Brutte partenze e poi vittorie: il paradosso Mercedes. E la McLaren è tornata: perchè?
La Gazzetta dello Sport

Brutte partenze e poi vittorie: il paradosso Mercedes. E la McLaren è tornata: perchè?

Lunedì 30 marzo 2026
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Anche Suzuka ha confermato le difficoltà delle W17 al via, compensate da una grande capacità di recupero in gara. Il team campione del mondo, dopo la debacle in Cina, si è dimostrato ancora competitivo e ha saputo sfruttare meglio la power unit Mercedes. Ecco come hanno fatto entrambe  

Anche Suzuka ha confermato le difficoltà delle W17 al via, compensate da una grande capacità di recupero in gara. Il team campione del mondo, dopo la debacle in Cina, si è dimostrato ancora competitivo e ha saputo sfruttare meglio la power unit Mercedes. Ecco come hanno fatto entrambe  

Paolo Filisetti 30 marzo - 11:37 - MILANO Le prime fasi del GP del Giappone appena dopo la partenza

A livello tecnico, il GP del Giappone ha messo in risalto due elementi sopra tutti gli altri. La Mercedes resta vulnerabile in partenza, ma poi riesce, grazie soprattutto — anche se non solo — all’efficacia della propria power unit, a recuperare rapidamente terreno. E poi c'è la McLaren, tornata a prestazioni degne del team campione del mondo in carica. Il primo dato, nel caso specifico del poleman e poi vincitore Antonelli, è stato sicuramente amplificato da uno stacco della frizione non preciso in partenza, operato da Kimi, che al termine della gara ha ammesso di dover migliorare l’efficacia delle proprie partenze. Come avevamo già visto a Melbourne — dove, peraltro, l’effetto era stato macroscopico — Mercedes, probabilmente in relazione alle routine di ricarica impostate (per il giro di formazione se ne adotta una specifica), non riesce a utilizzare immediatamente tutta la potenza elettrica disponibile, producendo un avvio meno bruciante rispetto ad altre monoposto. In parte, rispetto ad esempio alla Ferrari, questo effetto è amplificato dal diametro maggiore della turbina rispetto a quella adottata dalla Scuderia. In ogni caso, vale la pena chiarirlo, si tratta di un’impostazione scelta dal team di Brackley, mentre la McLaren sembra sfruttare una routine di ricarica — ma soprattutto di erogazione dell’energia allo start — meno penalizzante, a parità di propulsore. 

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È stata evidente la capacità di recupero mostrata da entrambe le W17, che adottano — e qui a Suzuka lo si è percepito chiaramente — una strategia di ricarica in punti lievemente diversi rispetto agli avversari, seppur in modo meno marcato rispetto a Melbourne. È infatti corretto sottolineare che, pur essendo solo alla terza gara, si sta già delineando una progressiva convergenza. Ciò significa che anche i rivali di Mercedes, non dotati della power unit di Brixworth — in primis Ferrari — hanno intrapreso una prima curva di apprendimento, che consente loro di non essere sempre, in ogni punto e condizione del tracciato, vulnerabili all’erogazione della potenza elettrica dei propulsori Mercedes. Peraltro, lo stesso Russell, nella lotta per il terzo posto con Leclerc, è stato vittima di un improvviso calo di potenza sul rettilineo che porta alla 130R, episodio sfruttato dal monegasco per il sorpasso, prima di respingere gli attacchi dell’inglese grazie a una strategia di erogazione della potenza non radicalmente diversa da quella della W17. 

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La nota più rilevante dell’intero fine settimana è stata il ritorno alla competitività della McLaren. In realtà, si tratta di un dato che può sorprendere solo parzialmente. A frenare le prestazioni della MCL40 e a impedirne la partenza in Cina sono stati problemi di integrazione tra il propulsore Mercedes e l’elettronica di gestione della vettura (in particolare la trasmissione). Una difficoltà di dialogo che, una volta risolta, ha permesso a Suzuka di sfruttare — soprattutto con Piastri — le caratteristiche vincenti del propulsore. La MCL40 non è ancora perfetta in ogni condizione: nelle prove libere, infatti, il suo passo gara era apparso decisamente inferiore a quello della W17, soprattutto nella gestione del degrado gomme. L’intervento della Safety Car ha parzialmente attenuato questa criticità, permettendo a Piastri di mantenere un ritmo adeguato: non sufficiente a impensierire Antonelli, ma abbastanza per controllare Leclerc e Russell, impegnati nella lotta per l’ultimo gradino del podio. In definitiva, emerge in modo inconfutabile la posizione dominante di Mercedes, soprattutto per la sua power unit, considerando cinque propulsori della Stella nelle prime sette posizioni. Tuttavia, Suzuka lascia intravedere come i valori in campo — quantomeno in gara — possano progressivamente diventare più sfumati tra i tre top team, anche grazie a un mese di intenso sviluppo in fabbrica, a partire da Miami.

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