Oracle, Yankees, Barcellona: lepri, cacciatori e la forza mentale che decide le grandi rimonte
Quasi sempre vince chi è davanti, ma qualche volta s'impone un paradosso: il vantaggio diventa un fardello, chi insegue può osare
premessa alla Catalano: meglio essere in testa con 7 punti di vantaggio che dover inseguire e non avere margini di errore. È così: nove volte su dieci vince chi è davanti anche per la ragione banale che, se si ritrova lì, non è per caso, ma (quasi sempre) perché è più forte. Però se nello sport è azzardato scrivere la parola fine prima dell’ultima pagina è perché la storia è piena di underdog che ce la fanno, di imprese non preventivabili, di giochi mentali, di clamorose rimonte. La lepre scappa, è davanti, detta il ritmo. Il cacciatore insegue, studia, aspetta l’errore. È una dinamica primordiale, quasi animale, che torna in ogni disciplina: dal ciclismo alla F.1, dal tennis al calcio. Quest’anno prende forma (anche) nella corsa parallela di Inter e Milan.