Billie Jean King: "La mia battaglia dei sessi non era tennis ma cambiamento. Kyrgios-Sabalenka invece..."
Ex n.1 del tennis e attivista per la parità di genere: "Il traguardo è lontano, lavoriamo con gli uomini"
Ex n.1 del tennis e attivista per la parità di genere: "Il traguardo è lontano, lavoriamo con gli uomini"
Federica Cocchi Giornalista 8 marzo - 06:13 - MILANOBillie Jean King è il tennis in tutte le sue sfaccettature. Campionessa in campo e e fuori, è l’icona del tennis femminile. Era la leader delle Super Nine, il gruppo di pioniere che hanno creato il primo circuito professionistico di tennis femminile, fondatrice e prima presidentessa della Wta, prima donna a guadagnare 100 mila dollari in una sola stagione nel tennis e figura chiave nel convincere lo US Open a diventare il primo Slam con la parità del montepremi per il torneo maschile e femminile nel 1973, lo stesso anno della famosa Battaglia dei Sessi, la sfida con Bobby Riggs passata alla storia e ripetuta, con spirito completamente diverso, da Aryna Sabalenka e Nick Kyrgios pochi mesi fa.
VIDEO: Tennis, la denuncia di Lucrezia Stefanini: "Mi hanno minacciata di morte..."Billie Jean lei è una grande appassionata dell’Italia, ed è stata lei nelle ultime due edizioni a premiare la squadra azzurra di Tathiana Garbin nella Coppa che porta il suo nome, come vede il nostro tennis?
"È fantastico. Jannik Sinner, Jasmine Paolini e le squadre di Davis Cup e Billie Jean King Cup danno lustro al movimento. Ma l’Italia, se non sbaglio, ha anche stabilito il record di medaglie olimpiche invernali a Milano Cortina: lo sport italiano vive un periodo straordinario".
Lei è da sempre impegnata nella lotta per l’uguaglianza nello sport e non solo. Da dove è nata questa urgenza?
"Tutto nasce da un momento che ho vissuto al Los Angeles Tennis Club: avevo 12 anni, mi guardai intorno e vidi che tutti quelli che giocavano a tennis indossavano abiti bianchi, giocavano con palline bianche ed erano bianchi. Mi chiesi: “dove sono tutti gli altri?”. Quel giorno decisi di dedicare la mia vita all’uguaglianza".
Quali sono state le sfide più grandi che ha affrontato come donna nello sport?
"Uguaglianza e inclusione. Sono stata fortunata a praticare uno sport in cui competono sia donne sia uomini. Ho sempre voluto che uomini e donne fossero insieme nel tennis, perché, proprio come nella vita, siamo più forti quando lavoriamo insieme. Quando il tennis diventò professionistico nel 1968, volevo che uomini e donne rimanessero uniti. Ma quando gli uomini fondarono l’Atp nel 1972 ci esclusero, e questo portò alla nascita della Wta nel 1973. Ancora oggi penso che Atp e Wta dovrebbero lavorare fianco a fianco".
Vidi che tutti quelli che giocavano a tennis indossavano abiti bianchi, giocavano con palline bianche ed erano bianchi. Mi chiesi: “dove sono tutti gli altri?”
In quali ambiti dello sport resiste ancora oggi una forte disuguaglianza di genere?
"Negli sport professionistici, lo sport femminile è ancora indietro per investimenti e valutazioni mediatiche. Per anni è stato semplicemente “aggiunto” a quello maschile senza costi significativi. Oggi stiamo ancora pagando il prezzo di quella scelta. I media sono dove si trovano i soldi: più velocemente arriveremo alla parità, meglio sarà per tutti".
Quanto è cruciale, oggi, che le donne occupino posizioni di leadership nelle organizzazioni sportive?
"Più abbiamo un posto al tavolo e un voto nelle decisioni, più possiamo contribuire alle organizzazioni. Si vince quando si ascoltano persone diverse tra loro. Un buon leader si circonda di persone che magari pensano in modo diverso, ma condividono la stessa visione. Oggi sappiamo anche che quando almeno il 30% dei posti nei consigli di amministrazione è occupato da donne, le aziende sono più redditizie".
Pochi mesi fa si è discusso molto della “nuova” Battaglia dei Sessi, con Sabalenka e Kyrgios di segno completamente diverso rispetto alla sua sfida contro Bobby Riggs. Cosa ne pensa?
"La mia partita contro Bobby riguardava più il cambiamento sociale che il tennis. Il 1973 era culturalmente molto diverso da oggi e l’impatto fu enorme. La nostra ebbe un pubblico televisivo globale di circa 90 milioni di persone. Molte donne mi dissero che, dopo averla vista, si sentirono più sicure nel chiedere ciò che volevano e di cui avevano bisogno. Molti uomini dissero di volere le stesse opportunità per figlie e figli... La versione del 2025 è stata diversa: era intrattenimento".
Quale messaggio vorresti inviare alle ragazze di tutto il mondo che sognano una carriera nello sport?
"Lo sport insegna alle ragazze a fidarsi del proprio corpo, ed è fondamentale. Le ragazze che praticano sport sono più sane, hanno più autostima, meno stress e risultati scolastici migliori".
Cosa deve ancora succedere perché si possa finalmente parlare di uguaglianza raggiunta?
"Onestamente, dobbiamo arrivare allo stesso livello di ciò che gli uomini hanno già. Non ci siamo ancora e il lavoro da fare è davvero molto. So però che non smetterò mai di impegnarmi per l’uguaglianza: nello sport e nella vita".
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