabilmente, sconsolato. Fin dall’arrivo a Napoli si è ritrovato a dover trascinare l’intero reparto offensivo. Prima per la bocciatura di Lucca e poi per il mancato reinserimento di Lukaku post infortunio. I quasi 4 mila minuti di gioco nella scorsa stagione offrono risposte chiare sulla scarsa lucidità sotto porta. Tesi sostenuta anche da Massimiliano Allegri, proprio alla vigilia della gara con la Roma: "Hojlund è dall’inizio della stagione che ha giocato tutte le partite sia col Napoli che con la Nazionale, a parte il primo tempo di Venezia. Sono contento di quello che sta facendo, deve rimanere sereno". La verità è che la parentesi con la Danimarca, condita da tre gol e un’autorete propiziata in quattro gare, ha gettato un bel po’ di fumo negli occhi. Così come la presentazione fatta da Conte, che non ha mai smesso di definirlo "un potenziale crack". Rasmus Hojlund è uno degli acquisti più costosi del ventennio De Laurentiis: 50 milioni di euro e un corposo ingaggio da 5 milioni a stagione. I numeri non rendono giustizia alle qualità promosse da Conte e confermate da Allegri: Rasmus ha tutto il tempo e le qualità per contraddirli e aumentare il proprio valore.

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