Lo sport non sa riconoscere i campioni: ora la scienza ci dice perché
Jordan fu tagliato ai tempi dell'high school, tanti altri immortali dello sport sono emersi in discipline che all'inizio non ne avevano pronosticato il talento. Una ricerca esplora i motivi: "Scambiamo precocità per talento e accelerazione iniziale per potenziale. I dati ci dicono che sono cose diverse e che, nel tentativo di individuare i campioni troppo presto, rischiamo di perdere quelli veri"
Wait, calma. Non è vero che lo sport non aspetta. E nemmeno che i baby fenomeni, i campioncini da banco del liceo, hanno il destino già scritto. Lo dice la scienza. In uno studio pubblicato a dicembre su Science e condotto da Arne Güllich, scienziato dello sport della Rptu University Kaiserslautern-Landau in Germania, è venuto fuori che i giovani prodigi, le stelle dello sport adolescenti, gli studenti delle superiori che scalano le classifiche degli scacchi o fanno scoperte scientifiche, di solito non sono le stesse persone che raggiungono l’apice in età adulta. Siamo cresciuti con l’idea che i fenomeni si riconoscano da piccoli. E fa niente se un campione lo vedi dal coraggio, quella è un’altra canzone. I dati ci dicono altro. “Mostrano che circa il 90% degli atleti che raggiungono i vertici non erano stelle da junior. Questo non significa che emergere presto sia irrilevante: rispetto alla popolazione generale, i giovani d’élite hanno probabilità molto più alte di arrivare in alto. Ma, guardando ai grandi numeri, restano una minoranza dei campioni adulti”.