Fittipaldi: "Kimi veloce e bravo sotto pressione. Ispirerà i bambini, come feci io con Piquet, Senna e..."
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Fittipaldi: "Kimi veloce e bravo sotto pressione. Ispirerà i bambini, come feci io con Piquet, Senna e..."

Lunedì 26 ottobre 2026
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L'ex pilota brasiliano: "Antonelli ricorda i miei inizi, sarà un grande ambasciatore per l'Italia. Io iniziai con Fangio come idolo, dopo di me..."

L'ex pilota brasiliano: "Antonelli ricorda i miei inizi, sarà un grande ambasciatore per l'Italia. Io iniziai con Fangio come idolo, dopo di me..."

Mario Salvini Giornalista 26 ottobre - 09:34 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Adesso fa un po’ sorridere, ma se andate a leggervi le cronache dei tempi, di Emerson Fittipaldi si parlava come si fa oggi di Kimi Antonelli. Ovviamente succedeva in Brasile, dove un campione del mondo non lo avevano mai avuto e lui sembrava il Messia dell’automobilismo. Ma accadeva anche in tutti gli altri paesi coinvolti dalla Formula 1, per una ragione che oggi potrebbe sembrarci inverosimile e che invece allora era la normalità: non c’erano ragazzini, a quei tempi, in pista. Parlavano tutti di lui perché era giovanissimo. Aveva “solo” 23 anni quando debuttò in Formula 1. E ne aveva “appena” 25 (8 mesi e 29 giorni) il 10 settembre 1972, giorno dell’aritmetica certezza del titolo a Monza. Era il più giovane campione del mondo della storia. "Anche di me dicevano che ero molto maturo per la mia età", ha riso. Primato di precocità perdurato per tre decenni, fino al Mondiale di Fernando Alonso nel 2005. Quindi nessuno ha più titolo di Emmo per parlare di Kimi Antonelli. 

Il match ball ormai Kimi ce l’ha. Potrebbe realizzarlo nel prossimo fine settimana in Messico, o magari nella sua amata Interlagos. Che consiglio gli darebbe? 

"Deve stare tranquillo. Non ci sono problemi, il Mondiale lo merita e lo vincerà. L’unico consiglio, di cui sono certo che non avrà bisogno perché è già molto maturo e consapevole, è di badare a terminare i gran premi. Ne ha ancora molti da qui alla fine. Se proprio deve darsi un obiettivo: che diventi arrivare sul podio, non tanto vincere. Non serve". 

Che idea si è fatto di lui? 

"Già dai tempo dei kart si vedeva tutto il suo potenziale. La cosa stupefacente è stata la sua precocità e la velocità con cui è andato migliorando. E credo che tanto del merito sia del padre, di Marco, che è molto bravo e che è stato sempre molto equilibrato". 

Il talento è stato molto ben gestito… 

"Esattamente. Lo si è visto più che mai quest’anno a Monza: la pressione attorno a Kimi era enorme. C’era tanto affetto, ma anche moltissima attesa. So benissimo cosa si prova, quel che si pensa: mi ha ricordato quando ho corso per la prima volta in Brasile dopo essere diventato campione, nel 1973. È difficilissimo restare concentrati. Eppure lui ha gestito tutto al meglio. Il che è incredibile, a quell’età. È stato evidente che attorno a lui c’è l’ambiente ideale. E tutto il suo campionato è stato veramente ottimo. Di certo la Mercedes è una gran macchina, superiore a tante, e tutte le variabili si sono allineate a suo favore. Ma non basta. Come dicono gli americani: 'When the Flag Drops, the Bullshit stops'. Quando sventola la bandiera della partenza tutte le str…, le chiacchiere, le previsioni, le considerazioni si fermano. Ecco: Kimi ha fatto parlare i fatti".

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Si aspettava che potesse fare una stagione così? 

"No, sinceramente no. Perché George Russell è molto bravo e credevo che i valori sarebbero stati più vicini. È vero che quest’anno tante cose gli sono girate in senso sfavorevole, è stato sfortunato, ma è altrettanto vero che Kimi spesso in qualifica è stato più veloce di lui, e questo devo dire che non me l’aspettavo. Non così. Non dimentichiamo che nell’ultimo anno Russell aveva fatto meglio di Hamilton. Stavolta è rimasto sorpreso, e ha finito per subire Kimi". 

Cos’altro è stato sorprendente? 

"Sostanzialmente due cose, quello che ho detto: come ha reagito praticamente sempre quando è stato messo sotto pressione, e la sua velocità in qualifica". 

Come valuta l’impatto di un successo così sorprendente e precoce? 

"Innanzitutto è fantastico che l’Italia avrà finalmente di nuovo un campione del mondo 70 anni e più dopo Ascari. In generale, credo che Kimi sarà un ambasciatore straordinario dell’Italia e del nostro sport. Darà ispirazione e motivazione a tanti. perché è un campione positivo. Mi piace moltissimo come si pone, come è educato. Sono sicuro che i suoi successi porteranno in pista per la prima volta tanti bambini e tante famiglie. Succederà soprattutto in Italia, ma non solo". 

Proprio come in Brasile dopo Fittipaldi: sono arrivati Piquet, Senna, Barrichello, Massa… 

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"Simile sì… Tanti anni dopo. Io stesso sono stato ispirato da Juan Manuel Fangio, che era amico di mio papà, e da Chico Landi. Adesso tutti pensano a quanto è giovane Kimi, io penso già che lui farà innamorare le generazioni successive".

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