Marc Marquez: "Così sono uscito dall'inferno. Ma ho pensato anche al ritiro"
L'iridato della Ducati si racconta alla vigilia del Mondiale e ripercorre la carriera: "Tra cadute e operazioni è stato un viaggio emotivo enorme. Obiettivo decimo titolo? Continuo per divertirmi. Lotterò con Bagnaia e mio fratello Alex"
L'iridato della Ducati si racconta alla vigilia del Mondiale e ripercorre la carriera: "Tra cadute e operazioni è stato un viaggio emotivo enorme. Obiettivo decimo titolo? Continuo per divertirmi. Lotterò con Bagnaia e mio fratello Alex"
Mario Salvini Giornalista 28 febbraio - 00:01 - MILANODimenticate che sia stato il titolo mondiale numero nove, per quanto simbolico. Non è stata nell’aver eguagliato Valentino Rossi l’impresa di Marc. E nemmeno, o perlomeno non solo, nell’esserci riuscito a cavallo di una Ducati, come solo un anno e mezzo prima non avrebbe forse mai nemmeno immaginato. Marquez nel 2025 ha compiuto un capolavoro sportivo e umano straordinario, a prescindere da tutto, dal palmares che ha implementato e dalla moto che ha cavalcato. Semplicemente perché aveva creduto di essere finito e ha saputo ricominciare. Ed è esattamente quello, il punto: che è ripartito di botto come ci aveva abituati per anni, prima del Covid, e come temeva di non poter più fare. Solo che, non appena ha iniziato, agli occhi di tutti è sembrato normale. E il campionato 2025 è presto diventato contabilità. Un conto alla rovescia verso un titolo scontato, routine, quando invece sarebbe stato da mettere nell’antologia della stagione di tutto lo sport.
Vivi il campionato di Formula 1 da vicino con Gazzetta
Acquista il tuo biglietto a partire da 30€
VIDEO: Marquez contro Marquez, gara di accelerazioneil recupero
—"Da fuori – dice lui – mi rendo conto che sia sembrato tutto facile o automatico, ma per me non lo è stato per niente. Tornare a vincere dopo tanti anni di incertezza è stato un processo lungo, duro e pieno di dubbi. Quando passi così tanto tempo senza sentirti competitivo, senza sapere come risponderà il tuo corpo, cambia il modo di vedere le cose. Ho dovuto accettare che non ero più lo stesso pilota di prima degli infortuni e che, per tornare a un livello alto, dovevo adattarmi, essere più intelligente, avere pazienza. La prima vittoria non è stata solo una gioia sportiva; è stato un enorme peso che mi sono tolto dalle spalle. È stato come dirmi: “Ok, posso ancora farlo”. E da lì ho iniziato a ricostruire la fiducia. Da fuori sembra business as usual, ma dentro è stato un viaggio emotivo enorme. Per questo ora valuto tutto molto di più". E dunque via, si riparte. Verso il 2026 che comincia oggi in Thailandia e verso il futuro, giacché c’era un contratto da rinnovare e, come è logico, è stato fatto, almeno fino a tutto il 2028.
Cominciamo dalla fine del 2025, e dalla spalla infortunata. Come va?
"Molto meglio, anche se è stato un inverno lungo. Non ho fatto vacanze: ho seguito tutti i consigli e i tempi che i medici ci hanno dato. Mi sono allenato con le moto stradali già da dicembre, ma finché non sali su una MotoGP non sai davvero come stai. I test di Sepang sono andati molto bene, ho capito a che punto ero. E poi quelli in Thailandia mi hanno permesso di fare un altro passo per arrivare il più pronto possibile".
LEGGI ANCHE
Marquez: "Ducati molto forte. Il rinnovo? Felice con la rossa, ma devo valutare il mio fisico"
In quei mesi a casa avrà avuto modo di ripensare con calma al 2025. Sarà stato dolce farlo...
"Certo, ho avuto momenti in cui ho riflettuto su ciò che avevo ottenuto. Una delle cose più belle dell’anno scorso è che mi sono goduto molto tutto il processo, tutto il cammino. E alla fine questo è molto importante. Poi, nella vita di un atleta, si volta pagina in fretta e si pensa già a ciò che viene dopo".
Durante i cinque anni difficili hai pensato al ritiro. Si può raccontare come? Quando? Parlando con chi?
"Sì, durante quei cinque anni così complicati ho pensato al ritiro. Non era un pensiero costante, ma nei momenti più duri, quando non vedi progressi e ogni operazione sembra allungare l’incertezza, è inevitabile chiederti: “Vale davvero la pena continuare?”. Ricordo soprattutto due momenti. Il primo è stato dopo la terza operazione al braccio. Ero a casa, lontano dalle gare, e non vedevo una via d’uscita. Parlavo molto con la mia famiglia, soprattutto con mio fratello e con mia madre. Loro sanno quando sono davvero a pezzi, anche quando cerco di nasconderlo. Il secondo è stato quando sono risalito in moto per la prima volta e il dolore era ancora lì. È stato un colpo durissimo, perché avevo riposto molte aspettative in quel ritorno. In quelle settimane ho parlato molto anche con i medici e con Alberto Puig. Io sono uno che non si arrende mai, ma quando vedi che il corpo non risponde ti chiedi se non stai forzando troppo. Nonostante tutto, il ritiro non è mai diventato una decisione reale. Era un pensiero, sì, ma non un piano. Dentro di me sentivo che volevo continuare a provarci, che non avevo finito. E ogni minimo miglioramento, ogni piccolo passo avanti, mi dava forza per continuare. Posso dire che quei momenti ti cambiano: ti fanno maturare, ti obbligano a mettere le cose in prospettiva e ti fanno capire quanto ami davvero questo sport".
Quindi ha pensato: "Non riuscirò mai più a vincere"?
"Sì, certo che l’ho pensato qualche volta. È normale. Così come lo è accettare che un giorno accadrà. Ci sono stati momenti in cui pensavo: “Magari non succederà più”. Non perché non lo volessi, ma perché semplicemente non vedevo il modo di arrivarci. Allo stesso tempo, qualcosa dentro di me mi diceva che dovevo continuare a provarci, che finché ci fosse stata una possibilità, anche piccola, non potevo arrendermi. Alla fine, il lavoro e la pazienza hanno dato i loro frutti".
Marc Marquez, 33 anni, accarezza la sua Ducati MotoGP
Cosa cerca, ancora, Marc Marquez?
"Continuare a divertirmi e sentirmi competitivo. Questo è il vero motore. Dopo tutto quello che ho passato, non si tratta più solo di vincere per vincere; si tratta di sentire che sono al mio livello migliore, di dimostrare che posso ancora stare con i migliori. E cerco anche qualcosa di più personale: godermi il percorso. Prima guardavo solo il risultato; ora valuto ogni passo, ogni progresso, ogni lotta in pista. Voglio continuare a crescere come pilota e come persona, e farlo in un modo che mi renda felice. In sintesi: voglio continuare a competere al massimo, e farlo in un modo che mi riempia".
Visto il livello delle moto e della griglia, il 2026 sarà simile al 2025?
"Guardando le moto e la griglia, credo che il 2026 potrebbe essere simile al 2025, perché non ci sono grandi cambiamenti né di nomi né di marchi, ma ogni stagione è diversa e ha le sue sfumature. Alla fine, le basi non cambiano in un anno: le moto forti continueranno a esserlo e i piloti che sono stati davanti continueranno a esserlo. Non si cambia da un giorno all’altro. I team e i piloti hanno imparato molto dal 2025, quindi il livello si alzerà".
Da sinistra Alex e Marc Marquez
È strano avere tuo fratello come principale avversario? Dopo le gare state insieme o ognuno per conto suo?
"Beh... sì e no. All’inizio dell’anno scorso è stato strano, perché non eravamo abituati a condividere il podio, era qualcosa che non si era mai visto. Alla fine è tuo fratello minore, quello con cui sei cresciuto, con cui hai condiviso la stanza, i viaggi, il motocross, tutto. Ma quando abbassi la visiera non è più tuo fratello: è un pilota come gli altri, uno che vuole batterti, e tu vuoi battere lui. E questo viene naturale a entrambi. Dopo la gara dipende molto da com’è andata. Se abbiamo fatto entrambi una buona gara, subito parliamo, analizziamo, scherziamo. Se uno di noi ha avuto una giornata negativa, ognuno si prende il suo tempo per raffreddarsi. La rivalità dell’anno scorso, invece di allontanarci, ci ha unito più che mai. E questa è un’altra delle vittorie della stagione".
