Loredana Bellugi: "Il mio Mauro ballerino, ha sorriso fino alla fine. L’Inter? La sua grande passione"
La Gazzetta dello Sport

Loredana Bellugi: "Il mio Mauro ballerino, ha sorriso fino alla fine. L’Inter? La sua grande passione"

Domenica 22 febbraio 2026
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La moglie ricorda l’ex difensore nerazzurro a 5 anni dalla morte: "Aveva il Covid, problemi di circolazione e gli amputarono le gambe. Una risposta vera sulla sua morte non l’abbiamo mai avuta. Mauro ha giocato due Mondiali con Bearzot: stravedeva per lui"

La moglie ricorda l’ex difensore nerazzurro a 5 anni dalla morte: "Aveva il Covid, problemi di circolazione e gli amputarono le gambe. Una risposta vera sulla sua morte non l’abbiamo mai avuta. Mauro ha giocato due Mondiali con Bearzot: stravedeva per lui"

Sebastiano Vernazza Giornalista 22 febbraio - 08:53 - MILANO

Cinque anni fa, il 20 febbraio 2021, se ne andava Mauro Bellugi, ex difensore dell’Inter e della Nazionale. Aveva 71 anni e ancora non si è capito bene di che cosa sia morto. L’Italia era immersa nella pandemia, curarsi era diventato un problema. Loredana Zucchi, la moglie, rivive quei giorni dolorosi: "Alla fine del 2020, venne colpito da fortissimi dolori alle gambe, urlava e quasi non si muoveva più. Con molta fatica, riuscimmo a farlo ricoverare in un ospedale. Gli venne diagnosticato il Covid. I medici dissero che il virus poteva colpire l’apparato respiratorio e i capillari, rovinando la circolazione. Quest’ultimo era il caso di Mauro, già alle prese con una malattia auto-immune, che però teneva sotto controllo".

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E poi?

"Mi telefonarono una mattina: 'Signora, non possiamo fare altro che amputare le gambe, prima l’una e poi l’altra'. Rimasi scioccata, chiesi se non ci fosse un’alternativa, risposero di no. In sala operatoria, Mauro si prese un batterio dietro l’altro. Una sera mi chiamò per dirmi che il giorno dopo gli avrebbero fatto una colonscopia perché volevano somministrare degli antibiotici per via intestinale, in modo che facessero subito effetto, o qualcosa del genere. Sta di fatto che Mauro, dopo quell’esame invasivo, non ha più riaperto gli occhi".

Pensa che sia stato vittima di malasanità?

"Non lo so, non ho gli strumenti per dirlo, ma una risposta vera sulla sua fine non l’abbiamo avuta".

Chiudiamo questa pagina, Bellugi merita di essere ricordato come un uomo che amava la vita.

"Aveva una vena artistica. Per strada capitava che accennasse dei passi di danza alla Michael Jackson. Gli piacevano le canzoni di Fred Bongusto. 'Buonasera signorina' (scritta da Fred Buscaglione, ndr) era il suo cavallo di battaglia. Era simpaticissimo e divertente. Io sono un’ex ballerina e coreografa di Rai e Mediaset, ho fatto varie edizioni di Fantastico, e Mauro imitava i balletti, una sera si mise a danzare in calzamaglia. Una volta, con la Nazionale, prima di una partita contro l’Inghilterra, nel tunnel di Wembley bagnò un po’ di gente con una pistola ad acqua e Burgnich non la prese benissimo. Gli piaceva cantare in spagnolo perché lo parlava bene, alla fine degli anni Ottanta aveva vissuto in Argentina".

Che cosa faceva in Sudamerica?

"Giocava a polo e osservava giovani calciatori. Fu Mauro a segnalare Batistuta alla Fiorentina".

Come vi eravate conosciuti?

