Nicole Minetti, le carte dei pm: «Lei oggi è un?altra persona, subiva condizionamenti». Vertice Nordio-Mantovano
L?incontro, giurano dai rispettivi staff, era fissato in agenda ?da due settimane?. Ma la cronaca battente ci ha messo poco a imporsi nel vis-a-vis a Palazzo Chigi, ieri...
L’incontro, giurano dai rispettivi staff, era fissato in agenda “da due settimane”. Ma la cronaca battente ci ha messo poco a imporsi nel vis-a-vis a Palazzo Chigi, ieri pomeriggio, tra Alfredo Mantovano e Carlo Nordio. Si scrive “confronto sulle riforme della giustizia”, si legge faccia a faccia sul caso Minetti. La grazia concessa dal Colle all’ex consigliera regionale di Berlusconi, condannata a 2 anni e 10 mesi per sfruttamento della prostituzione nel Ruby-bis, ha innescato un terremoto. E ad allargare le onde sismiche ci pensano le inchieste giornalistiche che hanno sollevato serissimi dubbi sulle ragioni sottese alla grazia. Quelle ragioni, su cui si è basato il parere favorevole del ministero della Giustizia e infine la decisione di Mattarella, sono state in principio condensate nel parere della procura di Milano reso nei primi giorni dell’anno. Un documento, letto dal Messaggero e firmato dal sostituto procuratore generale Gaetano Brusa, che sostiene convintamente la richiesta di grazia avanzata dalla difesa della Minetti e costituisce l’atto da cui tutto è iniziato. Mantovano stesso ne cita alcuni stralci durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi e compulsa le carte con Nordio nell’incontro riservato. E non sfugge certo che il documento, datato 9 gennaio, torni utile alla difesa del governo che oggi spiega: il ministero di Nordio ha solo confermato il quadro offerto dalla procura.
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LE CARTE
Quadro che raffigura una Minetti profondamente pentita dei suoi trascorsi giudiziari e radicalmente cambiata, dunque meritevole della grazia. Tutto nero su bianco. A beneficio della grazia, scriveva allora Brusa, «l’interessata deduce la risalenza nel tempo dei reati commessi, la giovane età in cui è stata coinvolta in dette vicende delittuose e lo stile di vita successivo al reato». Ebbene, continua il pg, la realtà raccontata dalla Minetti ai giudici, a partire dalla «costituzione di un nucleo famigliare» con l’imprenditore Giuseppe Cipriani fino all’«adozione di un minore con gravi problemi di salute che necessita di attenzioni e cure significative», trova «riscontro nella documentazione offerta». I reati di Minetti - continua il parere della procura riferendosi allo sfruttamento della prostituzione nel caso Ruby Ter - sono stati commessi «in un contesto nel quale i protagonisti erano personalità di potere e rilevanza pubblica, con cariche istituzionali quale il ruolo di Presidente del Consiglio del Paese rivestito da Berlusconi, che indubbiamente crearono un clima ambientale capace ed idoneo a condizionare le scelte di una giovane donna ingenerando senso di impunità e assenza di limiti al controllo sociale, proprio in quanto, come si legge in sentenza, fiduciaria di Berlusconi nel rendere efficiente il sistema prostitutivo in atto n elle cosiddette “serate di Arcore”» . Passaggio su cui poggia la difesa del governo, “ripassata” nel vis-a-vis Nordio-Mantovano: nel parere del 9 gennaio la procura offre solide ragioni per concedere la grazia a Minetti e su questo poggia il successivo iter atterrato al Quirinale. «Considerato che il predetto contesto rendeva facili prede giovani personalità e che la regolarità della condotta tenuta dalla Minetti nel corso degli anni successivi conferma come la spinta criminale abbia avuto origine in condizionamenti esterni ormai esauriti e dai quali la condannata ha dimostrato di essere ad oggi persona impermeabile», la procura esprime un parere favorevole alla grazia.