Medvedev: "Sinner e Alcaraz? Irraggiungibili, se sono sani. Nel tennis noi atleti contiamo poco, perché..."
La Gazzetta dello Sport

Medvedev: "Sinner e Alcaraz? Irraggiungibili, se sono sani. Nel tennis noi atleti contiamo poco, perché..."

Lunedì 26 ottobre 2026
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Il vincitore di Almaty: "Mi sento bene, qui l'altitudine e le palline si adattano meglio al mio gioco. Jannik e Carlos nel ranking non li superi, devi puntare a vincere più partite possibili"

Il vincitore di Almaty: "Mi sento bene, qui l'altitudine e le palline si adattano meglio al mio gioco. Jannik e Carlos nel ranking non li superi, devi puntare a vincere più partite possibili"

Dal nostro inviato  Marco Iaria 26 ottobre - 13:31 - ALMATY (KAZAKISTAN) Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Daniil Medvedev è venuto ad Almaty con la moglie Daria e le due figlie Alisa e Vittoria. Niente coach. Andrey Golubev è tornato in America, dove vive, perché così prevedevano gli accordi: la collaborazione con l’ex numero 21 del mondo, iniziata ad agosto, proseguirà nei tornei europei. Nel frattempo, per la tappa del tour in Kazakistan, il russo ha chiamato un caro amico che fa l’allenatore a Mosca per dargli una mano. Un quadretto familiare nella settimana che gli ha regalato il 25° titolo in carriera, il secondo di fila ad Almaty. 

VIDEO: Medvedev-Basilashvili, highlights Atp Almaty: il russo trionfa e si avvicina alle Finals

Danil, cosa farà con lo shapan, il tradizionale abito kazako che ha ricevuto in regalo? 

“L’anno scorso lo diedi a Rohan, il mio ex allenatore. Per questo ancora non ho deciso. È un fantastico dono e mostra quanto l’organizzazione ad Almaty sia fantastica. È un piacere tornare qui. Pur essendo un 250, questo torneo può essere paragonato a un Masters 1000”. 

Di sicuro Almaty le porta bene. Ha fatto il bis e, soprattutto, ha mostrato un tennis di qualità, confermando l’ottimo momento di forma dopo la vittoria a Hangzhou e le semifinali a Pechino e Shanghai. 

“Vero, sto giocando bene, mi sento bene fisicamente. In America ero arrivato senza allenamenti adeguati e l’ho pagata”. 

In generale, questo 2026 l’ha vista tornare su alti livelli. Aveva cominciato l’anno fuori dalla top ten, adesso è quinto. Ha cambiato qualcosa nella preparazione o è soprattutto una questione mentale? 

“Nel tennis entrano in gioco tanti aspetti diversi e, in un certo senso, non sai mai quale sia quello più importante. Quest'anno sono riuscito a esprimere un buon tennis a tratti, su superfici diverse, anche sull'erba. Ma se confrontiamo, per esempio, la trasferta americana con quella asiatica, direi che le palline utilizzate qui si adattano meglio al mio gioco. E con l’altitudine di Almaty la palla viaggia un po’ più veloce. Ho visto che qualche volta il mio servizio ha raggiunto i 210-212 chilometri orari. Normalmente, invece, il mio servizio piatto viaggia intorno ai 205 chilometri orari, mentre quello slice sui 185-190”. 

In ogni caso, a 30 anni, non sembra affatto lontano dal top della sua carriera di 4-5 anni fa, quando arrivò al numero 1 della classifica. Ritiene che, al massimo della sua forma, possa competere con Sinner e Alcaraz e magari superarli nel ranking? Non parlo soltanto di batterli in una singola partita, perché c’è già riuscito recentemente, per esempio a Indian Wells contro Carlos lo scorso marzo. 

“Superarli nel ranking? Probabilmente no. Nell'arco di un'intera stagione sono molto più forti di tutti gli altri, se non sono infortunati, naturalmente. Anche se gli infortuni fanno parte del gioco. Se giochi tante partite contro Alcaraz e Sinner, probabilmente ne perderai più di quante ne vincerai. Ed è normale, perché loro sono, in senso positivo, dei fenomeni fuori dal comune. Sanno fare cose che gli altri non sanno fare. Ma l'obiettivo è questo: se riesci a vincere due partite su dieci, poi provi a vincerne tre. Magari quattro, o addirittura cinque su dieci. Ci provi. Ogni volta che scendi in campo, ci provi. Ma ripeto: quando stanno bene fisicamente, hanno dimostrato nell'arco dell'intera stagione di essere i numeri uno e due del mondo, in qualsiasi ordine li si voglia mettere. Detto questo, anche riuscire a rimanere in salute fa parte del gioco. E quest'anno, per loro, non è stato così”. 

