Ninna Quario: "Noi con Fede il contrario del padre di Agassi. Ma vorrei dei nipotini da portare a sciare"
La Gazzetta dello Sport

Ninna Quario: "Noi con Fede il contrario del padre di Agassi. Ma vorrei dei nipotini da portare a sciare"

Domenica 8 marzo 2026
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La mamma di Brignone, ex campionessa: "Lo sci per lei è passione, non risultato. Lasciare? Lo dice da quando ha 18 anni..."

La mamma di Brignone, ex campionessa: "Lo sci per lei è passione, non risultato. Lasciare? Lo dice da quando ha 18 anni..."

Marisa Poli Giornalista 8 marzo - 06:23 - MILANO

Dal colpo di fulmine con gli sci rubati a un anno e mezzo da un negozio sino al doppio oro olimpico da leggenda; dalle prime sciate in famiglia alle due Coppe del Mondo, come mai nessuno prima; dalla stagione più bella in carriera all’inferno di un infortunio crudele al ritorno. Mamma Ninna Quario ha negli occhi e nel cuore le imprese di Fede, al secolo Federica Brignone. Le emozioni di Cortina sono ancora vive. “Le ho detto di godersela, che ha fatto una cosa grandiosa. Di apprezzare l’affetto della gente, perché sono momenti che non tornano più”. 

VIDEO: Brignone dopo l'oro olimpico: "Continuare la stagione? Sì, ma a queste condizioni..."

Dopo il secondo oro a Cortina ha detto a Federica di ritirarsi. E lei come l’ha presa? 

“Ci siamo viste in camera, erano passate ore da quando aveva vinto il gigante. Mi ha detto: 'Domani ho una conferenza stampa e non so più che dire'. E io: 'Potresti dire che ti ritiri'. E lei: 'Ma cosa dici?'. Anche prima dell’Olimpiade ne avevamo parlato con Fede e Davide: se per caso fate medaglia, poi vi ritirate. E lei: ma figurati se vinco una medaglia”. 

Lei ha lasciato lo sci a meno di 25 anni. Cosa era successo?

“A 16 anni ero già in Coppa del Mondo, a 17 ho vinto la prima gara, forse poi non ho mantenuto le promesse (ha vinto 4 slalom di Coppa, è stata quarta ai Giochi di Lake Placid ‘80, ndr). Ma non ero più motivata, era andato via il mio allenatore, Stefano Dalmasso. In testa avevo già l’idea di diventare giornalista, ad aprile andai da Gianni Bianco, a “Sci”, e ho cominciato a collaborare”. 

C’è un’altra via rispetto a quella del papà di Agassi raccontata in Open per essere genitori di una campionessa?

“Siamo sempre stati tutti competitivi a casa, ma Fede non ha mai avuto come obiettivo il risultato. Potete leggerlo nel mio libro, “Due vite”. Siamo l’esatto contrario di papà Agassi, lo sci non è mai stato un obbligo, ma una passione condivisa, senza stress, abbiamo sempre preso solo il lato bello dello sport”. 

Come è nata la vostra passione per lo sci? 

“Coi miei genitori andavo a Courmayeur. Mio zio era ingegnere, lavorava lì. Io a 3 anni sciavo in un prato che adesso non c’è più, ora ci sono condomini. Quando avevo 5 anni mio fratello Federico si è rotto una gamba, siamo stati costretti a rimanere lì a lungo, mi hanno iscritto a una kinderheim e avevo un maestro tutto per me”. 

E Fede? 

“Nelle vacanze di Natale del 1991, quando non aveva ancora un anno e mezzo, ha visto un paio di scietti di plastica in un negozio. Li ha presi e non voleva più mollarli. Ha avuto subito una passione pazzesca”. 

Per seguire questa passione vi siete trasferiti in Val d’Aosta? 

“No, avevo già vissuto in montagna, mi è sempre piaciuto. E anche per Daniele (il papà di Fede), maestro di sci e allenatore, era meglio. Fede doveva cominciare la scuola e abbiamo deciso di vivere a La Salle”. 

Già da bambina aveva una marcia in più? 

“Onestamente no. Era bravina. Suo papà però vedeva in lei il talento tecnico, la naturalezza, la facilità della sciata”. 

Ha sempre detto che Davide era più forte. 

“Sì, ma ha avuto tanti infortuni e ha dovuto dire basta. Non riusciva a fare una stagione senza farsi male e per emergere, nello sci maschile, c’è più concorrenza che in quello femminile”. 

Ha mai avuto paura guardando una gara di Federica? 

“No, mi ha sempre dato l’impressione di essere in controllo. So che quando non è sicura non rischia. Ma quando si è fatta male non è stato perché ha sbagliato, è stata solo sfiga: ha infilato una porta che non si è aperta, questione di centimetri. In generale sono a mio agio quando vedo scendere Fede, è padrona di quello che fa. Mi spaventa più quando fa downhill in bici”. 

La sua gara più bella? 

“Quando vinsi al Sestriere nel dicembre ‘83, perché vinsi in Italia dopo un periodo di crisi. È stata anche l’ultima vittoria”. 

Il successo più bello di Fede? 

“Il gigante ai Mondiali di Saalbach un anno fa: grandiosa”.

È la migliore interprete dello sci moderno? 

“Il giudizio tocca ad altri, io la paragonerei a Deborah Compagnoni per la naturalezza dello stile”. 

Da mamma quanto è orgogliosa di Fede e Davide che vincono insieme? 

“Per me è una tranquillità sapere che sono insieme, che Fede ha una persona vicina con cui sfogarsi. Prima ero io il parafulmine numero 1; da dieci anni è lui, io sono la numero 2”. 

Che futuro immagina? 

“Spero possano promuovere il messaggio che si può fare sport in un modo diverso, non esasperato, ma come gioco. E spero anche che mettano su famiglia. Vorrei portare i nipotini a sciare prima di essere decrepita”. 

Ma Fede smetterà? 

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“È da quando ha 18 anni che dice di voler smettere. Ormai non ci credo più”.

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