Zoeggeler: “Vincere così ai Giochi in casa è incredibile. La pista di Cortina ha salvato il nostro sport”
La Gazzetta dello Sport

Zoeggeler: “Vincere così ai Giochi in casa è incredibile. La pista di Cortina ha salvato il nostro sport”

Sabato 21 febbraio 2026
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Dopo i trionfi olimpici e mondiali da atleta, dal 2014 è il d.t. azzurro della specialità che a queste Olimpiadi ha portato due ori nei doppi e due bronzi. “Nessun miracolo, solo tanto lavoro”. E il vantaggio della nuova Eugenio Monti. Oltre a “un simulatore come quello dei piloti”

Dopo i trionfi olimpici e mondiali da atleta, dal 2014 è il d.t. azzurro della specialità che a queste Olimpiadi ha portato due ori nei doppi e due bronzi. “Nessun miracolo, solo tanto lavoro”. E il vantaggio della nuova Eugenio Monti. Oltre a “un simulatore come quello dei piloti”

Marisa Poli Giornalista 21 febbraio - 09:54 - MILANO

È un monumento Armin Zoeggeler. Per i lineamenti scolpiti nella pietra, per le parole che calibra come faceva con le curve sui budelli di ghiaccio di tutto il mondo, per come si esalta il giusto dopo che a Cortina il suo slittino ha chiuso una campagna trionfale. “In-cre-di-bi-le”, scandisce con il tuo tono sempre calmo, il sorriso a illuminare gli occhi. Armin, per sei volte consecutive sul podio olimpico, dal 1992 al 2014, 20 anni dopo l’oro di Torino 2006 è di nuovo in pista da direttore tecnico, a festeggiare una delle campagne più vincenti dello slittino. “La cosa più bella è che sia accaduto nell’Olimpiade in casa. È stata una cosa grande, vent’anni dopo Torino 2006, avere di nuovo la possibilità di ospitare i Giochi Olimpici in Italia, dimostrare che potevamo di nuovo organizzare un grande evento, è stato bellissimo”. E, come ha ripetuto dopo ogni allenamento ufficiale, dopo ogni manche e ogni medaglia conquistata sulla pista Eugenio Monti, “la fortuna dello slittino è che abbiano costruito la pista a Cortina per l’Olimpiade, per farci allenare e gareggiare. Era l’unica possibilità per il nostro sport di avere un futuro. Questa cosa ci ha motivati tantissimo, gli ultimi anni per noi sono stati molto intensi per le polemiche sulla pista. I ragazzi erano davvero preoccupati, pensavano che le gare di slittino non fossero in Italia. Invece, in un anno, l’hanno costruita e questo ci ha motivati tantissimo”.

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Torino 2006 e Cortina 2026. Quale preferisce? 

“A Torino 20 anni fa uno spettacolo, per i tifosi, per l’ambiente indimenticabile. Ma anche qui a Cortina sono arrivati tanti spettatori, c’erano tutte le nostre famiglie. E i due ori del doppio in un’ora sono stati pazzeschi. La medaglia di Marion Oberhofer e Andrea Voetter era più attesa, per i risultati in Coppa, e loro sono state fenomenali. E tutte e due le coppie maschili potevano salire sul podio, non solo quella di Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner che poi hanno vinto. In realtà l’altro equipaggio sulla carta è più forte, mi spiace che non sia stata la giornata di Ivan Nagler e Fabian Malleier, avevano il potenziale per vincere”. 

Com’è nato il miracolo slittino? 

“Nessun miracolo. Ci siamo preparati bene. Tutti i tecnici hanno fatto un capolavoro per avvicinarci alla concorrenza soprattutto di tedeschi e austriaci, che in questi anni sono cresciuti molto”. 

Quando abbiamo provato per la prima volta la pista i ragazzi erano contentissimi: come bambini davanti al gioco preferito

Armin Zoeggeler

La scintilla? 

“Quando abbiamo provato per la prima volta la pista, ad aprile del 2025. Abbiamo fatto i primi test con tutta la squadra, i ragazzi erano contentissimi: all’inizio sembravano i bambini quando si trovano davanti il gioco preferito. È stata una buonissima settimana, abbiamo conosciuto tutte le pieghe e le curve. E in estate l’abbiamo memorizzata”. 

