Stefano Manzi: "Il titolo Supersport non mi ha cambiato, è parte della crescita"
La Gazzetta dello Sport

Stefano Manzi: "Il titolo Supersport non mi ha cambiato, è parte della crescita"

Mercoledì 8 aprile 2026
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Fra test invernali limitati e condizione fisica da ritrovare, il riminese della Yamaha spiega le difficoltà del debutto tra le derivate di serie: "Mi servirà metà stagione per esprimere il mio potenziale"

Fra test invernali limitati e condizione fisica da ritrovare, il riminese della Yamaha spiega le difficoltà del debutto tra le derivate di serie: "Mi servirà metà stagione per esprimere il mio potenziale"

Adriano Bestetti 8 aprile - 13:56 - MILANO Stefano Manzi, campione del mondo in carica della classe Supersport

Il 2025 ha rappresentato, sotto molti aspetti, un anno di svolta nella carriera di Stefano Manzi, pilota romagnolo con diverse stagioni nel Motomondiale alle spalle, maturato definitivamente nella sua recente esperienza nel Mondiale Supersport. Dopo essersi classificato due volte secondo, l'anno scorso Manzi ha finalmente coronato la sua rincorsa al titolo di categoria con la Yamaha R9 del team olandese Ten Kate: un successo che gli ha permesso di guadagnarsi "sul campo" la promozione nel Mondiale Superbike. Anche a causa di una preseason funestata dal maltempo, quest’anno Manzi è ancora alla ricerca del miglior feeling con la sua nuova R1 e, per questo, non ha brillato nei primi due appuntamenti stagionali di Phillip Island e Portimao con il team Gytr Grt. Lo abbiamo incontrato in occasione del recente Racing Day 2026 di Yamaha a Gerno, dove era ospite d'onore, poco prima del round portoghese, per saperne di più su questo nuovo capitolo della sua avventura.

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Stefano, il fatto di affrontare la nuova stagione con un titolo di campione del mondo in bacheca ha cambiato il tuo approccio? Ti senti diverso, come pilota? 
"No, diverso no, per me (il titolo) è comunque parte di un percorso di crescita, come poi lo è la vita normale di tutte le persone. Diciamo che, con l'andare avanti degli anni, si matura, per fortuna, e questo aiuta anche sul lato professionale. Sono cresciuto anche a livello personale rispetto a qualche anno fa. È stato un percorso che, se dobbiamo dargli una data, è cominciato nel 2023 quando sono passato a Yamaha, con Ten Kate, un team di alto livello che ha vinto tantissimo. Con loro sono cresciuto in tutti gli aspetti e questo mi ha portato poi a raggiungere il mio obiettivo, che era quello di diventare campione del mondo, un traguardo raggiunto al terzo anno e che prima mi era sfuggito per due anni di fila. Ora c'è stato questo passaggio in Superbike, sempre con Yamaha, che non dico che era d'obbligo, però si inquadra all’interno di questo cammino fatto insieme".

Yamaha quindi ha avuto e sta avendo un ruolo importante nel supportare questa tua crescita … 
"Ho un contratto di cinque anni con Yamaha: ne sono passati tre, quindi ci aspettano ancora due stagioni insieme per inseguire i nostri obiettivi. È stato un percorso importante. Quando un pilota entra nel mondo Yamaha, se dimostra di meritare, viene accompagnato fino alla Superbike, che penso che sia un po' l'obiettivo di tutti. Quindi, dal mio punto di vista, stanno facendo un grandissimo lavoro. Sono impegnati in tanti campionati e non è facile gestire tutto questo, però lo stanno facendo bene".

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Adesso che hai affrontato il tuo primo weekend di gare in Superbike, a cosa credi di poter aspirare quest’anno una volta tornato in forma? 
"È complicato definire degli obiettivi in questo momento, perché nei test dello scorso anno ero andato subito molto bene, girando forte e trovando un buon feeling con la moto. Purtroppo l’inizio del 2026 è stato condizionato dal meteo: in quattro giornate di test siamo riusciti a fare solo 20 giri a causa della pioggia. E in Australia mi sono infortunato nel test. Quindi ho corso il primo round da infortunato e questo non è stato d'aiuto. Poi avremmo dovuto fare un altro test dove però, di nuovo, non si è riusciti a girare a causa della pioggia. Per questo è un po' difficile fissare delle aspettative. L'obiettivo del momento è quello di tornare fisicamente al 100%, il prima possibile. Però i tempi di recupero, purtroppo, non li posso decidere io. E poi abbiamo bisogno di fare gare e test con la moto, per capirci un po' meglio, perché tutte queste cose che sono successe insieme ci hanno fatto perdere un po’ la strada. Rispetto ad altri, siamo probabilmente un po' più indietro col piano dei lavori".

