Marco Bezzecchi, quel pilotino nel parcheggio che sognava di diventare come Sic e Valentino
Da piccolo, con la minimoto, gli bastava uno spiazzo per sentirsi come gli idoli. Romagnolo, di famiglia motoristica, adesso guida la MotoGP e ci fa sognare
Da piccolo, con la minimoto, gli bastava uno spiazzo per sentirsi come gli idoli. Romagnolo, di famiglia motoristica, adesso guida la MotoGP e ci fa sognare
Mario Salvini Giornalista 11 aprile - 13:56 - MILANOUn giorno, al circuitino delle minimoto di San Mauro a Mare, è arrivato il Sic. Che era già campione del Mondo delle 250. I bambini erano esaltatissimi. Tra loro il Bez che avrebbe tanto voluto conoscerlo, parlargli, chiedergli un mucchio di cose. Ma non ha avuto il coraggio. Gli ha allungato quadernetto e biro, non era ancora tempo di selfie, si è preso l’autografo che conserva ancora. E nient’altro. Eppure è lì che qualcosa dev’esser cominciato. Marco Bezzecchi era già un minipilotino e, nel suo omonimo Simoncelli, vedeva un modello. Non solo di guida: anche uno stile, un modo di essere, di intendere le corse e la vita, la scia del suo idolo Valentino Rossi. La romagnolità, lo spirito piadina-alla-piadina che lui, più di chiunque altro, sta tramandando nella MotoGP di oggi. Ma non sbagliatevi, non confondete la semplicità con la faciloneria. Il Bez, com’era sempre stato Valentino, è meticoloso, precisissimo e instancabile quando si tratta di lavorare sulla moto e per la squadra. È estroso e quando è il momento anche casinista, ma per niente sbruffone. Dice le cose chiare anche quando sono scomode, specie se si tratta di autocritiche. "Ho fatto schifo", ha dichiarato a Goiania dopo un venerdì in effetti al di sotto delle aspettative. È un affascinante miscuglio di sfrontatezza e ritrosia, tratti apparentemente tra loro in contraddizione e che pure in lui contribuiscono a creare un pilota ancora in fase di evoluzione, potenzialmente strepitoso. E un personaggio già ora, spesso, irresistibile. Pronto a conquistare gli italiani, persino quelli che di moto e Gran Premi si interessano poco e distrattamente.
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—Ci vuole una bella dose di sicurezza in se stessi per impennare una moto, per affrontare le curve in piega già da bambini. Baby Bez l’aveva, e al tempo stesso era ed è rimasto timido. Racconta che fin dalle prime volte sulla minimoto ha sentito qualcosa di speciale, ma anche che gli piaceva tanto andarci perché doveva mettere il casco. Col quale certo si trovava più a suo agio di quando doveva conoscere e affrontare coetanei sconosciuti. A mettercelo, sulla minimoto, è stato ovviamente il papà, Vito. Che a sua volta aveva ereditato la passione da nonno Sergio. Quella e il mestiere di meccanico. Aggiustare i camion è una tradizione in casa Bezzecchi, ci si sarebbe ritrovato anche lo stesso Marco che persino quando correva in Moto3 ha lavorato in officina col papà. I camion per lavoro, le moto per piacere. Nonno Sergio in officina restaurava moto d’epoca, in televisione Valentino Rossi vinceva sempre e il piccolo Marco sognava di essere lui nei parcheggi di Rimini. E poi sulle pistine di San Mauro e di Cattolica. La prima vittoria non la ricorda nemmeno, non con esattezza, dev’essere arrivata in qualche trofeo regionale quando aveva 7, massimo 8 anni. I suoi avversari erano soprattutto due. Uno era Stefano Manzi, di Santarcangelo, attuale campione del Mondo della Supersport e al primo anno in Superbike. L’altro continua a incrociarlo a ogni GP, è riminese come lui, ma di un anno più vecchio: è Enea Bastianini. Sono poco più che ragazzi, Enea e il Bez, eppure son vent’anni che battagliano.
diceva alla gazzetta...
—Marco dice di non essere mai stato un vero talento cristallino. "All’inizio era un gioco e sulle minimoto era un gran divertimento. Lo è stato anche quando si è cominciato a fare un po’ più sul serio". Aggiunge di non avere mai avuto particolari difficoltà. E, quando sono arrivate, sono anche passate in fretta. È uno riflessivo, il Bez, ed è certamente determinato, molto determinato. È così che, attraverso l’impegno, il talento e le capacità, la superiorità rispetto agli altri ragazzini è emersa presto. Le cose ha bisogno di farle sedimentare, anche nella sua carriera da professionista. Quando però i risultati arrivano in quel modo, con gradualità e fatica, di solito sono consolidati. E nessuno te li può più togliere. Da lì, da quella consapevolezza, arriva una sua recente dichiarazione alla Gazzetta: "Io credo in me stesso, ci credo più di chiunque altro". Una precisazione che si è sentito di dover fare a fronte della sua abituale cautela. La stessa di sempre e con la quale ha iniziato anche questa stagione, che pure lo ha lanciato nella scia di un finale di 2025 esaltante, coi successi negli ultimi due GP, a Portimao e Valencia. E anche dopo che ha trionfato pure nelle prime tre gare di quest’anno, in Thailandia, Brasile e Stati Uniti, Marco continua ad andarci piano.
per 121 giri davanti
—Anche in questa inattesa pausa forzata - provocata dal rinvio della gara in Qatar - continua a tenere basso il profilo e a dire che il favorito, in quanto campione in carica, è Marc Marquez. Eppure in testa alla classifica c’è lui. Lui che è prodigiosamente al comando da 121 giri di fila. Se si considerano solo i GP veri e propri, le gare della domenica, il Bez si è lanciato davanti a tutti lo scorso novembre in Portogallo ed è ancora lì, da cinque gare consecutive. Persino nell’ultima, a Austin in Texas, pur partito dalla seconda fila, prima ancora del termine del giro numero uno era in testa. Nessuno è mai riuscito a prenderlo, né tantomeno a sorpassarlo. E nessuno nella storia recente del Motomondiale, da quando cioè esiste la MotoGP (anno 2002), è stato in testa tanto a lungo ininterrottamente come questo ragazzo che ha cominciato la sua volata in un parcheggio di Rimini. Per continuare idealmente la corsa di Vale e del Sic.
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