Napoli, Conte e la strategia del silenzio: perché da 4 mesi non parla prima delle partite
La Gazzetta dello Sport

Napoli, Conte e la strategia del silenzio: perché da 4 mesi non parla prima delle partite

Venerdì 13 marzo 2026
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L'allenatore del Napoli non fa conferenze prima delle sfide di Serie A dal 17 ottobre. Da lì in poi lo si è visto solo prima delle gare di Champions o di Coppa Italia. E quando serviva ci ha pensato ADL su X...

L'allenatore del Napoli non fa conferenze prima delle sfide di Serie A dal 17 ottobre. Da lì in poi lo si è visto solo prima delle gare di Champions o di Coppa Italia. E quando serviva ci ha pensato ADL su X...

Alessandra Vaccaro 13 marzo - 17:35 - MILANO

Antonio Conte, uomo del Sud, irruento, a tratti veemente e sicuramente senza peli sulla lingua. Non è più lo stesso. L’allenatore del Napoli non parla più, sceglie la via del silenzio, rinunciando alle conferenze stampa pre-partita. Conte non presenta le gare di campionato del Napoli da ottobre scorso, dalla settima giornata di serie A. L’ultima volta che si è presentato al cospetto dei giornalisti risale alla gara di andata contro il Torino, era ancora il 2025, il 17 ottobre, prima della partenza con destinazione Piemonte. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Era ancora il Napoli dei Fab four, Conte aveva ancora a disposizione i professori del centrocampo, era ancora l’epoca del 4-1-4-1. C’erano Anguissa e De Bruyne al massimo della forma e l’emergenza infortuni era blanda, costellata da guai sporadici e di routine. È stato proprio nel girone d’andata che qualcosa si è spezzato, in quei giorni a cavallo tra ottobre e novembre. Prima la sconfitta per 1-0 in casa del Torino, poi la disfatta di Eindhoven per 6-2. Una manciata di partite di assestamento, che parevano aver spazzato via qualsiasi principio di crisi: la vittoria roboante contro l’Inter per 3-1 al Maradona, che è costata al Napoli la lesione del bicipite femorale della coscia destra di De Bruyne, ma anche la vittoria di misura al Via del Mare, quindi il pareggio a reti inviolate contro Fabregas e quello ancora più scialbo in Champions contro l’Eintracht. Poi, una partita che Conte deve aver segnato in rosso sul calendario: Bologna-Napoli 2-0. È stata quella la gara che ha cambiato irrimediabilmente la comunicazione di Antonio Conte. Nel post partita del Dall’Ara, una conferenza fiume del tecnico del Napoli, aveva fatto presagire il peggio, addirittura che fosse vicino alle dimissioni: “Non c’è più quell’alchimia, quella voglia di combattere tutti insieme, e non so se riusciremo a cambiare la situazione: significa che io non sto facendo un buon lavoro perché non vedo energia positiva, passione, cuore, e ognuno pensa a se stesso. Ed è giusto che il club sappia. Io non voglio accompagnare un morto”.

De Laurentiis

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Parole forti, ma anche oneste, di un allenatore che si è sentito di rendere nota una situazione di reale difficoltà. Sono seguiti giorni di silenzio e di permessi familiari, che hanno tenuto i tifosi azzurri con il fiato sospeso fino al post del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis che ha tranquillizzato tutti: “Leggo sul web la favola delle dimissioni di Conte. I pensieri non sono sempre giusti e condivisibili. Sono orgoglioso di avere al mio fianco e al fianco del Napoli e dei calciatori un uomo vero come Antonio Conte”. Il silenzio di Conte spesso è stato sopperito dai post su X del presidente del Napoli, che dopo la mini crisi di Bologna, ha esternato il proprio entusiasmo per un filotto di risultati positivi.

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infortuni e silenzi

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Nel frattempo, Conte è rientrato a Napoli, tutto è tornato al proprio posto, ma complice il doppio impegno settimanale, ha deciso di parlare in conferenza stampa prima delle gare di Champions League, perché tassativo, e di evitare sistematicamente le conferenze prima dei match di campionato. Tuttavia, quando gli impegni infrasettimanali del Napoli si sono dissolti, il silenzio di Conte è proseguito e probabilmente accompagnerà il Napoli fino a fine stagione. Certo, Conte non ha vissuto momenti idilliaci negli ultimi mesi. Si è trovato a dover fronteggiare infortuni muscolari continui, sfiorando quota 40 guai totali comprese le recidive, un mercato a saldo zero che per uno esigente come lui non deve essere stata una passeggiata, la delusione per l’uscita di due giocatori come Lucca e Lang che avrebbero dovuto rappresentare i pezzi pregiati del suo nuovo Napoli, l’uscita dalla Champions, con annesso piazzamento al trentesimo posto in classifica, e quella dalla Coppa Italia, ma anche gli evidenti errori arbitrali a scapito degli azzurri. Il Napoli, però, malgrado tutto, è riuscito, grazie alla perseveranza del suo allenatore, a trionfare il Supercoppa e a ritagliarsi un posto importante sul podio della serie A: terzo con 56 punti alle spalle delle milanesi. Se è vero che Conte ha scelto la via del campo e del duro lavoro, che è il mantra della sua vita, è pur vero che la sua versione “fiume in piena” manca a tutta la serie A. Ci si dovrà accontentare della sua ultima uscita cult, alla Mourinho, quando dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia si è presentato in conferenza stampa con il pollice e l’indice in su per indicare i due trofei vinti in un anno e mezzo in azzurro: scudetto e Supercoppa, che gli perdonano anche il silenzio.

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