"All’inizio degli anni Novanta. Lui si era lasciato con la prima moglie, da cui aveva avuto una figlia, Giada. Ci incontrammo a Milano, in un ristorante, e non la finiva più di parlare. Andò avanti così per altri appuntamenti, finché una sera gli dissi: 'Mauro, basta, non hai più bisogno di raccontarmela'. E lì è cominciato tutto, nel 1997 ci siamo sposati. Quasi 30 anni insieme, tutti bellissimi".

Che cosa le diceva dell’Inter?

"Che era stata la sua passione e che tale rimaneva. L’Inter lo prese giovanissimo dal Buonconvento, il suo paese, in provincia di Siena".

Aveva una vena artistica, cantava in spagnolo e in strada accennava passi di danza alla Michael Jackson

Con l’Inter ha giocato e vinto, ma il distacco dall’Inter non è stato bello.

"Lo spogliatoio era diviso in due gruppi. In uno c’erano i giocatori legati a Sandro Mazzola. Nell’altro, i fedelissimi di Mario Corso. Mauro era amico di Corso, che a un certo punto venne ceduto (al Genoa, ndr). Mauro se ne andò l’anno successivo, al Bologna, anche se aveva già fatto le foto con la maglia della Juve".

Come?

"Sì, l’aveva cercato la Juve e lui aveva accettato, poi l’Inter, credo, si mise di traverso e alle visite mediche venne fuori che un ginocchio non era proprio a posto. Affare saltato, Mauro al Bologna". 

È vero che qualche anno dopo sarebbe potuto andare al Milan? 

“Confermo, a fine carriera, dopo la Pistoiese (nel 1981, ndr). C’era stata una trattativa, ma volevano pagarlo a gettone e lui rifiutò. Meglio così, perché quel Milan retrocesse in Serie B".

Renato Sali, compagno di squadra di Mauro al Bologna, uomo di sinistra, ci ha detto che discuteva sempre con Bellugi, perché era di destra.

"Vero, Mauro votava per il Msi, finché c’è stato, poi per altri partiti di destra. Mi diceva che a Bologna, città a maggioranza comunista, gli avevano dedicato questo coro: 'Bologna è rossa/ Bellugi nella fossa'. Lui sorrideva, ma quelli erano anni difficili, di grande violenza. Aveva preso il porto d’armi e girava con la pistola. L’aveva comprata perché aveva litigato con qualcuno, era stato minacciato. Una volta l’aveva quasi usata per allontanare un malintenzionato che stava molestando la sua prima moglie e la figlia nella carrozzina".

È vero che avrebbe potuto fare carriera in politica?

"Negli anni Novanta, lo chiamò Ignazio La Russa (attuale presidente del Senato, ndr) per proporgli una candidatura alle elezioni per il Comune di Milano. Mauro gli chiese: 'In che cosa consiste questo impegno?'. E La Russa: 'Devi andare un po’ di volte in consiglio comunale'. Mauro rispose che preferiva giocare a carte con gli amici del bar e la sua carriera politica finì lì".

A quale allenatore era più legato?

"A Enzo Bearzot. Mauro ha giocato due Mondiali, nel 1974 in Germania (con Valcareggi ct, ndr) e nel 1978 in Argentina, con Bearzot, che stravedeva per lui. Penso che Bearzot l’avrebbe chiamato anche per la Spagna, nel 1982, e Mauro sarebbe diventato campione del mondo, ma aveva smesso l’anno prima".

Cinque anni senza Mauro.

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"Lui non c’è, ma c’è. Le sue ceneri sono con me, dentro un pallone di ceramica con i colori e i simboli dell’Inter. Quando gioca l’Inter, lo prendo e lo metto sotto il televisore. Ogni tanto ripenso a quello che Mauro ha passato. Lui ha sorriso e scherzato fino all’ultimo, ma lo so io quanto ha sofferto. Gli hanno amputato le gambe, a lui che era stato un calciatore, e non è servito a tenerlo in vita".

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