Kimi Antonelli, la storia di un predestinato salito su un kart già a un anno
A nove anni al volante di una Lamborghini, a 12 sotto contratto con la Mercedes e a 19, oggi, in testa al Mondiale. L’irresistibile ascesa di un talento innato. "Ma è un viaggio appena all’inizio"
A nove anni al volante di una Lamborghini, a 12 sotto contratto con la Mercedes e a 19, oggi, in testa al Mondiale. L’irresistibile ascesa di un talento innato. "Ma è un viaggio appena all’inizio"
Giulia Toninelli Giornalista 11 aprile - 13:59 - MILANO Kimi adolescente con la tuta del Mercedes Junior Team, dove Toto Wolff lo volle quando aveva 12 anniLe tende dei kartodromi erano casa sua. Da bambino, Andrea Kimi Antonelli ci viveva dentro, correndo con entusiasmo da un meccanico a un altro, mettendosi in punta di piedi per studiare al loro fianco ogni dettaglio di un mondo che era già allora tutta la sua vita. Aveva solo un anno quando papà Marco, ex pilota e proprietario del team Antonelli Motorsport, lo mise per la prima volta su un kart. “Eravamo sul circuito di Sarno, in provincia di Salerno e suo padre lo prese in braccio per fare un giro di pista - racconta mamma Veronica -. Quando si fermarono, Andrea aveva le mani strette intorno al volante e rideva, non voleva più scendere”. Per Veronica il suo bambino, piccolo ed entusiasta davanti a una velocità che incontrava lì per la prima volta e che non avrebbe più lasciato, era e sarà sempre Andrea. Kimi, il secondo nome che nella sua infanzia pochissimi usavano, ora appare come un marchio di fabbrica che coincide con il suo ingresso e la sua ascesa in Formula 1. Quasi come se ci fossero due persone diverse capaci di convivere perfettamente insieme: Andrea, o Andy come tutti lo chiamano ancora oggi in famiglia, il ragazzo bolognese di 19 anni che non ha mai perso la timidezza, la disponibilità e la dolcezza della sua vita fuori dalla pista. E Kimi, il talento scelto e voluto da Toto Wolff per sostituire Lewis Hamilton in Formula 1, all’esordio nel 2025 direttamente con il top team Mercedes.
Vivi il campionato di Formula 1 da vicino con Gazzetta
Acquista il tuo biglietto a partire da 30€
VIDEO: Kimi Antonelli, il fucile ad acqua sorprende Hamilton! E la vendetta è piccantela scelta di toto
—Una scelta, quella dell’austriaco, che lo scorso anno fece discutere: la possibilità che Antonelli finisse scottato dalle difficoltà di un ambiente complesso come quello della massima Serie, debuttando a soli 18 anni in una squadra in vista e già competitiva, era molto alta. “Ma sapevamo che cosa stavamo facendo. Conosciamo Kimi da quando è molto piccolo, e il rischio che ci siamo presi con lui era calcolato”, ha spiegato Wolff, motivando l’arrivo del bolognese in Formula 1 e mettendo in luce un rapporto nato e cresciuto ben prima del suo esordio. Perché c’era qualcosa di unico in Antonelli già molto tempo prima del suo debutto nelle monoposto: una luce, una consapevolezza innata che mischiava talento e carattere. “Bastavano pochi giri per capirlo”, ricorda con orgoglio Giovanni Minardi, figlio di Giancarlo e responsabile del management Minardi che segue e aiuta a crescere giovani talenti del motorsport italiano. Vide Kimi in pista con i kart, poco più che bambino, e si convinse che il suo futuro dovesse essere la massima Serie: “Il padre teneva i piedi per terra, sapeva quanto difficile fosse entrare in Formula 1 e non voleva illudersi, da genitore, di qualcosa che magari non sarebbe successo”. Ma non c’erano dubbi: il talento di quel ragazzino andava protetto ed esaltato.
SULLE GAMBE DI PAPÀ
—A meno di dieci anni, Kimi sapeva guidare perfettamente una Lamborghini in pista ad Adria sulle gambe del padre, seguendo linee di curva perfette, e poteva competere su ogni tracciato con ragazzi molto più grandi della sua età. Tra le sue caratteristiche più evidenti c’era la grande semplicità con cui affrontava tutto ciò che non conosceva: gli bastava pochissimo per staccare gli avversari, che poi dovevano lavorare un weekend intero per provare a raggiungere i suoi tempi sul giro e avvicinarsi ai suoi risultati. Fu così che Giovanni Minardi chiese un incontro con Toto Wolff a Monza, nel weekend di gara della Formula 1, e convinse il manager a mandare un suo uomo a vedere Antonelli in azione durante un fine settimana di gara sui kart. Wolff si convinse immediatamente e spedì in Italia il fidatissimo Gwen Lagrue, responsabile della Mercedes Academy, nata nel 2016, che rimase a sua volta colpito dall’evidente capacità innata del ragazzo. Il team continuò a osservarlo per qualche tempo e, tra il 2018 e il 2019, quando Kimi ancora non aveva compiuto 13 anni, Mercedes lo mise sotto contratto per aiutarlo nella sua scalata verso l’esordio nelle monoposto, che avvenne poi nel 2021.
Kimi piccolissimo eppure già in pista con una coppa e un cappellino della Ferrari
LE ATTENZIONI DELLA MAMMA
—“Intanto continuava a studiare, ad andare a scuola e a passare del tempo con gli amici”, dice ancora mamma Veronica, da sempre attenta a modulare gli impegni del figlio tra il motorsport e la vita fuori dai circuiti. “Perché era importante per noi che non basasse tutto sé stesso su un unico obiettivo”. Era solo un bambino, d’altronde. Un bambino con un sogno più grande di ogni possibilità, di ogni speranza: arrivare in Formula 1. Marco Antonelli lo sapeva bene: non aveva a che fare solo con il talento del figlio. Bisogna tenere i piedi per terra, nonostante ciò che tutti avevano davanti agli occhi fosse più che evidente. A 8 anni, Kimi guidava alla perfezione qualsiasi mezzo con un motore e un volante, in pista e fuori, sapeva gestire l’ansia e la pressione di fine settimana di gara sempre più impegnativi e, soprattutto, era già perfettamente in grado di risollevarsi da ogni caduta. Era piccolo, ma era già pronto. Con i capelli lunghi e l’apparecchio ai denti, quando anche solo immaginarsi in Formula 1 sembrava troppo per essere sognato. E così, mentre Andrea cresceva con i piedi per terra, chi su di lui aveva puntato, Toto Wolff per primo, osservava il pilota diventare giorno dopo giorno più preparato a quella massima Serie che oggi non è più un sogno, ma è diventata realtà. E che lo vede per la prima volta leader del Mondiale di Formula 1 a neanche vent’anni. “È un viaggio appena iniziato” ripete lui. Ma solo perché il piccolo Kimi non ha mai imparato a guardarsi indietro e non sa quanta strada sia già stata percorsa.
Leggi anche Arvid Lindblad: "Hamilton un punto di riferimento. Sogno di vincere il titolo di F1 entro il 2031"Il calcio è un malato che non può morire. In attesa che guarisca, l'Italia vince lo stesso© RIPRODUZIONE RISERVATA