Quindi, se non per il primato del ranking, si candida per tornare a vincere un grande torneo. Uno Slam, o magari le Atp Finals. A Torino non ha ancora la certezza aritmetica della qualificazione, ma se fosse presente sarebbe a giusto titolo uno dei favoriti. 

“Per quanto riguarda gli Slam, se riesco a giocare bene, forse posso vincerne un altro. Quest’anno ho avuto alcuni momenti davvero brillanti e questo mi dà molta fiducia. Certo, se gioco come ho fatto nelle ultime occasioni non andrò lontano negli Slam”. 

E vincere le Finals? È il suo obiettivo per il finale di stagione? 

“No, non è il mio obiettivo specifico. Però, se riuscirò a mantenere il livello di gioco che sto esprimendo in questo momento, avrò la possibilità di battere praticamente qualsiasi avversario, anche a Torino. Poi puoi sempre incontrare qualcuno che gioca particolarmente bene. Per esempio, Rafa (Jodar, ndr) ha disputato una grande partita contro di me a Shanghai e mi ha battuto. Qui, ad Almaty, Nikoloz (Basilashvili, ndr) ha giocato un ottimo primo set contro di me in finale. Mi sono arrabbiato moltissimo perché avrei dovuto giocare meglio certi punti. Ma poi sono riuscito a ribaltare la situazione”. 

Cosa pensa dei cambiamenti annunciati dall’Atp per il 2028, per esempio l’intenzione di assegnare più punti ai tornei più importanti? 

“Potrei dare una risposta molto lunga, ma cercherò di essere breve. Sono sempre stato favorevole all’idea di dare maggiore importanza ai grandi tornei. Perché, se ragioniamo su come dovrebbe funzionare idealmente uno sport, il tennis non è organizzato in maniera ideale. Potenzialmente possiamo giocare fino a 30-35 settimane di tornei all’anno, perché abbiamo la possibilità di partecipare ad Almaty, Vienna, Parigi, e poi possiamo aggiungere anche un 250 nell’ultima settimana. Credo che sarebbe positivo dare molta più importanza agli Slam e ai Masters 1000, dicendo sostanzialmente ai giocatori: bene, questi sono i tornei che dovete disputare, e per il resto vedete voi come organizzarvi. Penso che sarebbe una buona soluzione”. 

I tennisti sono le stelle del sistema, ma non controllano il business. Ritiene che il nuovo Grand Slam Player Advisory Council sia sufficiente per dare più potere ai giocatori? 

“Se lo chiede a me, penso che i giocatori abbiano pochissimo potere nel tennis. Qualcosa abbiamo, naturalmente, attraverso il diritto di voto. Quando dico 'noi' non mi riferisco a me personalmente, perché non faccio parte del Consiglio, ma nell'Atp credo che i giocatori abbiano un voto. In generale, però, penso che i giocatori abbiano davvero poco potere. Non sono neppure sicuro che sia un problema così grande, perché probabilmente in altri sport la situazione è simile. Ma naturalmente, quando si discutono determinate questioni, ci piacerebbe avere più voce in capitolo. Io sono una persona che sosterrà un movimento dei giocatori, se ci sarà, ma non sarò mai quello che lo guiderà. Qualunque cosa vogliano i giocatori, io la sosterrò”. 

Zverev sta per diventare numero 1 del mondo, sfruttando gli infortuni di Sinner e Alcaraz in questa stagione. Lei come la vede? 

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“Come ho detto prima, penso che il tennis, dal punto di vista del potere dei giocatori, forse non sia lo sport migliore, ma dal punto di vista della classifica non sono sicuro che esista uno sport più giusto. Perché il sistema è molto semplice: ci sono 52 settimane e, in base a quello che vinci e ai tornei che giochi, ottieni dei punti. Nessuno può contestarlo. A volte, sui social, leggi commenti del tipo: 'Ma come fa questo giocatore a essere tra i primi dieci?'. Sapete come ci riesce? Perché nelle ultime 52 settimane ha conquistato più punti di altri giocatori. Ed è tra i primi dieci proprio per i punti che ha ottenuto in quel periodo. Naturalmente, se Jannik fosse stato in salute, probabilmente avrebbe avuto grandi possibilità di conquistare molti più punti. Ma questo fa parte dello sport. È una sfortuna per lui e Sasha merita il primo posto”. 

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