Messico: partite della Liga MX rinviate dopo l’uccisione de El Mencho. E questa estate c'è il Mondiale
La Gazzetta dello Sport

Messico: partite della Liga MX rinviate dopo l’uccisione de El Mencho. E questa estate c'è il Mondiale

Lunedì 23 febbraio 2026
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La morte del capo dei narcos del Cartello Jalisco ha scatenato reazioni violente in molti stati (26 deceduti) con ripercussioni anche sul calcio e sport

La morte del capo dei narcos del Cartello Jalisco ha scatenato reazioni violente in molti stati (26 deceduti) con ripercussioni anche sul calcio e sport

Lucia Resta Collaboratore 23 febbraio 2026 (modifica alle 10:03) - MILANO

Una domenica di tensione profonda ha sconvolto il Messico. La morte di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”, leader del potente Cartel Jalisco Nueva Generación (CJNG), ha scatenato violente reazioni in numerosi stati e avuto impatti anche sul mondo del calcio, con il rinvio di diverse partite della Liga MX per motivi di sicurezza.

Messico, partite rinviate dopo l'uccisione de El Mencho

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La notizia della morte del boss criminale è arrivata nel pieno della stagione calcistica messicana, costringendo la Federación Mexicana de Fútbol a rinviare quattro partite della Liga MX e della Liga femminile programmate per domenica, inclusi alcuni match di alto profilo come Queretaro–Juarez e il Clásico femminile tra Chivas e América. Le autorità sportive hanno giustificato le decisioni con motivi di sicurezza, considerando la tensione sociale e gli scontri avvenuti nelle stesse aree dove erano previsti i match.

Chi era El Mencho, capo di un cartello narcos

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El Mencho, 59 anni, era il fondatore e capo del CJNG, considerato uno dei narcotrafficanti più pericolosi e ricercati al mondo. Era ricercato sia in Messico che negli Stati Uniti, dove sulla sua testa pendeva una taglia fino a 15 milioni di dollari, mentre in Messico era offerta anche una ricompensa locale pari a circa 10 milioni di dollari. Sotto la sua guida, il CJNG è diventato uno dei gruppi criminali più ricchi e violenti del paese, traffico di metanfetamine, cocaina, fentanyl e altre droghe, oltre a controllare racket di estorsione e attentati diretti alle forze dell’ordine e alla popolazione.

L’operazione militare e le reazioni

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L’uccisione di El Mencho è avvenuta domenica 22 febbraio 2026, durante un’operazione condotta dall’esercito messicano nella località di Tapalpa (stato di Jalisco). L’azione, realizzata con il supporto di intelligence internazionale, ha portato alla sua neutralizzazione, ma ha anche scatenato una reazione violenta da parte di affiliati al cartello in molte regioni. In diverse città si sono registrati incendi di veicoli, blocchi stradali, sparatorie e saccheggi, e in alcuni casi manifestanti hanno persino preso di mira infrastrutture come aeroporti e trasporti pubblici.

Le vittime e gli arresti

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La violenza esplosa nel paese ha avuto un bilancio pesante. Almeno 26 persone sono state uccise negli scontri tra forze dell’ordine, civili e membri di gruppi criminali. Tra le vittime si contano 17 agenti delle forze dell’ordine, tra cui membri della Guardia Nazionale, e una donna al terzo mese di gravidanza. Otto persone legate al mondo criminale sono state trovate senza vita nei contrasti armati. Le autorità hanno arrestato almeno 27 persone, alcune per episodi di violenza, altre per saccheggi a danno di attività commerciali e istituti di credito. La risposta delle forze di sicurezza è stata rapida, ma la situazione resta complessa considerando che l’operazione ha coinvolto aree vaste e numerose città.

Le prospettive dopo l’eliminazione del capo dei cartelli

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La morte di El Mencho rappresenta un colpo simbolico e operativo contro il narcotraffico, ma gli analisti temono che possa innescare una guerra di potere interna tra gruppi criminali, con possibili ulteriori esplosioni di violenza. Autorità governative, sia messicane che internazionali, stanno monitorando la situazione, mentre nel Paese persistono allerta e protocolli di sicurezza in numerosi stati.

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