Da Brignone a Lollobrigida, dallo slittino ai pattini: Italia, sono le Olimpiadi dei record
La Gazzetta dello Sport

Da Brignone a Lollobrigida, dallo slittino ai pattini: Italia, sono le Olimpiadi dei record

Domenica 22 febbraio 2026
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Ori in doppia cifra al termine dei Giochi di Milano Cortina: dieci successi che raccontano qualcosa della nostra storia

Ori in doppia cifra al termine dei Giochi di Milano Cortina: dieci successi che raccontano qualcosa della nostra storia

Luca Bianchin Giornalista 22 febbraio - 08:40 - MILANO Federica Brignone

Abbiamo cominciato questa Olimpiade come chi ha studiato filosofia teoretica nei ritagli di tempo: puntavamo a un 21, il record di medaglie oltre le 20 di Lillehammer. Siamo saliti a 30, il massimo come all’università, battendo le tradizioni: un oro individuale maschile mancava da Razzoli 2010, mai avevamo vinto medaglie in 10 sport diversi. A Sochi, dodici anni fa, non avevamo primi posti, in casa siamo arrivati a 10 ed è quello che conta di più, perché un bronzo fa stringere i pugni davanti alla tv ma non basta per un abbraccio sul divano. Per quello, serve un oro. In un viaggio nel tempo e nelle emozioni, rivediamoli: fanno tornare in mente pezzi di storia d’Italia.

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Francesca Lollobrigida, 3.000 metri

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 Subito, il 7 febbraio, una grande donna dei Giochi. Francesca Lollobrigida, che vince nel giorno del 35esimo compleanno contro ogni logica: i bookmaker la davano a 67, come gli ultimi outsider. Invece pattina forte e festeggia con il suo bambino di due anni e mezzo. Tra le immagini più belle dell’Olimpiade, battete Tommy se riuscite. C’è un po’ di Italia, in tutto questo: le conquiste delle donne sul lavoro, dalla maternità al “Progetto mamma” con cui Francesca ha potuto fare vita da atleta.

Staffetta mista, short track

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 Sì, Confortola, Betti, Sighel, Nadalini, Spechenhauser, ma soprattutto l’oro di Arianna Fontana, che da lì prenderà la spinta per superare Mangiarotti. Staffetta magari fortunata (l’Olanda fuori in semifinale...) ma di classe e temperamento, pure strafottente – un po’ Sordi, un po’ Celentano – con quell’arrivo di Sighel a marcia indietro.

Voetter-Oberhofer, slittino

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 Un doppio femminile all’altezza di Errani-Paolini, di Hack&Montalcini, con quei nomi di confine. Le ragazze dello slittino hanno portato nelle case italiane uno sport che passa ogni quattro anni e sono state omaggiate dal presidente Mattarella, che nella prima parte dell’Olimpiade è stato un protagonista. In omaggio, un messaggio: «Siamo amiche. Diverse, ma sulla stessa lunghezza d’onda». Funziona, come nella vita.

Rieder-Kainzwaldner, slittino

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Il bis dello slittino d’oro, nella clamorosa doppietta dell’11 gennaio. L’oro più clamoroso, molto italiano per la capacità di vincere quando nessuno ti aspetta, come Dario Fo con il Nobel. Rieder e Kainzwaldner, insieme, non avevano mai vinto e sulla carta erano la seconda coppia italiana. Invece eccoli, più forti di tutti, con quei racconti su Kainzwaldner diplomato alla scuola per falegnami che fanno molto artigianato italiano.

Federica Brignone, superG

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 Federica primo estratto. Cominciamo dai paroloni: frattura pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, con lesione del comparto capsulo-legamentoso mediale e del crociato anteriore. A 315 giorni da questo scherzetto, Fede è oro in superG: vola, si mette nel leader corner e nessuna la supera. Due giorni prima, non riusciva a sciare dal dolore. Un inno alla capacità di reagire, di passare da Caporetto a Vittorio Veneto.

Francesca Lollobrigida, 5.000 metri

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 Nello stesso 12 febbraio di Brignone, il secondo oro di Lollobrigida. Due ori individuali nella stessa Olimpiade, come solo Tomba e Manuela Di Centa. Francesca resta 5’’ sotto il suo primato, nel finale è stremata ma vince. E Tommy, questa volta, manda un bacio da casa via telefono: aveva la festa di Carnevale con il vestito da pompiere. Imperdibile.

Federica Brignone, gigante

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 Federica secondo estratto. L’oro in gigante è la vittoria della campionessa: domina prima e seconda manche. Il segreto è la capacità di sciare con la leggerezza che teorizzava Calvino: agilità e classe, non superficialità. Hector e Stjernesund, con lei sul podio, non per caso si inchinano. A 35 anni e 7 mesi, è l’oro meno giovane nella storia dello sci. La donna dei Giochi.

Lisa Vittozzi, 10 km inseguimento

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 Il primo oro olimpico italiano nel biathlon. Lisa Vittozzi da Sappada, Friuli, parte quinta ma non sbaglia mai: zero errori al poligono. Quando finisce di sparare, ha 41 secondi sul resto del mondo e capisce che non la prenderanno più, come diceva Pertini nell’82. A quel punto, comincia a piangere e non la smette più: lacrime sul podio e durante le interviste. Bello.

Pattinaggio velocità, inseguimento a squadre

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Ghiotto, Malfatti e Giovannini contro il mondo: battono l’Olanda in semifinale e gli Stati Uniti in finale. Nell’inseguimento a squadre, nessuno come loro. Giovannini esulta alla Steph Curry (“night night”, con le mani che mettono a dormire gli avversari) ma è la vittoria della Resistenza, un po’ Dopoguerra per la capacità di costruire dal nulla: sapete che in tutta Italia non c’è una sola pista lunga al coperto in cui allenarsi?

Simone Deromedis, ski cross

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 Siamo a ieri, siamo a Simone Deromedis e Federico Tomasoni, apparentemente avversari nei quarti ma in realtà legati, per tre volte capaci di arrivare al traguardo primo e secondo. Come Coppi e Bartali, saranno per sempre ricordati insieme.

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