Ferrari e Red Bull, strategie per migliorarsi lontane, ma ad Austin sono più vicine che mai
Le qualifiche in Texas hanno confermato che le due monoposto, diverse per base concettuale, hanno progressivamente mostrato una convergenza sempre maggiore grazie ai vari sviluppi introdotti nel corso della stagione
Le qualifiche in Texas hanno confermato che le due monoposto, diverse per base concettuale, hanno progressivamente mostrato una convergenza sempre maggiore grazie ai vari sviluppi introdotti nel corso della stagione
Paolo Filisetti 25 ottobre - 16:52 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleLa prestazione che ha permesso a Kimi Antonelli di conquistare la pole position al GP degli Stati Uniti, ad Austin, ha rappresentato soprattutto un capolavoro personale del pilota bolognese, più che una conferma delle qualità della sua monoposto. Se il distacco tra Kimi e Verstappen è stato di circa due decimi, ancora più ridotto è stato quello tra Max e la seconda delle due Ferrari, quella di Hamilton, quinto. Un dato che ha permesso non solo di misurare la qualità del giro perfetto realizzato da Antonelli al primo tentativo in Q3, ma anche di valutare più concretamente la prestazione tecnica di Ferrari e Red Bull. La RB22 e la SF-26 hanno infatti confermato quanto già emerso nel corso delle prove libere. Le due monoposto, diverse per base concettuale, hanno progressivamente mostrato una convergenza sempre maggiore grazie ai vari sviluppi introdotti nel corso della stagione. Due progetti con punti di forza differenti che, su una pista come Austin, caratterizzata da sezioni miste veloci, lunghi rettilinei e un ultimo settore particolarmente guidato, hanno espresso una prestazione complessiva praticamente sovrapponibile. Certo, come lo stesso Verstappen ha dichiarato dopo le qualifiche, non aver conquistato la pole position rappresenta una delusione. Una sensazione condivisa anche da Leclerc, che ha però riscontrato una finestra di funzionamento della monoposto, sul fronte del grip degli pneumatici, particolarmente ristretta. Al tempo stesso, sebbene non possa essere una considerazione consolatoria, proprio la SF-26 ha dimostrato in Texas come anche l'ultimo sviluppo introdotto abbia funzionato, avvicinando ulteriormente le proprie prestazioni a quelle della RB22.
VIDEO: Kimi Antonelli incontra Wembanyama: la differenza d'altezza è impressionanteamara consapevolezza
—In sostanza, Red Bull e Ferrari, seppure concettualmente così distanti, non sono mai state così vicine, peraltro nel momento in cui proprio la Red Bull ha compiuto un passo avanti sostanziale, a partire da tre gare fa. Ciò non può essere considerato un pannicello caldo per giustificare l'ennesima pole position mancata dalla Ferrari, bensì la dimostrazione concreta di quanto l'aerodinamica e la dinamica della SF-26 siano progredite nel corso dell'intera stagione. Progressi che devono però fare i conti con i limiti di una power unit assolutamente non competitiva sul piano della prestazione pura. Questo conferma che la direzione concettuale e di sviluppo della monoposto non fosse sbagliata, rappresentando un'indicazione importante anche in chiave 2027, così come per la Red Bull. Resta però l'amara consapevolezza che, se la Ferrari vuole tornare a lottare per i titoli iridati, dovrà annullare il deficit della power unit, finora reso meno penalizzante di quanto sia realmente proprio grazie agli sviluppi introdotti. Per ora non c'è nulla da fare: la SF-26 è migliorata, ma non è bastato.
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