Jack Sparrow sul braccio, in campo pennellate alla Pirlo: Frosinone ai piedi di Calò
La Gazzetta dello Sport

Jack Sparrow sul braccio, in campo pennellate alla Pirlo: Frosinone ai piedi di Calò

Lunedì 26 ottobre 2026
1 visualizzazione

Dai primi calci a tre anni alla consacrazione in Serie A, passando per i semi di zucca portafortuna, una telefonata decisiva al cinema e 10 gol con 15 assist nella cavalcata promozione: la storia di un talento sbocciato - o notato - tardi

Dai primi calci a tre anni alla consacrazione in Serie A, passando per i semi di zucca portafortuna, una telefonata decisiva al cinema e 10 gol con 15 assist nella cavalcata promozione: la storia di un talento sbocciato - o notato - tardi

Lorenzo Topello Collaboratore 26 ottobre - 21:04 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Jack Sparrow, nella sua infinita peregrinazione, finisce persino ai confini del mondo. Ed è proprio lì, nel terzo capitolo dei Pirati dei Caraibi, che riflette su quanto spesso i tratti di pazzia e genialità coincidano. Capita nella moda, nell’arte, nello sport, in gran parte della quotidianità. Giacomo Calò, a proposito di arte, a Frosinone è chiamato il Pittore perché le tele che ha realizzato in poco più di un anno erano merce rara da quelle parti. In Serie A è arrivato alla soglia dei trent’anni ed è un Pirlo con la maglia giallazzurra. Forse è più genio che pazzo, però in 8 presenze l’ha già buttata tre volte sotto l’incrocio. E, se il campionato finisse oggi, a Frosinone dovrebbero tenersi liberi di giovedì per tutta la prossima stagione. Cosa c’entra Jack Sparrow con una neopromossa? Calò lo porta con sé ogni giorno: rimpicciolito quanto serve, sul braccio sinistro. 

calò il pittore

—  

Giacomo da Trieste. Se uno non lo conoscesse, in effetti, se lo figurerebbe come un artista da contesto rococò: colori luminosi, pennellate sfarzose e inevitabilmente appariscenti. Scenari da primo Settecento. Che poi è anche lo stesso periodo in cui è ambientato Pirati dei Caraibi. Calò lo chiamano il Pittore anche se ha candidamente confessato di non sapere granché dell’argomento. Però in mezzo al campo ruba l’occhio più di un gallerista: in un mese ha lasciato il segno tre volte e ogni volta che ha piazzato un colpo all’incrocio i suoi non hanno mai perso. Anzi, si sono regalati lo scalpo del Como oltre al successo col Sassuolo e al pari batticuore contro l’Atalanta. Tutti marchiati a fuoco dal piede caldo di Calò. Lui è partito da Trieste, uno dei porti che sarebbero piaciuti anche a Sparrow, ma a differenza del pirata non ha avuto bisogno di visitare i confini del mondo per ritrovarsi. Gli è bastato orientare la bussola a sud. 

la svolta al cinema

—  

Calò inizia a giocare a calcio… con l’inganno. La sua storia vanta un prologo che brucia i tempi: nel vivaio del Domio, sudest di Trieste, entra a tre anni perché il nonno ha gli agganci giusti. Il limite minimo sarebbe di cinque, ma pazienza. Anche perché il bambino foraggiatosi in periferia ha visione di gioco e intelligenza tattica precoce come il suo tesseramento. Se ne accorge la Sampdoria che a quattordici anni lo porta via da casa: il tempo di firmare un precontratto prima della maggiore età e poi via all’avventura tra i professionisti, a Pontedera. Lo svezza un santone: Paolo Indiani, l’uomo che ha vinto dodici campionati in giro per la Toscana. “Mi ha lasciato tanto, mi ha trasmesso enorme fiducia schierandomi sempre in campo” lo ricorderà Jack anni dopo. A Pontedera infatti le gioca tutte o quasi. Eppure si ritrova svincolato. Nell’estate dei vent’anni aspetta una chiamata dal procuratore per sistemarsi: gli ventilano l’opzione Juve Stabia, lui attende con ansia ma i giorni passano e nessuno quaglia. Una sera a metà luglio rende omaggio alla passione cinefila e va in sala a guardarsi un film: gli squilla il telefono in sala, è il ds della Juve Stabia. Calò lascia la pellicola a metà a va a fare le valigie. In Campania resta tre anni vincendo la Serie C: si regala un assaggio di cadetteria da urlo, con 4 gol e addirittura 13 assist. 

VIDEO: Russia, il portiere decide il match con una punizione pazzesca

All'attico

—  

A goderselo è soprattutto il Genoa che lo aveva preso l’anno prima, nel 2019, lasciandolo in prestito a Castellammare. Coi rossoblù inizia un giro di prestiti, a Pordenone prima e Benevento poi. Non va male, ma la formula magica per segnare non la trova più: “Alla Juve Stabia, negli anni precedenti, mangiavo i semi di zucca prima delle partite. Sono diventato un goleador”. Funziona solo in gialloblù, anche se il suo contributo lo dà eccome: il Genoa lo cede definitivamente a Cosenza e lui ci mette lo zampino per salvare i suoi ai playout. È sempre Serie B, però, e gli anni passano: Jack al piano di sopra non riesce a salire. L’illuminazione gli viene mentre viaggia verso Frosinone, nuova tappa del percorso nell’estate 2025, e ripensa a una frase del direttore Polito durante la stagione in C alla Juve Stabia: “L’unico modo per salire di categoria se hai 28-29 anni è vincere il campionato”. Vale per tutti i piani dell’ascensore. Anche quello che porta all’attico. Calò prende appunti e disegna su tela: 10 gol e 15 assist nella Serie B che incorona il Frosinone di Alvini come squadra più divertente del campionato. E la riporta in Serie A: lui colleziona numeri alla De Bruyne e scopre che l’assioma di Polito corrispondeva a verità. Perché i ciociari non ci pensano nemmeno a privarsi del loro geometra per l’avventura tra i grandi. 

Guarda tutte le partite di Serie A Enilive in esclusiva nei locali Sky! Trova il locale più vicino a te.

tatuaggi

—  

Il resto è storia di tackle a centrocampo e panorami mozzafiato disegnati a mano libera con Ghedjemis, Raimondo e Kvernadze. Alvini li coordina senza censure, diventa il Tiepolo ciociaro: un capomastro della scuola rococò giallazzurra che fa di illuminazioni e illusionismo il proprio credo artistico e calcistico. Jack ha mantenuto il numero 14 perché è la data di nascita della figlia, a cui ha dedicato tutti i tatuaggi sul braccio destro. Sull’altro si spazia tra pesi e contrappesi: c’è un omaggio a New York, la capitale della modernità, e il faccione di capitan Sparrow. Uno che sulla baia di Hudson avrebbe fatto man bassa e che la fiaccola, in mano alla Statua della Libertà, l’avrebbe lasciata forse il tempo di uno starnuto. Jack Calò deve unire per mestiere quei due tratti: borseggiare le tele avversarie a centrocampo e dipingerne di irresistibili. Follia e genialità, è tutto in un film.

Leggi anche Frosinone, Schmid: "Rangnick mi chiamava 'Nano velenoso'. Raimondo somiglia a Ronaldo perché..."

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo