Garlasco, i pm: Sempio uccise Chiara da solo. «Omicidio aggravato da sevizie e dei futili motivi»
Il Mattino

Garlasco, i pm: Sempio uccise Chiara da solo. «Omicidio aggravato da sevizie e dei futili motivi»

Giovedì 30 aprile 2026
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Andrea Sempio ha ucciso Chiara Poggi, e lo ha fatto da solo. Ne è convinta la Procura di Pavia che, a un passo dalla chiusura delle indagini preliminari, gli ha notificato un invito a comparire il...

Andrea Sempio ha ucciso Chiara Poggi, e lo ha fatto da solo. Ne è convinta la Procura di Pavia che, a un passo dalla chiusura delle indagini preliminari, gli ha notificato un invito a comparire il 6 maggio per essere interrogato, modificando il capo di imputazione: da «omicidio in concorso con ignoti o con Alberto Stasi», a «omicidio aggravato delle sevizie e dei futili motivi». È Sempio, per i pm pavesi, l'unica persona presente nella villetta di via Pascoli, a Garlasco, la mattina del 13 agosto 2007. Una svolta nell'inchiesta che inevitabilmente avrà delle ripercussioni (positive) sull'ex fidanzato di Chiara, condannato in via definitiva a 16 anni come unico autore del delitto. O l'uno o l'altro: o Sempio o Stasi.

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Venerdì scorso il procuratore di Pavia Fabio Napoleone aveva incontrato la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, per anticiparle la riformulazione dell'accusa a carico di Sempio e per chiederle di valutare l'ipotesi della revisione del processo per Stasi. «Non sarà uno studio né veloce né facile», anche per valutare «se chiedere ulteriori atti», aveva detto 6 giorni fa la pg Nanni. Qualora ci fossero gli estremi, la proposta di revisione dovrà passare attraverso i giudici d'appello e poi della Cassazione.

Quando nella primavera del 2025, esattamente un anno fa, era stata resa nota la notizia della riapertura dell'inchiesta da parte della procura di Pavia, l'accusa contro Sempio era quella di aver agito «in concorso con ignoti o con Stasi», l'ex fidanzato di Chiara che la Cassazione ha individuato come l'assassino. Un delitto che per la Suprema Corteè stato compiuto da una sola mano. Le indagini iniziali sembravano andare in un'altra direzione, contemplando l'ipotesi che più persone avessero consumato la colazione nella cucina della villetta quel 13 agosto 2007, focalizzandosi sulla ricerca di più armi usate contro la vittima, sulla caccia a diverse impronte di scarpe sul pavimento dell'abitazione di via Pascoli.

Ma le consulenze disposte dalla Procura hanno ribadito che ad agire è stata una sola persona, e quella persona sarebbe Sempio. Essendo indagato, il 38enne può decidere di non rispondere all'interrogatorio di mercoledì prossimo, in attesa di conoscere gli atti del fascicolo. Entro 20 giorni dalla notifica dell'avviso di conclusione delle indagini, potrà poi presentare memorie scritte o chiedere lui stesso di essere ascoltato. «Stiamo valutando i passi più opportuni per la nostra strategia difensiva tenendo conto che per la seconda volta, dall'inizio dell'inchiesta, viene convocato Sempio, ma senza che gli atti delle indagini siano stati depositati», ha precisato l'avvocata Angela Taccia che lo difende insieme a Liborio Cataliotti. Già il 20 maggio scorso l'amico del fratello di Chiara fu convocato dai pm titolari della nuova indagine, ma per un cavillo procedurale nell'invito a comparire i suoi difensori preferirono non presentarsi.

«La Procura di Pavia ci dice che Alberto non era sul luogo del delitto». Per l'avvocato Antonio De Rensis, difensore di Stasi, siamo a un punto cruciale. «Il fatto che Sempio sia indagato da solo per l'omicidio è significativo. Per Pavia "l'altro" non c'è, ma per la giustizia italiana Alberto è ancora il colpevole». Un cortocircuito giudiziario che inevitabilmente dovrà essere sanato. «Dobbiamo aspettare la conclusione delle indagini preliminari e dopo, esaminate le carte, lavoreremo per presentare una richiesta di revisione del processo. La scorsa settimana - ha spiegato il legale del 42enne - il procuratore di Pavia è andato a sollecitare la Procura generale di Milano per una revisione, anticipando gli esiti dell'inchiesta. Il pg e i suoi sostituti studieranno e valuteranno. Sarebbero due istanze autonome, la nostra e quella ipotetica della Procura generale. Certo se dovessero essere loro a chiedere una revisione, avrebbe un peso specifico molto forte». Sulla tempistica di un eventuale accoglimento, «l'iter è uguale per tutti», nonostante Stasi sia in carcere da 10 anni. «Non sono tempi brevi - ha precisato De Rensis - sicuramente più di 3 mesi. Nel frattempo Alberto, che non ho ancora sentito dopo questa novità, continua a vivere la vicenda con il massimo equilibrio possibile, anche se non è facile. Passa dalla paura di essersi illuso, alla speranza che venga riconosciuta la sua innocenza».

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