Il Tottenham di Tudor sempre più giù: perde 3-1 in casa col Palace e rischia la retrocessione
Gli Spurs passano in vantaggio, poi l'espulsione di Van de Ven con rigore trasformato da Sarr (doppietta) girano il match. Tudor ha un solo punto su Forest e West Ham, terzultime
Gli Spurs passano in vantaggio, poi l'espulsione di Van de Ven con rigore trasformato da Sarr (doppietta) girano il match. Tudor ha un solo punto su Forest e West Ham, terzultime
Dal nostro corrispondente Davide Chinellato 5 marzo 2026 (modifica alle 23:34) - LONDRABuona parte dei 60.213 spettatori annunciati al Tottenham Stadium se ne sono andati già dopo l’ennesimo, orribile primo tempo. Quelli che sono rimasti fischiano appena si conclude la partita. Gli Spurs hanno appena perso 3-1 contro il Crystal Palace, l’ennesimo punto più basso, appesantito dall’espulsione del capitano Micky Van de Ven, di quello che sta diventando uno psicodramma, uno in cui il Tottenham rischia davvero di retrocedere. Il margine sul terzultimo posto si è ridotto ad appena un punto dopo questo nuovo disastro con le Eagles: è la terza sconfitta su tre con Igor Tudor in panchina, la quinta consecutiva, l’undicesima partita di campionato senza successi. Va così male che nel 2026 in Premier il Tottenham non ha ancora vinto. Va così male che la retrocessione è uno spettro reale, uno da esorcizzare nelle ultime 9 giornate di Premier. E pensare che il Tottenham la settimana prossima gioca gli ottavi di finale di Champions contro l’Atletico Madrid dopo aver chiuso il girone al 4° posto. Incredibile, vedendo quanto sia alla deriva la squadra fatta a pezzi dal Crystal Palace, fischiata dai suoi stessi tifosi fuori dal campo.
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—Persino il Wolverhampton, ultimo in classifica, da tempo condannato alla retrocessione, ha fatto meglio del Tottenham in Premier da quando il calendario dice 2026. Aver cacciato Thomas Frank tre partite fa, probabilmente con mesi di ritardo per un allenatore preso dal Brentford e che mai è sembrato avere la mentalità giusta per un grande club, non ha cambiato di molto le cose. Igor Tudor, scelto tra la sorpresa generale, è entrato a gamba tesa sugli Spurs come era entrato la stagione scorsa alla Juve e quella prima alla Lazio, ma nemmeno i suoi modi spicci e dritti al punto sono riusciti a scuotere una squadra alla deriva, una che in campo sembra aver smarrito da tempo la strada della rispettabilità. Il talento ci sarebbe anche, nonostante l’impressionante catena di infortuni che da tempo riduce i giocatori disponibili, ma in campo in Premier non si vede mai, rimpiazzato da un’accozzaglia di errori che cancellano le poche cose belle. Prendete la sfida col Palace, per esempio: quattro minuti dopo il gol del vantaggio di Dominic Solanke, Van de Ven afferra in area Ismaila Sarr, libero dopo un errore difensivo, e si prende il rosso per aver negato una chiara occasione da gol. L’olandese è di gran lunga il giocatore con più talento di questa rosa senza una vera stella, ma anche lui, come Guglielmo Vicario e i pochi altri che dovrebbero essere certezze, finisce per farsi prendere dal grigiore generale.
Igor Tudor. Getty
In dieci gli Spurs subisce le iniziative del Palace, incassando la rete dell'1-2 al 1' di recupero del primo tempo. Mathys Tel effettua un passaggio rischioso al limite della propria area, consentendo ad Adam Wharton di servire Jorgen Strand Larsen. Il nazionale norvegese insacca tra le gambe di Vicario da distanza ravvicinata. Al settimo di recupero arriva anche il tris, con la doppietta di Sarr. Il motto degli Spurs è “To dare is to do”, per fare bisogna osare, ma nessuno sembra aver voglia di osare. Tanto che Tudor dopo la sconfitta col Fulham ha battuto su tasti simili a quelli che prima di lui avevano toccato Antonio Conte e Ange Postecoglou, quelli di un club dove fare il minimo basta e avanza. Solo che a questo gruppo non sta riuscendo nemmeno il minimo.
La delusione di Kevin Danso. Getty
crisi
—È uno dei motivi principali della crisi, una delle ragioni per cui più che all’Atletico al Tottenham tutti guardano allo scontro diretto del 22 marzo in casa col Nottingham Forest, uno da non fallire per essere sicuri di tenersi dietro in classifica almeno un’altra squadra, oltre alle quasi condannate Wolverhampton e Burnley. Essere al secondo posto nella classifica di Forbes delle squadre di calcio più redditizie del 2026, con una valutazione di 2,84 miliardi di euro, o avere lo stadio più bello della Premier League, da solo non basterà ad evitare al Tottenham l’incubo della prima retrocessione dal 1977. E rischia di non bastare nemmeno il carisma di Tudor, già in discussione dopo la terza sconfitta su tre. Non basteranno i fischi, misto di paura e delusione, dei tifosi che sono rimasti fino alla fine contro il Palace. Il Tottenham per salvarsi deve ricominciare a vincere, a credere in sé stesso, a osare. È proprio quello che questa squadra che la settimana prossima giocherà gli ottavi di Champions ha smesso da tempo di fare.
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