Fabio Ascione ammazzato per sbaglio, testimone contro killer: spari ad altezza d?uomo
Una perizia tecnica, di quelle elaborate dal gabinetto di polizia scientifica dei carabinieri, per battere su un punto in particolare: il colpo che ha ucciso Fabio Ascione era diretto, esploso da...
Una perizia tecnica, di quelle elaborate dal gabinetto di polizia scientifica dei carabinieri, per battere su un punto in particolare: il colpo che ha ucciso Fabio Ascione era diretto, esploso da una distanza massima di cinquanta centimetri. Non era un colpo di rimbalzo. È passato dalla canna della pistola al petto della vittima, senza rimbalzare su alcuna parete, senza carambolare su alcun palo o ringhiera. Eccola la ricostruzione balistica depositata ieri mattina in aula, dinanzi ai giudici della dodicesima sezione del Tribunale del Riesame di Napoli, dove si sta discutendo il caso del ventenne ucciso per errore. Martedì sette aprile, due giorni dopo Pasqua, è l’alba a Ponticelli quando si consuma la morte del ventenne. Storia nota: tornava dal lavoro, stava rincasando, Fabio incrocia un gruppetto di conoscenti.
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Tra questi c’è il presunto killer. Si chiama Francescopio Autiero ed è ritenuto responsabile di aver esploso un colpo di pistola per mera vanteria, mentre scimmiottava una scena del conflitto a fuoco che aveva ingaggiato pochi minuti prima con alcuni soggetti giunti a Ponticelli da Volla. Inchiesta condotta dal pm Sergio Raimondi, chiara la ricostruzione investigativa, per altro culminata negli arresti di Autiero: omicidio volontario o con il dolo eventuale. In sintesi, il 23enne avrebbe accettato il rischio di uccidere qualcuno dei suoi interlocutori mentre faceva volteggiare una pistola carica sulla sua testa. E a sostenere questa ricostruzione, c’è anche la testimonianza di un amico del ragazzo ucciso: viene ripreso da una telecamera in caserma, mentre mima la gestualità plateale di Autiero, prima di fare fuoco e uccidere un ventenne estraneo alla camorra. Dunque: mano a forma di pistola, che viene fatta roteare sulla testa, tragica scena di mimo di un’alba di morte.
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Le ipotesi
Ma torniamo agli atti depositati ieri mattina dinanzi al Riesame. Una informativa del gabinetto di polizia scientifica del nucleo operativo dei carabinieri, che batte su un punto: il colpo non ha ucciso Fabio di rimbalzo. Era diretto. Esploso a pochi centimetri di distanza. In questi giorni, gli inquirenti hanno ispezionato le scalfiture delle pareti nel tunnel condominiale che separa gli edifici del cosiddetto Parco Topolino. C’erano dei buchi, delle fenditure, ma non sono state rinvenute tracce di piombo. Un test che ha convinto gli inquirenti su un punto: non c’è stato rimbalzo, si rafforza la pista dell’omicidio volontario. Ma qual è la posizione della difesa? Assistito dai penalisti Leopoldo Perone e Sara Piccini, Francescopio Autiero ha rimarcato il proprio dolore per la morte del ventenne, insistendo sulla mancanza di volontarietà del gesto. Un colpo partito per errore - è la pista difensiva - non voleva uccidere, non c’era alcuna volontà di uccidere.
La roulette russa
Da brividi la scena ricostruita dall’unico testimone oculare di questa storia. Si è passato la mano sulla coscienza, forte del proposito - condiviso anche con un amico - di non nascondere alcun particolare utile alle indagini. Ultimi istanti di notte, prima che sorgesse il sole su un agglomerato di cemento armato completamente sfornito da servizi. In tanti sono svegli, a commentare il conflitto a fuoco tra Francescopio Autiero (e un suo complice minorenne) e il gruppetto di malviventi sopraggiunti da Volla. Spari incrociati, nessun ferito.
Orgoglioso di aver replicato al fuoco e pronto a specchiarsi nella sua foga criminale con un’arma in pugno, Autiero preme il grilletto. Il resto è storia nota: un colpo al petto - scrivono i carabinieri - esploso a pochi centimetri di distanza.