"Pareva fosse con noi da 10 anni": Diawara, da sconosciuto preso in B francese a risorsa d'oro per Amorim
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"Pareva fosse con noi da 10 anni": Diawara, da sconosciuto preso in B francese a risorsa d'oro per Amorim

Lunedì 26 ottobre 2026
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Arrivato in estate dal Troyes, prima di Udine aveva giocato solo 32 minuti: ora per lui cambiano prospettive, impiego e rotazioni

Arrivato in estate dal Troyes, prima di Udine aveva giocato solo 32 minuti: ora per lui cambiano prospettive, impiego e rotazioni

Francesco Albanesi 26 ottobre - 14:02 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

“Ha giocato la sua prima partita completa in questo club, sembrava fosse qui con noi da dieci anni”. A leggere una frase del genere, l’identikit porterebbe a pensare a un veterano, uno che conosce già a memoria compagni, campionato e colori della maglia. E invece no. Ruben Amorim nel post partita di Udinese-Milan parlava di Sankhoun Diawara, francese di 20 anni, al debutto assoluto in Serie A e per di più da titolare. Come se non bastasse, da terzino sinistro: ruolo che in carriera ha ricoperto, ma non con grande frequenza. A inizio stagione Amorim aveva ribadito più volte di voler puntare sui giovani. A quanto pare, non erano soltanto parole di circostanza. Contro l’Udinese Diawara è stato il quarto giocatore del Milan per tocchi (82), ha mostrato fisicità, attenzione e un piede tutt’altro che diseducato, chiudendo con l’86% di passaggi riusciti. Non male per uno che a luglio era arrivato tra lo scetticismo generale e con l’etichetta di perfetto sconosciuto. In tre mesi si è ritagliato uno spazio nel Milan, seppur ancora piccolo. Ma abbastanza per entrare nelle rotazioni e, soprattutto, nei pensieri dell’allenatore.

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da vice pavlovic a sorpresa

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Il Milan ha pescato Diawara dal Troyes in estate per circa tre milioni di euro. Il piano, sulla carta, era abbastanza semplice: farne il vice Pavlovic, considerando che il francese è l’unico centrale mancino di riserva a disposizione di Amorim. A Udine, però, i due si sono ritrovati in campo insieme, a pochi metri di distanza, mostrando anche una discreta intesa nei meccanismi difensivi. Per Amorim e il mondo Milan, Papis - come lo chiamano tutti – è stato una scoperta decisamente piacevole. Anche perché il ragazzo arrivava da una stagione in seconda serie francese, culminata con la promozione del Troyes: un contesto utile per crescere, certo, ma non proprio il banco di prova ideale per capire se uno possa reggere il salto nel calcio italiano. Prima di Udine aveva racimolato appena una mezz’ora complessiva in due partite di Europa League, contro Salisburgo e Bournemouth. Briciole. Per capire qualcosa in più serviva una prova concreta. Ed è arrivata in un momento di emergenza infortuni e dopo sette panchine consecutive in campionato. Diawara ha risposto presente, calandosi nella parte con una freddezza sorprendente. Certo, l’Udinese non è il Real Madrid, ma farsi trovare pronto per 90 minuti in una posizione non abituale, è già un segnale. Nelle prossime settimane il francese potrà diventare una risorsa in più per le rotazioni, in attesa che anche Comotto e Camarda trovino il loro momento. Per ora, almeno, qualcuno ha rotto il ghiaccio.

ascesa

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Per qualche settimana Diawara ha convissuto con un paragone tutt’altro che rassicurante: quello di diventare una sorta di Odogu 2.0. Stessa annata, il 2006, e un inizio in rossonero fatto più di panchine che di campo. L’anno scorso David ha raccolto appena 16 minuti in un anno e in estate il Milan l’ha girato in prestito al Tolosa, anche se fino ad ora non ha mai debuttato. Certo, i percorsi non sono proprio simili. Con Allegri, tra una sola partita a settimana e meno necessità di rotazioni, trovare spazio e inserirsi nei meccanismi era più complicato. Ma anche Diawara, a un certo punto, sembrava finito nel dimenticatoio. Tanto che Amorim aveva rispolverato prima Terracciano e poi Tomori, messo fuori rosa in estate e poi reintegrato. Insomma, più che una sorpresa annunciata, Papis rischiava di diventare uno di quei nomi da riscoprire scorrendo la lista dei convocati. Poi è arrivata Udine e tutto è cambiato.

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obiettivo giovani

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Il progetto del Milan per questa stagione, del resto, non si esaurisce nella qualificazione alla Champions League - obiettivo primario, ça va sans dire - ma passa anche dalla valorizzazione dei giovani. Per Comotto e Camarda la strada è ancora lunga, per Diawara la tappa friulana potrebbe aver accorciato il percorso. Novanta minuti di ordine, controllo e personalità non ne fanno ancora un titolare, ma possono bastare per smettere di essere un semplice nome in fondo alle gerarchie. Adesso arriveranno test più probanti, quelli che diranno se la notte di Udine è stata l’inizio di qualcosa o soltanto una parentesi felice. Anche perché il ragazzo nato a Parigi da genitori di origini senegalesi, maliane e guineane dovrà confermarsi contro avversari ben più impegnativi. Per il momento, però, una cosa è certa: Diawara è arrivato a Milano da sconosciuto, ha aspettato il suo turno e, alla prima vera occasione, si è fatto notare. Non sarà ancora qui da dieci anni come dice Amorim, ma almeno per una notte ha saputo esattamente dove si trovava.

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