Todt: "Schumi non sapeva barare, era un falso arrogante". E sugli episodi di Jerez e Montecarlo rivela che...
La Gazzetta dello Sport

Todt: "Schumi non sapeva barare, era un falso arrogante". E sugli episodi di Jerez e Montecarlo rivela che...

Sabato 11 aprile 2026
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L'ex team principal della Ferrari ha rivelato i dettagli di due controversi episodi del tedesco: "In Spagna colpì Villeneuve intenzionalmente, quando stai per perdere il campionato il cervello reagisce in modo diverso. A Montecarlo nel 2006 con Alonso..."

L'ex team principal della Ferrari ha rivelato i dettagli di due controversi episodi del tedesco: "In Spagna colpì Villeneuve intenzionalmente, quando stai per perdere il campionato il cervello reagisce in modo diverso. A Montecarlo nel 2006 con Alonso..."

Giusto Ferronato Giornalista 11 aprile - 11:53 - MILANO L'incidente Schumacher-Villeneuve di Jerez 1997

"Michael Schumacher non sapeva come si fa a imbrogliare". Fa impressione sentire questa parole pronunciate oggi da Jean Todt. Eppure è proprio da questa premessa che parte la rilettura più onesta, e per certi versi più umana, che il dirigente francese abbia mai offerto del loro sodalizio sotto le insegne della Ferrari. L'ex team principal della Scuderia, poi presidente della Fia per dodici anni, parlando al podcast High Performance, non si è sottratto al peso di certi ricordi e ha clamorosamente raccontato che Jerez 1997 e Montecarlo 2006 furono due episodi in cui Michael fu colpevole. Ammissioni importanti per gli appassionati di F1 perché  Todt, in quelle occasioni, aveva strenuamente difeso il suo pilota. Oggi, a quasi 30 anni di distanza, li affronta con la lucidità di chi quegli anni li ha vissuti dall'interno, ma anche con la cautela di chi sa bene che la verità su un uomo raramente si riduce a un solo gesto. 

VIDEO: "Schumacher? Se lo battevi eri il migliore": il ricordo di Hakkinen e Villeneuve è da brividi

l'incidente di jerez

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Il 26 ottobre 1997, all'ultima curva dell'ultimo giro dell'ultimo gran premio della stagione, a Jerez, in Spagna, Schumacher virò la sua Ferrari sulla Williams di Jacques Villeneuve. Un'azione che avrebbe potuto eliminare il rivale e consegnargli il titolo, se non fosse che la Ferrari finì nella ghiaia e Villeneuve proseguì, vincendo il campionato. Al tedesco, invece, furono tolti tutti i punti in classifica mondiale. La scena è nella memoria di chiunque segua la Formula 1. Todt non cerca attenuanti. “È andato a sbattere contro Jacques, voglio dire, intenzionalmente”. Ma poi aggiunge la lettura che gli appartiene: “Lo ha fatto male”. “Non è stato premeditato - spiega Todt - è stata un’emozione del momento. Quando hai pensato che stavi per perdere il campionato, il cervello reagisce in modo diverso. Ha cercato di evitarlo, e lo ha fatto nel modo sbagliato”. 

A destra Jean Todt consola Schumacher dopo l'incidente del 1997 a Jerez

i plus e i minus

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È una lettura che appartiene più alla psicologia dello sport che alla giurisprudenza sportiva. La risposta di Todt, in privato, fu quella che si riserva ai campioni e agli esseri umani. “Gli dissi: ti proteggeremo, siamo insieme, è un errore umano e bisogna accettare l'errore umano”. Non una copertura, almeno nelle sue intenzioni, ma un atto di lealtà verso un uomo che aveva appena commesso “una brutta mossa, non necessaria”. Il bilancio che ne trae, a distanza di quasi trent'anni, è quello di un contabile del talento: “Ha fatto così tante cose incredibili. Ci sono i plus e i minus. Quello è stato un minus”. 

lo stop a montecarlo

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L’altro episodio controverso avvenne nove anni dopo, a Montecarlo. Schumacher parcheggiò la sua Ferrari alla curva della Rascasse nelle qualifiche, bloccando il giro di Fernando Alonso. Il circuito più lento del calendario, dove un decimo di secondo vale più che altrove. Il momento scelto era quello finale della sessione: Alonso stava migliorando, il giro era potenzialmente da pole. Lo stop della vettura di Schumi, con conseguente esposizione delle bandiere gialle, di fatto decretò la fine della sessione e l’impossibilità per Alonso di fare il tempo. La rivelazione di Todt è importante: “Michael si fermò apposta”. La natura volontaria del gesto, a differenza di Jerez dove si poteva ancora discutere di istinto e reazione, qui era chiara anche agli occhi di chi lo sosteneva. Anche stavolta Schumacher pagò il conto: penalizzato, retrocesso in fondo alla griglia, vide sfumare un’occasione di fare più punti. Dice Todt: “Ogni volta che perdeva il controllo, la pagava carissima. Ha dovuto partire dal fondo della griglia e gli è costato il campionato". 

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La Ferrari di Schumacher ferma in pista a Montecarlo nelle qualifiche 2006

il pompiere

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Gestire un campione come Schumacher significava anche gestire questi incendi mediatici e sportivi. "Essere un team leader significa anche essere un pompiere", conclude Todt. "Se c'è un incendio, devi spegnerlo, non alimentarlo". Perché Michael si comportò così? Dietro l'apparente arroganza di Schumi, Todt ha sempre visto qualcosa di diverso. Una “personalità fragile - dice il francese - ma anche timida e generosa. Nascondeva la sua timidezza apparendo arrogante”. Non è una lettura romantica né assolutoria: semplicemente la chiave di lettura dell’uomo che più lo ha avuto vicino negli anni di uno dei sodalizi più vincenti della storia della Formula 1. Ammettendo anche che in quella straordinaria personalità e in quel talento non mancava un “elemento difettoso”. La ricostruzione di Todt non riabilita quei gesti. Traccia la complessità di un essere umano che eccelleva in quasi tutto, eccetto, forse, nel gestire la sconfitta imminente. “Non sapeva barare”, dice. Perché l’istinto agonistico, il desiderio di prevalere, nei momenti di massima pressione, finiva per prevalere sulla lucidità. Lo sport pretende che istinto e lucidità debbano sempre convivere. Però l'agonismo estremo, nel caso di Schumacher, lascia aperta una domanda: si può essere campioni e vincitori seriali mantenendo questo tipo di candore?

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