Come? 

“Coni e Sport e Salute hanno studiato un videogame per riprodurre il tracciato, in pratica i ragazzi si sono allenati sul simulatore come fanno i piloti per il volo. È uno dei particolari che hanno fatto la differenza”.

Avete cambiato qualcosa? 

“Abbiamo saltato due gare di Coppa del Mondo per fare un lavoro speciale a Cortina. Si è rivelata la decisione giusta, non avevo dubbi”. 

Lei si è ritirato dopo Sochi 2014. Che cosa fa ora? 

“Ho smesso di fare l’atleta a 40 anni ed è cominciata la vita vera (sorride; ndr). Gestisco la squadra, gli allenatori, scelgo gli atleti. Accetto i consigli, ma la responsabilità è mia”. 

C’è un’immagine sua in cui indica ai suoi ragazzi la linea da seguire in pista. 

“Era stata scattata a Lake Placid, una pista che ho sempre amato e che conosco centimetro per centimetro. Quello che facevo da atleta, cioè studiare tutti i particolari, ora lo faccio con gli atleti, e anche molto volentieri”. 

Dopo ogni gara, tutti i suoi ragazzi le hanno dimostrato una grande stima. 

“Anche quest’anno sono stato sempre con la squadra, dal primo giorno della preparazione. È stato molto positivo, perché c’è sempre stato il confronto. È facile essere presenti quando è tutto bello, ma bisogna esserci soprattutto quando le cose non girano bene. Mi fa piacere avere la stima dei ragazzi, ma per me quello che faccio è normale, lo faccio con il cuore e con passione. Cerco di trasmettere i miei consigli a loro, per evitare che commettano gli errori che ho commesso io”. 

È mai più sceso con lo slittino? 

“No, mai dopo il mio ritiro. Non è uno sport semplice, devi essere preparato. Ho studiato bene questa pista di Cortina e sono anche stato tentato di scendere per conoscere meglio la linea. Poi non l’ho fatto, non è capitato, perché non mi voglio intromettere. Ma dopo la stagione, all’inizio dell’anno prossimo, magari ci provo…”. 

La pista Eugenio Monti cambierà la storia dello slittino azzurro? 

“Ora che abbiamo questa struttura in Italia, dove c’è già una tradizione di bob e slittino come in quest’area di Cortina e Alto Adige, sono sicuro che aiuterà noi e tutto il movimento. Dobbiamo portare più giovani, prima non era possibile. Troppo complicato organizzarci con le piste austriache e i tempi dettati da loro. Adesso stiamo già studiando progetti con le scuole, per far provare”. 

Ci descrive i suoi ragazzi da medaglia. 

“Dominik Fischnaller è un mio allievo, mi ha seguito sempre. È straordinario, lavora tantissimo anche atleticamente. Verena Hofer è giovanissima, ha fatto un passo enorme, ma deve ancora esprimere tutto il suo potenziale. Voetter e Oberhofer sono una coppia che si è trovata subito, hanno molto feeling: Andrea comanda, Marion fa quello che deve fare, senza frizioni. Rieder e Kainzwaldner hanno lavorato un sacco, non sono facili ma alla fine li abbiamo convinti a usare la slitta che abbiamo preparato noi e non quella che si sono costruiti da soli. Ci hanno ascoltato e hanno fatto bene: hanno fatto due discese pazzesche”. 

Foiana è sempre casa sua? 

“Mi sono trasferito, avevo bisogno di più spazio per i miei cavalli (ha un allevamento di avelignesi; ndr). Con mia moglie e i figli abbiamo preso un piccolo maso a Tires, lei gestisce gli appartamenti dell’agriturismo”. 

Sua figlia Nina continua con lo slittino?

“Sì, non si è qualificata per i Giochi, però è stata apripista”.

Pratica ancora sport? 

“Mi alleno in palestra e quando non fa troppo freddo vado con la bici. Mi sono preso una ebike, non mi voglio distruggere, quello l’ho già fatto da atleta. Voglio divertirmi, salgo su una montagna e mi piace tantissimo andare giù veloce. Come sempre”.

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