Aumentano le auto in circolazione, ma calano le officine: il paradosso
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Aumentano le auto in circolazione, ma calano le officine: il paradosso

Giovedì 5 marzo 2026
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In dieci anni le auto sono aumentate di quattro milioni, ma hanno chiuso 8.400 officine. Di queste, la maggior parte sono piccole realtà indipendenti

In dieci anni le auto sono aumentate di quattro milioni, ma hanno chiuso 8.400 officine. Di queste, la maggior parte sono piccole realtà indipendenti

Giuseppe Croce 5 marzo - 14:00 - MILANO In Italia nel giro di 10 anni hanno chiuso i battenti 8.400 officine

Un report appena pubblicato dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre ha portato alla luce una dinamica del mercato automobilistico italiano che appare a prima vista del tutto paradossale ma che, a guardar bene, non lo è affatto. Nel nostro Paese si registra la maggiore densità di automobili a livello continentale, e il parco circolante continua a espandersi e a invecchiare inesorabilmente anno dopo anno. Ci si aspetterebbe, di conseguenza, una crescita parallela di tutte le attività artigianali legate alla manutenzione e riparazione dei veicoli, dalle officine meccaniche a quelle dei carrozzieri. Al contrario, i dati documentano una costante e preoccupante contrazione del numero degli autoriparatori indipendenti, cioè le classiche officine, carrozzerie ed elettrauto di quartiere, che chiudono i battenti per sempre.

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tra LE AUTO PIù VECCHIE D'EUROPA

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Attualmente, secondo la Cgia di Mestre, sulle nostre strade viaggiano oltre 41 milioni e 300 mila mezzi, con un aumento complessivo dell'11,5 per cento registrato nell'ultimo decennio, una percentuale che si traduce in ben 4 milioni e 200 mila vetture in più. Questo enorme volume porta l'Italia a detenere la maggiore densità di automobili in tutta l'Unione Europea, potendo contare su 701 vetture ogni mille abitanti, il che equivale a dire sette macchine ogni dieci persone. Ma il dato che maggiormente colpisce riguarda l'età anagrafica di questi mezzi, poiché quasi un'automobile su quattro, precisamente il 24,3 per cento dell'intero parco circolante, ha superato i vent'anni di età. Confrontando questa statistica con quella dei principali Paesi europei, emerge che tra le grandi nazioni soltanto la Spagna si trova in una situazione lievemente peggiore, toccando il 25,6 per cento di auto ultraventennali. Le distanze con le altre nazioni sono invece abissali, se si considera che in Francia la quota di mezzi storici si ferma ad appena il 12,5 per cento, e in Germania scende addirittura al 10 per cento. Analizzando le dinamiche territoriali all'interno dei nostri confini, emergono casi locali particolarmente eclatanti, con la provincia di Firenze che detiene il record italiano assoluto di densità automobilistica arrivando a 877 vetture ogni mille abitanti. Segue a strettissimo giro Isernia con 850 macchine, tallonata da Catania con 811, Frosinone con 801 e Reggio Emilia con 793. All'estremo opposto, i tassi di motorizzazione più bassi della penisola si scorgono in grandi realtà urbane, come Trieste con 579 vetture, Milano con 571 e infine Genova, che chiude la classifica nazionale con sole 511 auto ogni mille residenti.

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LE OFFICINE CHIUDONO

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Nonostante l'enorme mole di veicoli datati e presumibilmente bisognosi di cure meccaniche, le saracinesche delle autofficine si abbassano continuamente in tutta Italia. In appena dieci anni, dal 2014 al 2024, le imprese di autoriparazione sono scese da 83.700 a poco più di 75.200, registrando la scomparsa di circa 8.400 attività commerciali, con un calo drammatico del 10 per cento. Le ragioni alla base di questa profonda moria aziendale sono molteplici. In primo luogo, l'emorragia di chiusure è dettata dal vertiginoso aumento dei costi di gestione per le piccole imprese familiari, gravate da affitti, bollette energetiche, normative ambientali e costose procedure per lo smaltimento dei rifiuti speciali. A questa ascesa delle spese si contrappone la nuova abitudine dei consumatori che, per risparmiare, acquistano autonomamente i pezzi di ricambio su internet, comprimendo ulteriormente i margini di guadagno dei meccanici. Un altro fattore assolutamente determinante è la travolgente evoluzione tecnologica delle automobili contemporanee. L'avvento di centraline sofisticate, sensori per l'assistenza alla guida, e la diffusione di veicoli ibridi o totalmente elettrici, impongono aggiornamenti costanti e l'acquisto di strumentazioni diagnostiche che costano decine di migliaia di euro. Per un piccolo artigiano indipendente sostenere tali investimenti, per rimanere al passo coi tempi, risulta ormai spesso impossibile. A completare questo quadro critico interviene la pesante questione del ricambio generazionale, in quanto le nuove generazioni mostrano scarso interesse verso i mestieri prettamente manuali e considerano la vita da meccanico troppo faticosa. Di conseguenza, al giungere della pensione del meccanico, dell'elettrauto o del carrozziere, l'officina cessa semplicemente di esistere per mancanza di eredi. Da non sottovalutare nemmeno la concorrenza commerciale esercitata dalle grandi reti e dalle concessionarie ufficiali delle case madri, che offrono campagne promozionali e pacchetti di garanzia con i quali una piccola officina di paese non può competere. Infine, le garanzie ufficiali sono quasi sempre legate all'obbligo di effettuare i primi tagliandi soltanto in officina autorizzata, togliendo ulteriore lavoro ai meccanici non legati alle case automobilistiche. economiche per le autofficine.

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