Le offese razziste, gli infortuni: Edogbo più forte di tutto. E l'Irlanda a sorpresa si spacca
Nato a Cork da genitori nigeriani. Dopo l’esordio in Nazionale gli hanno scritto "Non esistono ne*ri irlandesi" e "Perché non sei in Africa?", ma Edwin ha le spalle larghe, si è distrutto due volte il tendine d’Achille e nonostante questo a 23 anni è già al Sei Nazioni
Nato a Cork da genitori nigeriani. Dopo l’esordio in Nazionale gli hanno scritto "Non esistono ne*ri irlandesi" e "Perché non sei in Africa?", ma Edwin ha le spalle larghe, si è distrutto due volte il tendine d’Achille e nonostante questo a 23 anni è già al Sei Nazioni
Francesco Palma 28 febbraio - 11:57 - MILANOSenza due tendini d’Achille distrutti saremmo qui a parlare di Edwin Edogbo da almeno un paio d’anni. Nonostante questo, il giovane talento irlandese (nato da genitori nigeriani nel dicembre del 2002 a Cobh, cittadina della “Great Island”, un’isola vicina a Cork) è arrivato dove meritava: in Nazionale. E ha esordito nel momento più delicato: nel secondo tempo del match contro l’Italia, con gli Azzurri vicinissimi ad espugnare Dublino e con i padroni di casa che hanno dovuto sudare anche più delle proverbiali sette camicie per portarla a casa. Tutto perfetto, quindi: Edogbo entra, contribuisce a ribaltare la partita, l’Irlanda vince e tutti contenti. No, non è andata così. I social della Federazione Irlandese, in concomitanza con l’esordio di Edogbo e anche all’annuncio della formazione (nel rugby, soprattutto se sei un giocatore di mischia, andare in panchina significa comunque giocare, nel 99% dei casi) si sono riempiti di commenti a dir poco allucinanti: “Lui non è irlandese”, “I ne*ri non sono irlandesi. Gente come voi sarà sempre e solo africana”, “Perché non è in Africa? Lui è africano, così come i suoi genitori?” oltre a varie immagini di scimmie, sempre molto gettonate in questi contesti.
Ora, chiaramente si tratta di pseudo-tifosi che col rugby hanno poco o nulla a che fare, ma fa specie leggere certi commenti soprattutto in uno sport che in Irlanda dovrebbe rappresentare l’unità, visto che è l’unico (insieme all’hockey su prato) in cui EIRE e Irlanda del Nord giocano unite. E di certo non la pensano così a Cobh, dove la piccola comunità locale ha accolto fin da subito i genitori Patience e Augustine (emigrati dalla Nigeria), ha visto crescere Edwin e Sean (il fratello più piccolo, anche lui rugbista, che ha a sua volta esordito nel Munster) e li considera l’orgoglio del paese. Al punto che una volta annunciata la formazione di Irlanda-Italia, la comunità ha proiettato un messaggio di complimenti direttamente sulla faccia di Belvelly Castle di Cobh. Se non è amore questo.
la furia di sexton
—Il più arrabbiato di tutti era Johnny Sexton, leggendario numero 10 irlandese e ora assistente allenatore della Nazionale guidata da Andy Farrell: “È orribile vedere che nel 2026 debbano esistere ancora cose del genere. Come sta? Credo stia bene, è un ragazzo forte e molto umile, con i piedi per terra, e credo non abbia prestato molta attenzione alla cosa, forse non ha nemmeno visto la maggior parte dei commenti. Ma quello che è stato scritto non è accettabile. Mi dispiace per lui, mi dispiace per la sua famiglia: è stata rovinata quella che per lui doveva essere una giornata davvero speciale, quella dell’esordio”. Arrabbiatissimo anche il pilone inglese Ellis Genge: “Odio fo***tamente i social media. Avvelenano la mente delle persone. Fanno credere loro di essere invincibili”. Dello stesso avviso anche il capitano dell’Inghilterra Maro Itoje, da sempre attivo sul tema, che ci è andato ancora più pesante, riferendosi anche all’altro recente caso di razzismo, quello nei confronti di Vinicius, attaccante del Real Madrid insultato da Prestianni nel match contro il Benfica: “È incredibilmente triste. E temo che nei prossimi anni assisteremo all'enorme quantità di danni causati dai social media al nostro cervello e al nostro sviluppo cerebrale, come persone e come società. È qualcosa che nessuno dovrebbe passare e ci ricorda che c'è ancora del lavoro da fare. Che si tratti di Vinicius, di Edogbo o di chiunque altro, è terribilmente triste, ed è nostro compito sradicare questa mentalità”.
La Federazione Irlandese è subito intervenuta con un comunicato ufficiale e utilizzando un software in grado di intercettare e cancellare questi contenuti rapidamente: “Continueremo a sostenere pienamente tutti coloro che sono stati colpiti dalle azioni codarde di una minoranza, mentre le indagini sono in corso insieme ai nostri partner di Signify (una tecnologia specializzata nel contrasto degli abusi e dei comportamenti scorretti online, ndr). Il razzismo non ha posto nella società irlandese e la IRFU ha una politica di tolleranza zero verso qualsiasi forma di razzismo”.
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—Fortunatamente, Edwin ha le spalle molto larghe. Anche perché altrimenti non si arriva in Nazionale dopo due tendini d’Achille distrutti, che avevano rischiato di rovinargli una carriera da predestinato: nel 2021, a soli 19 anni, infatti, era già nel mirino di Munster, uno dei più grandi club irlandesi. Giocava nell’Academy e la prima squadra gli aveva messo gli occhi addosso, prima che un grave infortunio al tendine d’Achille sinistro chiudesse la sua stagione prima di iniziare. La “Red Army”, però, crede tantissimo in quel ragazzo tanto forte quanto educato, semplice, onesto, e l’anno dopo – quando Edogbo si rimette in piedi – lo manda in campo, e da lì non esce più fino a quando il tendine d’Achille non torna a farsi sentire.
Stavolta è “solo” una lesione parziale, ma lo costringe a saltare il Sei Nazioni under 20, il primo vero banco di prova internazionale. Alti e bassi: tanto lavoro per arrivare in alto e poi una spinta che lo butta giù, ogni volta. Edwin non molla nemmeno stavolta, e non lo fa nemmeno quando a saltare è l’altro tendine d’Achille, quello destro, e nella partita più importante: il derby contro i rivali di Leinster. È il 26 dicembre del 2023, e stavolta l’infortunio è ancora più serio. Edogbo rimane fuori un anno e mezzo: “È stata dura, ma ho cercato soltanto di lavorare duro e a testa bassa, senza pensare troppo al resto. La prima volta che sono tornato su un campo da rugby dopo 5 minuti non avevo più fiato, ma con il tempo sono stato sempre meglio”.
Il ritorno ufficiale in campo è datato 10 ottobre 2025, più di un anno e mezzo dopo, ma da quel momento Edogbo diventa inarrestabile: titolare con Munster, esordisce anche in Champions giocando tutte le 4 partite del girone (e segnando 3 mete) e conquista la meritatissima chiamata in Nazionale. Stavolta non è stato un infortunio a rovinargli la giornata, ma una manica di ignoranti, sui quali Edogbo è passato sopra esattamente come passa sopra agli avversari in campo.
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—E pensare che a Edwin piaceva il tennis, ci giocava e sognava di diventare un professionista: “A 13 anni giocavo a tennis, impazzivo per Nadal, era il mio idolo, e mi faceva divertire tantissimo il modo in cui giocava Gael Monfils, era davvero bello da guardare”. Il rugby l’ha scoperto per caso. Ci giocava suo fratello più piccolo, Sean, che proprio a gennaio ha esordito anche lui con la maglia di Munster. Un giorno, mentre lo accompagnava agli allenamenti dei Cobh Pirates, la squadra locale, l’allenatore Kevin O’Keeffe lo vide – era già più grande e grosso della media – e gli propose di provare a fare qualche allenamento: “Quando entrò per la prima volta in campo non sapeva assolutamente nulla di rugby. Non aveva nemmeno un paio di scarpe, gliele prestammo ma cresceva talmente in fretta che duravano poco. Infatti a un certo punto ho dovuto dargli le mie” raccontò il suo allenatore al giornale irlandese The42.
La tattica era ‘datela al ragazzo più grande'. Il più educato di tutti, da subito capimmo che era un campione
Il coach dei Cobh Pirates“Facemmo una settimana di allenamento e dopo lo mandammo subito in campo: all’inizio la tattica era ‘datela al ragazzo più grande e vediamo fin dove può correre’, poi però l’allenatore degli avanti, Ray Duignan, capì che giocando in mischia poteva diventare davvero bravo, lo prese sotto la sua ala e gli insegnò tutto. Era una spugna: assorbiva informazioni con una velocità impressionante. Vedevamo in lui un giocatore da Munster prima ancora che ne diventasse tifoso. E poi era di un’educazione incredibile: il più educato dell’autobus”. Edwin e il fratellino Sean sono l’orgoglio del paese, e proprio come racconta The42: “Potete chiedere a chiunque a Cobh dei fratelli Edogbo e dei loro genitori, ti diranno sempre e solo cose belle”. Alla faccia di chi scrive “non esistono neri irlandesi”.
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