Papà Agostino e la sua Serena Brancale: "Ero il Cabrini della C, Mazzone mi cacciò dal Catanzaro"
La figlia a Sanremo col brano dedicato alla madre Maria: "Ero il Cabrini della C... Mi allenò Ranieri e segnai il gol che valse la C1 col Monopoli. Carletto? Non perdonò una mia fuga"
La figlia a Sanremo col brano dedicato alla madre Maria: "Ero il Cabrini della C... Mi allenò Ranieri e segnai il gol che valse la C1 col Monopoli. Carletto? Non perdonò una mia fuga"
Oscar Maresca 27 febbraio 2026 (modifica alle 16:59) - MILANOAgostino Brancale fatica a trattenere l’emozione quando parla di Serena. Ha ascoltato il brano Qui con me, cantato per la prima volta all’Ariston, e ha visto sua figlia commuoversi sul palco del Festival all’ultima nota: “Ho pianto anch’io, seduto sul divano di casa, abbracciando forte tutta la famiglia”. La cantautrice barese è tornata a Sanremo con una canzone speciale: dedicata a mamma Maria, scomparsa nel 2020. “Mia moglie era la parte più bella delle nostre vite. Musicista, cantante, insegnante, organizzatrice culturale: dove c’era arte, c’era lei. Ha trasmesso a Serena e Nicole la sua passione. Le ha seguite durante tutto il loro percorso. Da lassù, sono sicuro che avrà pianto anche lei”. Agostino ha scelto di restare in Puglia per tifare le sue ragazze da lontano: “Ho voluto lasciarle libere di viversi quest’esperienza. Faccio il nonno a tempo pieno di Giorgia e Adriano (figli di Nicole, direttrice d’orchestra). Questa settimana ancor di più”.
VIDEO: Quando la boxe incontra la musica: l'intervista doppia a Serena Brancale e Dario MorelloNella vita però è stato un calciatore: esterno sinistro, tutta corsa e tiro.
“Ero il Cabrini della Serie C. Sono cresciuto nel Marsala, ho esordito a 16 anni. Ho giocato anche con Juve Stabia, Monopoli, Salernitana. In quel periodo il calcio di provincia era complicato. Al primo errore, l’allenatore ti metteva fuori rosa e ci restavi per tutta la stagione”.
È andata così al Catanzaro con Mazzone nel 1978?
“Condividevo la stanza con il grande Vito Chimenti. Quante volte l’ho visto provare la famosa giocata della bicicletta in allenamento. Fuori dal campo era divertentissimo. Dopo un’amichevole estiva contro il Lecce scappammo dal ritiro per andare in discoteca. Mazzone ci beccò e non accettò le nostre scuse”.
Vito Chimenti
Perché la sua avventura in Calabria non è mai cominciata?
“Nella stessa estate tornai a Bari per qualche giorno. Volevo passare più tempo possibile con Maria, eravamo ancora fidanzati. Arrivai a Catanzaro in ritardo. Il mister non mi ha mai perdonato. Ho sbagliato, è vero. Ma ero innamorato”.
Maria è diventata sua moglie il 27 dicembre 1979.
“Il giorno dopo ero a Castellammare perché avevo gli allenamenti con la Juve Stabia. Nonostante tutto però mi è sempre stata accanto”.
Serena (a destra) con sua madre Maria
Da giocatore, si è tolto un po’ di soddisfazioni.
“Nel 1984 con il Monopoli, c’era Mario Russo in panchina, segnai di testa il gol della promozione in Serie C1. Un’emozione incredibile. I tifosi non hanno mai dimenticato quella rete, ancora oggi in città mi fermano per ricordare quel momento”.
Mario RussoAlla Puteolana nel 1987-88 è stato allenato anche da Claudio Ranieri.
“Era la sua seconda esperienza in panchina dopo la Vigor Lamezia. Lo conoscevo dai tempi del Catanzaro. Un vero secchione di tattica: si presentava agli allenamenti con le mazzette di giornali per studiare gli avversari. Marcavamo soltanto a uomo, con lui scoprimmo la zona. Seguivamo l’azione, non più gli avversari”.
Claudio Ranieri con la maglia del Catanzaro
In quella stagione, allo stadio Conte di Pozzuoli, si giocò una partita storica contro il Cagliari di Robotti.
“Gli avversari si esibivano con colpi di tacco e giocate incredibili. Ranieri ci disse di osservarli durante il riscaldamento perché in partita avremmo dovuto mangiarli vivi. Il presidente del club sardo Tonino Orrù ascoltò tutto. Un anno dopo il mister cominciò la sua avventura al Cagliari grazie a quel discorso. La partita finì 1-0 per noi”.
Lei ha smesso di giocare a 30 anni.
“Il calcio dell’epoca, soprattutto nelle serie minori, non ti assicurava un futuro dignitoso. Mio padre gestiva una fabbrica, ho iniziato a fare l’operaio. Volevo stare vicino a Maria e alle mie figlie”.
Sua moglie l’ha seguita durante la carriera?
“Si dedicava alla musica ed era giusto così. Ci ha provato quando giocavo alla Salernitana, dopo cinque mesi tornò a Bari. Non poteva vivere lontano dalla sua arte”.
Qual è il ricordo di famiglia più bello?
“Le feste che organizzavamo in casa: ballavamo, cantavamo. Maria sceglieva i brani, Nicole suonava il pianoforte e Serena si divertiva a cantare. Eravamo felici, ci bastava questo”.
Che cosa ha pensato al primo ascolto del brano dedicato a sua moglie?
“Ho pianto e basta. Credo serva molto coraggio per presentare una canzone così al Festival di Sanremo. Il pubblico ha bisogno di spensieratezza. Questa è la lettera d’amore di una figlia a una mamma che non c’è più”.
Agostino Brancale con le figlie, Nicole (al centro) e Serena
Magari è proprio questa la forza di Qui con me.
“Ognuno di noi ha vissuto la scomparsa di una persona cara. La vita va avanti, torniamo a sorridere. Ma quella sensazione di vuoto non si affievolisce mai completamente”.
La finale di sabato è la partita più importante per la famiglia Brancale. Come finisce?
“Non riuscirò a trattenere le lacrime, comunque vada. Sono sicuro che mia moglie Maria è già felice così”.
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