Valentina De Laurentiis: "Io selvaggia, papà visionario, i due pazzi del Napoli. E il nostro brand..."
La Gazzetta dello Sport

Valentina De Laurentiis: "Io selvaggia, papà visionario, i due pazzi del Napoli. E il nostro brand..."

Sabato 21 febbraio 2026
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La figlia del presidente del Napoli: "La fusione con le idee EA7 ha creato una linea che conquista. Sono timida, ora mi sto sciogliendo. Siamo al servizio della gente, senza tifosi saremmo niente". Sul futuro: "Io ho costruito la mia identità, ma il pilastro è mio padre"

La figlia del presidente del Napoli: "La fusione con le idee EA7 ha creato una linea che conquista. Sono timida, ora mi sto sciogliendo. Siamo al servizio della gente, senza tifosi saremmo niente". Sul futuro: "Io ho costruito la mia identità, ma il pilastro è mio padre"

Antonio Giordano Collaboratore 21 febbraio - 09:47 - NAPOLI

In una “cappa” densa di cattivi pensieri, perché quelli erano giorni bui, Valentina De Laurentiis si svegliò un mattino e scoprì che stava per cominciare una sua nuova vita: la psicologa e la mamma ch’era in lei usciva, in quell’istante, da una specie di comfort zone teoricamente iperprotettiva e s’introduceva in una dimensione insolita, persino insospettabile, calandosi nel ruolo di executive board member del Napoli, una specie di ponte tibetano sospeso sul futuro. "Sono trasparente, non so fingere, amo essere me stessa e seguire il mio istinto e capii, in quel momento, che stava nascendo un’altra me". Tre metri sotto il cielo azzurro di Napoli, in quella “maison” in cui cuore e cervello si mescolano, dalla tavolozza di VDL sono germogliate fantasie affascinanti del merchandising 3.0: una pennellata che conquista un mercato nuovo. "Napoli è un universo vario che brilla della propria genialità e della propria bellezza. E noi siamo al servizio della gente. Senza i tifosi, saremmo niente".

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Quando Valentina De Laurentiis e il Napoli s’incontrarono? 

"Al San Paolo misi piede per la prima volta nel 1994, con amiche che mi trascinarono da Capri, dove eravamo in vacanza". 

E però, nella triste primavera del 2020, riscoppia l’idillio. 

"Erano le terribili ore del Covid, nelle quali ebbi modo di riscoprire il piacere della famiglia, quella sensazione che ti dà stare tutti assieme, colazione-pranzo-cena. Ma eravamo in un inferno, l’essere umano e la sua condizione sottosopra e a rischio...". 

La chiama suo padre dal piano superiore... 

"E mi dice: ti devo parlare. Ero appena laureata in psicologia, neo-mamma di Auro, che si univa a John, quindi due figli da seguire. E papà mi fa: ho appena chiuso con Robe di Kappa e ho bisogno di te. Auto-produciamoci le maglie. A chiunque, del club, sembrò una scelta assurda ma io e lui assieme veniamo considerati amabilmente i due pazzi. E ci siamo avventurati in questo universo". 

Gli effetti non si svelano, immaginiamo, ma diciamo che aver venduto 700mila maglie rappresenta un valore quadruplicato rispetto al passato. 

"Siamo stati coraggiosi, ci siamo tuffati in un mare magnum tempestoso, l’abbiamo attraversato con grandi bracciate: non è facile attrezzarsi tra il Bangladesh, la Cina, la Turchia e chiaramente l’Italia. E affrontare i dazi ma anche avere collegamenti internazionali in un settore che non ci apparteneva. Papà è un manager davvero straordinario, il visionario che viene raccontato ma anche di più, però quello era un pianeta nuovo per lui e figurarsi per me". 

Una “vitaccia” la sua tra il babbo, due fratelli, il suo compagno Antonio Sinicropi — braccio destro di Manna — e due figli. Meno male che c’è la signora Jacqueline, sua mamma. 

"Che puntualmente, quando si parla di calcio, e succede sistematicamente, si defila, lasciandomi nel mischione. Dove, confesso, ci sto bene: io sono la “selvaggia” di casa, anticonformista che potrebbe uscire anche in ciabatte". 

Non si direbbe: il Napoli, nel suo abbigliamento, ha un’eleganza raffinata. 

"La fusione con le idee di EA7 ha creato una linea che varia e continua a conquistare. Papà chiamò immediatamente Armani, quando volle inseguire questa nuova via, e devo dire che ci ha visto giusto. Io ci metto del mio, ma con la riservatezza e l’umiltà che mi appartengono: sono timida, anche se mi sto sciogliendo, non so travestirmi da impostora, non è nelle mie corde". 

Ma, raccontano le pareti di Castel Volturno, donna di carattere. 

"Sennò come fai a resistere tra sei “masculi”? E comunque, io a mio padre è difficile dica di no, gli devo riconoscere una leadership manageriale di rilievo, sia nel cinema che nel calcio". 

Il brand Napoli è “eventi” oramai... 

"Siamo un gruppo di dieci persone, non conosciamo orari e neanche la pigrizia mentale. Napoli è identità storico-culturale, un patrimonio umanitario in cui esiste il calcio come sovrastruttura trasversale che ha pochi paragoni. Dire che sia un’emozione può sembrare retorica e invece costituisce la sintesi della verità. La sfilata del secondo scudetto è stata struggente, un’immagine potente veicolata in ogni continente. Dietro una maglia deve esserci per forza il richiamo per questa città straordinariamente bella e ricca di energia, di talenti". 

La prossima missione? 

"Se non ci fa il titolo sensazionalistico, conquistare il mondo, commercialmente dico. I dati ci dicono che in Campania abbiamo avuto riscontri oggettivamente imponenti: che in Italia le risposte sono state notevoli; che in Europa possiamo ritenerci soddisfatti ma adesso bisogna andare oltre e per farlo è necessario produrre in hub esterni". 

Scelga una frase che le si addica. 

"Io non ho paura. E potrei aggiungere: io ho istinto. Ho trovato tardi la mia identità ma ci sono riuscita e non è scontato che sia quella definitiva. Papà è stato il modello di riferimento; Antonio, il mio compagno, mi ha cambiato, spiegandomi il mio ruolo con una frase: guarda che tutto quello è anche tuo. E i figli rappresentano la totalità del sentimento. Ma sono pronta ai cambiamenti professionali". 

Potremmo chiamarla presidente, un giorno? 

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"Se mai dovesse succedere, sarebbe un onore che richiederebbe impegno. Il pilastro del Napoli si chiama Aurelio De Laurentiis, che sogna uno stadio nuovo e sempre azzurro, come lo è ormai da anni e anni. I successi producono simpatia, aiutano a non essere “incazzati” come può capitare quotidianamente, e noi vogliamo regalare gioia. La storia racconta con i due scudetti e l’esemplare conduzione finanziaria di cosa sia stato capace Adl".

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