Il 2026 sarà solo Ducati? Chi saranno i rivali più temibili?
"È chiaro che Ducati da anni fa un grande lavoro e la griglia è piena delle sue moto, ma anche gli altri marchi hanno fatto passi importanti. Aprilia, KTM e Honda non staranno ferme e ogni stagione ci sono sorprese. Sui rivali più temibili... ce ne saranno molti. La categoria è molto serrata. Ovviamente i piloti Ducati saranno forti: Pecco, Alex saranno lì. Mi aspetto anche che Bezzecchi e Martin siano competitivi, e anche Acosta e Viñales".
Chi è stato il suo avversario più forte?
"Non posso sceglierne solo uno. Il mio riferimento quando sono arrivato in MotoGP è sempre stato Dani Pedrosa, perché era il mio compagno di squadra, aveva esperienza ed era un po’ lo specchio in cui mi guardavo. Ma ho avuto la fortuna di correre con una generazione incredibile di piloti come Valentino Rossi, Jorge Lorenzo, lo stesso Pedrosa, Andrea Dovizioso, e poi con Fabio Quartararo, Pecco Bagnaia e persino mio fratello Alex. Quello che mi rimane è che tutti questi duelli ti fanno crescere e ti fanno alzare il livello".
Eguagliare Rossi era un obiettivo? Ora che hai 9 Mondiali devi pensare ad Agostini?
"Non sono mai andato in pista pensando di eguagliare un pilota o un altro. Il mio obiettivo è sempre stato vincere, divertirmi e dare il massimo. È vero che quando accumuli titoli la gente inizia a fare paragoni, a parlare di numeri... ma per me non era un obiettivo".
LEGGI ANCHE
MotoGP GP Thailandia, dove vedere la gara di Buriram: gli orari tv di Sky e TV8, in streaming su NOW
Agostini ha detto che, guardando i numeri, il più forte di sempre è lui. È vero? I numeri non vanno pesati? (Risata)
"Giacomo è un fenomeno e ho un ottimo rapporto con lui. Numeri alla mano, è chiaro che è quello che ha vinto più titoli. In generale, non mi piace molto entrare nel dibattito su chi è il più forte di tutti i tempi. Ogni generazione ha il suo campione. Fare paragoni solo con le statistiche non riflette davvero ciò che ognuno ha dovuto vivere e superare. Alla fine l’importante è che tutti abbiamo dato qualcosa a questo sport. E se la gente vuole fare paragoni, perfetto, fa parte del gioco, ma io non corro pensando di essere “il migliore della storia". Corro per essere il miglior pilota che posso essere oggi".
Stoner invece dice che hai un punto debole che gli avversari non hanno ancora scoperto: è vero?
"Dovete chiederlo a lui (ride). Casey è un altro dei grandi piloti che ho sempre ammirato e rispettato e con cui ho un rapporto fantastico. L’ho detto molte volte: mi sarebbe piaciuto tantissimo correre contro di lui, ci saremmo divertiti davvero moltissimo".
LEGGI ANCHE
Bezzecchi: "Marquez favorito, però me la gioco". Bagnaia: "A mio agio alla guida, ora sono felice"
Per quanto correrai ancora? Quali piani hai per il futuro?
"Non so darti un numero esatto. Finché continuerò a divertirmi, finché mi sveglierò la mattina con voglia di allenarmi e finché il mio corpo risponderà, continuerò. Non mi vedo a mettere una data limite. Ho passato momenti molto difficili e so che tutto può cambiare molto in fretta, quindi preferisco viverla anno per anno. Quello che è chiaro è che, se sono in MotoGP, è per lottare davanti. Non voglio esserci solo per essere lì. Il giorno in cui vedrò che non posso più lottare o che non mi diverto più, sarò il primo a fare un passo di lato. Per ora il piano è semplice: continuare a competere, a divertirmi, a spingere forte. Il resto arriverà quando dovrà arrivare".
Leggi anche Lorenzo: "Marquez ancora favorito, ma occhio a Bezzecchi. Bagnaia è un top, deve ritrovarsi"Marquez, i record e l'appuntamento con la storia: prossima tappa il decimo titolo© RIPRODUZIONE RISERVATA