Polonara: "Ho pensato al suicidio, non l'ho fatto per moglie e figli. Prima ero molto credente, adesso non più"
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Polonara: "Ho pensato al suicidio, non l'ho fatto per moglie e figli. Prima ero molto credente, adesso non più"

Sabato 21 febbraio 2026
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Achille ha raccontato in un'intervista al Corriere della Sera la sua malattia: "In questo momento vedo il basket non come una professione ma un divertimento. E vorrei tornare a divertirmi. Mi manca un'operazione e poi vediamo"

Achille ha raccontato in un'intervista al Corriere della Sera la sua malattia: "In questo momento vedo il basket non come una professione ma un divertimento. E vorrei tornare a divertirmi. Mi manca un'operazione e poi vediamo"

21 febbraio - 09:07 - MILANO

Ieri a Torino è stato festeggiatissimo. Ha anche segnato un canestro in una pausa di un evento a corredo delle Final Eight di Coppa Italia. Sorrisi e abbracci per tutti, e tanta emozione. Achille Polonara oggi sta bene. Nonostante un tumore al testicolo e la leucemia mieloide acuta. Trapianto di midollo, cure sperimentali a Valencia, un coma di cinque giorni, una trombosi. In una lunga intervista al Corriere della Sera ha parlato di tutto il suo percorso complesso, dalla paura dei primi giorni alla gioia di vivere. Spiega subito il suo desiderio: "In questo momento vedo il basket non come una professione ma un divertimento. E vorrei tornare a divertirmi. Mi manca un'operazione e poi vediamo. Lunedì mi chiudono un foro nel cuore con uno strumento chiamato ombrellino. Dopo quello che ho passato è una passeggiata di salute...".

coma 

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Gli amici e le persone sempre vicine ("Tantissime"), e una patente di eroe che rifiuta: "Per molte persone sembra che io abbia fatto chissà cosa, ma se tu mi chiedi che cosa ho fatto, in realtà sono andato in coma e mi sono risvegliato. Non ci vedo nulla di eroico". Il coma il periodo più brutto, le speranze di vita molto basse. "Mi stavano togliendo un sondino per rimandarmi a casa dall’ospedale, ho cominciato a tossire convulsamente, ad agitarmi. Ho perso conoscenza da solo, nessun coma farmacologico". Poi l'ascolto di una canzone... "Questa domenica di Olly, una canzone che ascoltavo in ospedale quando stavo da solo e mi faceva commuovere. Quando Erika l’ha messa ho cominciato a piangere. Allora lei giustamente mi diceva “però se devi piangere la tolgo...” ma io mi innervosivo perché volevo che continuasse a metterla, mi agitavo, si alzavano i valori e le macchine a cui ero attaccato suonavano". Finalmente il risveglio. "È come se fossi stato chiuso in un aereo per cinque giorni e avessi sempre dormito. Poi ci ho messo un po’ di giorni per rimettere a posto i mattoni della casa. Svalvolavo un po’, non mi ricordavo quand’era nata mia figlia...". 

gli inizi 

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Polonara spiega come è nato tutto. "Ricevo ai primi di ottobre una mail dalla Procura federale antidoping in cui mi dicono che ho i valori di questo HCG troppo alti e devo dimostrare se provengono dal mio corpo o da un corpo estraneo. Ho pensato: avrò usato creme che non dovevo usare? Ho controllato su internet perché ricordavo che i valori dell’HCG riguardavano le donne incinte. Allora scrivo: “HCG sugli atleti” e mi esce il caso di Acerbi. Tumore al testicolo. Facendo due più due, combaciava tutto. Mi è crollato il mondo addosso. La parola “tumore” fa paura. Subito la associ a un’altra parola: “morte”. Il secondo pensiero è stato: “ho chiuso con il basket”. Quando però mi è stato detto che facendo le cure necessarie avrei avuto il 3 per cento di possibilità di recidiva mi sono rasserenato. Ho affrontato la chemio, ho sopportato le nausee". Arriva la botta tremeneda. "Leucemia mieloide acuta. Ho capito solo che era qualcosa di molto più grave di quello che avevo già passato. Ho pensato: basta, ora mi butto dalla finestra dell’ospedale e la faccio finita. Per fortuna c’era Erika lì: devi resistere per la famiglia, per i bambini. Ma mi sono sentito spalle al muro con dieci bestioni che ti tengono fermo. Volevo scomparire. Poi però ho pensato: non è giusto che i miei figli crescano senza un padre, o che pensino che papà non ci abbia almeno provato".

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pilastri

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La moglie Erika e i figli Vittoria e Achille junior i suoi pilastri di una vita che giocoforza è cambiata. Achille spiega che "oggi un obiettivo realista della vita è non avere la recidiva" e che la malattia l'ha cambiato in alcune cose. Tipo? "Prima ero molto credente, adesso non lo sono più. Prima non c’era sera che non pregassi. Adesso onestamente non ci riesco. Nonostante gli amici mi dicano “dai, sei stato miracolato, forse da lassù qualcuno ti ha aiutato”. Ma è lo stesso qualcuno che mi ha fatto ammalare? Perché proprio a me? Io che ho sempre pregato...".

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