Claudio Curcio presenta il Comicon: «Napoli tra le capitali dell?immaginario»
Esiste un momento, ogni anno in primavera, in cui i confini geografici di Napoli sembrano dilatarsi fino a comprendere mondi lontani, universi disegnati e realtà digitali. È il...
Esiste un momento, ogni anno in primavera, in cui i confini geografici di Napoli sembrano dilatarsi fino a comprendere mondi lontani, universi disegnati e realtà digitali. È il momento in cui la Mostra d’Oltremare smette di essere solo uno spazio architettonico per trasformarsi in una cittadella della creatività globale. Inaugurare la ventiseiesima edizione di «Comicon Napoli» non è per noi di Visiona un semplice atto formale, ma la testimonianza di un progetto che ha saputo imporsi come uno dei principali motori culturali d'Europa, capace di dialogare con la stessa autorevolezza con il Giappone e la Corea, tutta l’Europa e le nuove frontiere del Mediterraneo.
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Quest’anno, il claim che ci guida non è solo uno slogan, ma una dichiarazione d’intenti. In un’epoca di frammentazione, «Comicon» agisce come un catalizzatore di storie, mantenendo il fumetto come asse portante di un ecosistema vastissimo che abbraccia cinema, videogame, gioco, musica, urban culture e impegno sociale.
L’internazionalità di questa edizione trova la sua massima espressione nel legame, mai così forte, con il Giappone. Portare a Napoli una figura leggendaria come Kazuhiko Torishima significa accogliere l'uomo che ha cambiato le regole del gioco nel mondo dei manga, scoprendo talenti del calibro di Akira Toriyama. La sua presenza, insieme a quella di un maestro della narrazione storica ed epica come Makoto Yukimura (autore di Vinland Saga), trasforma Napoli nel centro gravitazionale per ogni appassionato della cultura asiatica. Non è solo «ospitalità»: è uno scambio culturale di altissimo profilo che certifica quanto il brand «Comicon» sia oggi riconosciuto e rispettato dalle grandi major nipponiche.
Accanto a questi giganti, il nostro magister Leo Ortolani rappresenta il ponte perfetto tra la grande tradizione del fumetto italiano e la capacità di innovare i linguaggi. Con la sua ironia e la sua profondità, Ortolani incarna l'anima di un festival che non ha paura di mescolare alto e basso, satira e divulgazione, rendendo la «nona arte» accessibile a tutti senza mai perderne lo spessore.
Un festival che accoglie centinaia di migliaia di persone non può e non deve restare sordo alle istanze della contemporaneità. Per questo, con estremo orgoglio, abbiamo voluto dare vita a «Pop wave - Comicon for Palestine». È un focus necessario sulla cultura pop palestinese, troppo spesso schiacciata dal solo racconto del conflitto. Attraverso le opere di autrici come Gina Nakhle Koller, Dima Nassar e Dania Omari, vogliamo mostrare come il fumetto e il gioco possano essere strumenti di resistenza culturale e di costruzione di un'identità collettiva. Vedere queste artiste dialogare con il nostro pubblico è la prova che la cultura pop è, oggi più che mai, un linguaggio universale di comprensione e libertà.
Ma «Comicon 2026» è anche il luogo della «contaminazione totale». Il nostro programma è un mosaico dove ogni tessera arricchisce l’altra. Passare dalle atmosfere inquietanti della serie «From», presentata dai suoi protagonisti, alla genialità musicale di Caparezza — che con la mostra «Orbit Orbit» ci regala una visione inedita del suo processo creativo — significa offrire un’esperienza immersiva senza eguali. La presenza di un’icona della serialità americana come John C.McGinley e la voce inconfondibile di Troy Baker, vera leggenda per gli appassionati di videogiochi, si fondono con la testimonianza dell'astronauta Luca Parmitano, che forse ci ricorderà come il desiderio di esplorare l’ignoto sia lo stesso che muove ogni disegnatore davanti a un foglio bianco.
Senza dimenticare che «Comicon» è anche un’industria che genera valore per il territorio, un impatto economico con una ricaduta sulla città che supera i 43 milioni di euro e che coinvolge le eccellenze cittadine, come dimostra lo studio realizzato in collaborazione con l’università Federico II. Con iniziative come «PizzaPop», celebriamo la nostra identità gastronomica integrandola nel flusso della pop culture, mentre con «Comicon off» portiamo i nostri linguaggi e l'arte di un maestro, non solo dell'underground, come Robert Crumb nelle sedi storiche della città, dal Maschio Angioino a tutto il tessuto urbano.
Siamo pronti a vivere quattro giorni di meraviglia. Napoli, grazie a «Comicon», è oggi a pieno titolo una capitale dell'immaginario internazionale. E il merito è di quella straordinaria comunità di autrici e autori, editori, professioniste e appassionati che ogni anno sceglie di abitare questo sogno a occhi aperti. Il fumetto resta il nostro cuore pulsante, ma il nostro sguardo non ha mai avuto orizzonti così vasti.
*presidente «Comicon»