Realisticamente, quanto tempo credi ti ci vorrà per raggiungere il top della forma fisica e dell’affiatamento con la tua nuova R1? 
"Come dicevo, è difficile porsi un obiettivo al momento anche in termini di tempistiche. Credo che ci vorrà almeno metà stagione per raggiungere il pieno potenziale, quindi quello potrebbe essere un buon periodo per cominciare a capire. Magari dopo la pausa estiva, quindi dalla ripresa a settembre in Francia, si potrà cominciare a valutare un po' più questo aspetto, ma fino ad allora non mi voglio mettere pressioni o darmi degli obiettivi: voglio solo fare il mio percorso".

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Nella tua precedente intervista con Gazzetta Motori ci avevi parlato delle differenze tra la R9, con cui sei diventato campione Supersport, e la R6 con cui avevi precedentemente sfiorato il titolo in due occasioni. Hai dovuto cambiare molto il tuo stile per la Superbike? 
"La R9 richiede una guida non troppo diversa dalle 1.000 cc della Superbike. Ha tanto tiro e un po’ meno allungo, bisogna saper sfruttare bene l'uscita di curva. Si "spigola" un po' di più e si fa un po' più di pick up in uscita, ma, alla luce degli attuali regolamenti, è proprio quello che serve per vincere in Supersport".

Guardando oggi alle tue stagioni nel Motomondiale e, più in generale, alla tua carriera nel suo insieme, c’è qualcosa che avresti fatto diversamente? 
"Ciò che mi ha portato da piccolo ad essere subito veloce, a vincere e comunque ad arrivare con un bello slancio nel mondiale, è stata, diciamo, una certa "inquadratura", una professionalità a 360 gradi anche al di fuori delle moto. Poi negli anni dell'adolescenza mi sono un po’ perso, non ero molto concentrato, e questo mi ha portato a non ottenere risultati con le moto. Poi ho ritrovato quel focus qualche anno dopo. Per questo, un consiglio che darei ai giovani piloti sarebbe quello stare sempre concentrati su quello che si fa. Perché è quello che mi è mancato in quegli anni. Ho sempre saputo come andar forte in moto, però, al giorno d'oggi, non è solo questione di guidare bene in pista. Conta anche tutto quello che ci sta attorno". 

Anche se, in certi casi, i giovanissimi piloti di oggi sono già fin troppo concentrati ... 
"È vero, se guardo i ragazzini adesso … mi sembra che una volta ci divertivamo di più. Adesso alcuni sono già più “inquadrati” di noi professionisti [ride]. Sarebbe facile dir loro di prenderla con un po’ più di leggerezza, ma a volte sono gli stessi genitori a mettergli addosso tanta pressione. Quindi io dico che sì, bisogna essere molto professionali perché serve e servirà più avanti nel corso della carriera, ma dico anche di non dimenticare il fattore divertimento, perché quello resta alla base di tutto".

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Ai tempi delle tue prime stagioni nel Motomondiale si diceva che la tua stazza potesse rappresentare un handicap per te nelle classi minori. Eri anche tu di questo avviso? 
"No. Magari giusto un po' in Moto3, ma alla fine ho corso anche con piloti più alti di me. Alla fine non sono mai stato né il più alto, né il più pesante, quindi questo non è mai stato un limite, secondo me".

Nel tuo anno di debutto in Moto2, nel 2018, ti ritrovasti nel team Sky Vr46 con un altro rookie italiano: Francesco Bagnaia. Ai tempi avresti pronosticato per lui un avvenire da campione del mondo della MotoGP? 
"Lui era già andato bene in Moto3, dove aveva raccolto podi e vittorie l'anno prima con Mahindra. Ed è andato subito bene al primo anno in Moto2, cominciando presto a fare dei podi. E la Moto2 di allora, con le gomme Dunlop e il motore Honda, era piuttosto difficile da domare. Visto il modo in cui Bagnaia aveva debuttato in quella stagione, si poteva capire che sarebbe diventato qualcuno, e che avrebbe potuto vincere qualcosa … perlomeno in Moto2. E, infatti, vinse il titolo l'anno dopo. Si vedeva che era già molto molto “inquadrato” e che aveva un enorme potenziale. In quella particolare stagione in Moto2, quando siamo stati compagni di squadra, fece veramente stra-bene. Mi impressionò molto, non me lo aspettavo neanch'io".

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