Musetti: "Ho vinto e rivisto la luce, rivoglio la top 10. Mio cognato nel team? Mi hanno criticato ma..."
Lorenzo si apre dopo il successo a Lione: "Gianluca (Mager, ndr) insieme a Simone Tartarini mi dà serenità, ho fatto una scelta romantica. Che trauma l'infortunio contro Djokovic, quel match vorrei rigiocarlo"
Lorenzo si apre dopo il successo a Lione: "Gianluca (Mager, ndr) insieme a Simone Tartarini mi dà serenità, ho fatto una scelta romantica. Che trauma l'infortunio contro Djokovic, quel match vorrei rigiocarlo"
Federica Cocchi Giornalista 26 ottobre (modifica alle 08:31) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUn'attesa durata quattro anni esatti. Dal 23 ottobre 2022, giorno in cui a Napoli, nella finale contro Matteo Berrettini, sollevava il secondo e ultimo trofeo Atp. E dire che Lorenzo Musetti è stato a un passo dal diventare numero 3 al mondo se non fosse stato per quel maledetto infortunio all'Australian Open di quest'anno quando una lesione allo psoas lo ha costretto al ritiro quando era avanti 2 set a 0 contro Novak Djokovic. Da quel momento una sequenza di dolori fisici e mentali, una condizione difficile da ritrovare, la classifica che da numero 5 lo ha visto capitombolare fino al 26 al mondo, che occupa da oggi. Dopo la vittoria ha raccontato in un incontro con la stampa italiana tutte le emozioni di questo successo a Lione, dal peso specifico ben più alto dei 250 punti portati a casa.
VIDEO: Lorenzo Musetti sfila con Jennifer Lopez: il duetto conquista la Milano Fashion WeekLorenzo, dopo tanta sofferenza finalmente uno squarcio di luce.
"Ho vissuto tanti momenti difficili in questa stagione, anche recentemente. Gli infortuni, alcune situazioni che mi hanno causato problemi. Ogni volta che cercavo di tirare fuori la testa dall'acqua c'era qualcosa che me la ributtava giù. Aver reagito con questa vittoria è importantissimo. Perché è stata sudata, è stata un'evoluzione. Sono veramente contento e mi sento di dire che questo titolo è quasi meritato".
Con lei questa settimana c'era Gianluca Mager, nuovo innesto del team che affiancherà Simone Tartarini. Com'è arrivata questa scelta di lavorare insieme?
"È stato un ingresso 'silenzioso' nel team ma ha portato subito risultati. Oltre a essere cognati siamo sempre stati molto amici, molto legati ancora prima di diventare parenti. Abbiamo sempre condiviso bellissimi momenti in campo e fuori. Siamo stati compagni di Serie A, abbiamo alzato lo scudetto insieme. Io ero presente quando lui prese il suo primo punto Atp a Spezia, nel Futures che organizzava Simone. Quindi ci sono mille sfaccettature del nostro rapporto. Sapete che sono un po' romantico, quindi c'è anche del romanticismo dietro tutto ciò".
Una scelta che ha fatto storcere il naso ad alcuni...
"L'ho fatta per ritrovare un po' di serenità. Tanti l'hanno criticata, parlando di comfort zone, però credo che fosse quello che cercavo e che mi serviva, specialmente dopo un'annata così difficile. Qualcuno con cui potermi confrontare, con una visione più da giocatore, perché Gianluca ha smesso poco tempo fa. Credo che la carica e gli stimoli che ci siamo dati l'un l'altro siano stati un po' il frutto di questa bellissima settimana, ovviamente coordinata dietro le quinte da Simone Tartarini. Ma il lavoro con Gianluca va avanti già da un po' di tempo, ancora prima dell'America. Sono contento anche per lui: prima settimana e subito un titolo, è una cosa che può inorgoglire chiunque. Ovviamente siamo solo all'inizio, però credo che si possa instaurare veramente qualcosa di solido".
Dal punto di vista fisico questo torneo ha dimostrato che è tornato in piena efficienza: ma quel numero 3 del mondo sfumato in Australia per l'infortunio quanto ha pesato psicologicamente?
"Credo che non lo sarà mai, alle spalle. Ma secondo me è sbagliato pensare di annullare quell'episodio, perché comunque c'è stato e non si può cancellare. Nei primi mesi non riuscivo a togliermelo dalla testa. Era qualcosa che mi pesava e anche inconsciamente non riuscivo a superarlo. Ho capito piano piano, attraverso gli errori, sbagliando e ripetendo altri sbagli, che purtroppo non posso cambiare quello che è successo in Australia, ma posso solo cambiare quello che succederà d'ora in avanti. Ero troppo focalizzato su un passato per il quale non potevo riavvolgere il nastro e ripartire. Il rammarico c'è anche adesso, perché ovviamente mi piacerebbe qualche volta rigiocare quella partita con Djokovic, finirla in condizioni di salute. Però non vedo l'ora di ritrovarmi in un match che possa portarmi magari allo stesso esito, chissà, anche più in alto".
Il servizio in questo torneo è stato un'arma decisiva.
"È un colpo sul quale lavoro tanto da quando sono entrato nel circuito. Questo è stato un anno in cui ho giocato tennisticamente poco. Anche in termini di allenamento puro è sempre stato un rincorrere, un recuperare da un infortunio. Ed è diverso dall'allenarsi, dal fare una preparazione come si deve. Quindi costruire o migliorare un colpo in queste situazioni non è facile. Credo che arrivare a un torneo dopo alcune settimane di lavoro abbia aiutato. Anche in America sul servizio stavo trovando continuità. Però non c'è cosa migliore che trovarla durante un torneo e in partita".
Anche l'atteggiamento è sembrato più positivo rispetto al passato, la tenuta mentale nei momenti difficili è stata decisiva.
"I match con Flavio e con Van Assche sarebbero potuti andare da entrambe le parti. Forse, se esistesse il pareggio in questo sport, il match con Van Assche sarebbe stato un pareggio. Però l'attitudine che ho avuto verso le difficoltà, non so se per rilassatezza o per puro spirito combattivo, mi ha portato a non sentire alcune fatiche che invece in altre situazioni avrebbero pesato di più".
Lavorare con Simone Tartarini e Gianluca Mager insieme può essere finalmente la combinazione giusta, dal punto di vista tecnico?
"Voglio godermi il finale di stagione cercando di giocare più partite possibile, di ritrovare quello che mi è mancato in questa stagione, ovvero la continuità di match, di livello, sentirmi bene fisicamente. Voglio avere questa attitudine anche nelle prossime settimane, perché è quella che mi fa vincere partite, vincere contro giocatori importanti e uscire da situazioni difficili. Questa è sicuramente la differenza maggiore tra i top player e quelli di un'altra fascia di ranking, quella linea sottile che può cambiare un match. Riguardo al team, è questo e sarà questo. È la mia decisione e proseguirò così. Non vedo l'ora di finire questa stagione per poi cercare di riprendermi un po' il ranking. Non voglio dare numeri, però sicuramente cercare di rientrare nella top 10 è un sogno che credo di dover rincorrere".
Ha fatto un pensiero alla Davis?
"Abbiamo visto che il tennis italiano non manca di giocatori. Quindi vedremo come sarà il finale di stagione e ovviamente cercherò di dare il mio contributo, come sempre".
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