Garlasco, «Chiara Poggi rifiutò Sempio, ecco perché l'ha uccisa». Il movente secondo la Procura di Pavia: colpita almeno 12 volte
Il Mattino

Garlasco, «Chiara Poggi rifiutò Sempio, ecco perché l'ha uccisa». Il movente secondo la Procura di Pavia: colpita almeno 12 volte

Giovedì 30 aprile 2026
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Chiara Poggi avrebbe rifiutato Andrea Sempio. Per questo lui l'ha uccisa. Lo sostiene la Procura di Pavia nell'invito a comparire con cui chiede ormai all'unico indagato per...

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Chiara Poggi avrebbe rifiutato Andrea Sempio. Per questo lui l'ha uccisa. Lo sostiene la Procura di Pavia nell'invito a comparire con cui chiede ormai all'unico indagato per l'omicidio di essere interrogato il prossimo 6 maggio. Sempio ha ucciso Chiara «con l'aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all'odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale». Un nuovo clamoroso colpo di scena che riscriverebbe il delitto di Garlasco.

APPROFONDIMENTI

Omicidio aggravato da sevizie e dai futili motivi
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Come è avvenuto il delitto

Ma cosa sarebbe successo? Chiara e Andrea avrebbero litigato, poi i colpi ripetuti, almeno 12, inflitti soprattutto alla testa e anche sulle scale.

Cambierebbe la scena dell'omicidio di Garlasco e  l'autore del delitto di Chiara Poggi, uccisa con un'arma che resta sconosciuta la mattina del 13 agosto del 2007. Nell'atto, la Procura spiega che Sempio, «dopo una iniziale colluttazione, colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente (dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra), facendola cadere a terra». Quindi, «la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina» e, dopo che la ventiseienne «provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi» sempre alla testa «facendole perdere i sensi».

Colpita anche sulle scale

A seguito di ciò, «spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi» ancora alla nuca, «cagionando» a Chiara Poggi «lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso». Un delitto dettato dal fatto che la giovane avesse rifiutato le sue avance (aggravante dei futili motivi) e aggravato dalla crudeltà «in considerazione dell'efferatezza dell'azione omicidiaria per il numero e l'entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto».

E' l'unico autore, cosa cambia

Nell'atto in cui la Procura di Pavia invita Sempio a farsi interrogare, l'indagato compare come l'unico autore di un delitto aggravato "dalle sevizie e dai futili motivi". 

Nessun cenno a ignoti non identificati o ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio (l'aggravante della crudeltà fu esclusa) dell'allora fidanzata. Un delitto commesso da una sola persona, a dire della Cassazione, e per provare a ribaltare il verdetto passato in giudicato sarà necessario un processo di revisione. A chiedere solo pochi giorni fa alla Procura generale di Milano di valutare questa ipotesi, proprio la procura di Pavia. La valutazione tuttavia richiederà tempo.

Sempio non ha un alibi, le prove contro Andrea

A rivelare che la mattina del 13 agosto 2007, quando Chiara Poggi è stata uccisa, c'era solo una persona nella villetta di via Pascoli sono una serie di «elementi convergenti», per l'accusa. Il primo è il dna estrapolato dalle unghie di due dita della vittima: la perizia firmata da Denise Albani, la genetista che ha coordinato l'incidente probatorio, rileva la compatibilità con la linea paterna della famiglia Sempio. Poi sono state depositate le consulenze, che per chi indaga circostanziano le prove a suo carico.

L'orario

L'anatomopatologa Cristina Cattaneo, incaricata dalla consulenza dalla Procura di Pavia, nelle sue 300 pagine ha messo alcuni punti fermi. Il primo: l'aggressione a Chiara Poggi è durata più di pochi minuti, come stabilito dalla sentenza di condanna nei confronti Alberto Stasi, ed è avvenuta in due fasi. La finestra temporale dell'ora della morte, per i giudici ristretta a 18 minuti, potrebbe essere più vicina all'orario indicato dal medico legale Marco Ballardini, che collocava il decesso fra le 10.30 e le 12, più probabilmente fra le 11 e le 11.30.

Secondo la sentenza definitiva Chiara è stata uccisa tra le 9.12 e le 9.35, cioè nella fascia oraria tra la disattivazione dell'allarme di casa al momento in cui Stasi si è seduto davanti al computer per lavorare alla sua tesi. Alle 9.45 il cellulare di Chiara riceve uno squillo dal telefono del fidanzato e quindi, secondo la ricostruzione della Procura, l'omicidio slitterebbe in avanti. Nell'arco temporale in cui, è l'ipotesi accusatoria, Sempio si trovava di sicuro a Garlasco, senza un alibi.

Lo scontrino

Lo scontrino del parcheggio a Vigevano, mostrato dall'indagato come prova che quella mattina si trovava lontano dalla villetta di via Pascoli, riporta infatti l'orario delle 10.18. I carabinieri nel Nucleo investigativo di Milano, peraltro, ritengono che non sia stato lui a stampare quello scontrino, ma anche ritenendolo autentico stando alla consulenza Cattaneo l'omicidio potrebbe comunque essere avvenuto dopo.

Inoltre ci sono alcune telefonate che collocano Sempio a Garlasco. Dall'esame dei tabulati telefonici quella mattina l'indagato ha due contatti con gli amici: uno alle 9.58, una chiamata a vuoto, e poi alle 11.10, quando manda un messaggio all'amico che nel frattempo lo aveva richiamato. In entrambi i casi il telefono di Sempio aggancia le celle di Garlasco.

Le impronte

Altro elemento probante sarebbe la Bpa eseguita dai Ris di Cagliari, con la conferma della presenza di un solo killer e dell'uso di un'unica arma. Le tracce rilevate sulla scena del delitto, comprese le impronte insanguinate individuate con tecniche come il luminol, risulterebbero compatibili con un'unica persona. E la novità significativa riguarderebbe la fase finale dell'aggressione: Chiara Poggi sarebbe stata colpita un'ultima volta sulle scale che conducono alla cantina e non soltanto prima della caduta, come ipotizzato nelle sentenze.

Il profilo psicologico e quei post su Facebook

Insieme alle consulenze, sul tavolo dei magistrati c'è anche la relazione, definita «corposa» dagli investigatori, sul profilo psicologico di Andrea Sempio. Affidata al Racis, contribuirebbe a delineare un possibile movente partendo da alcuni post su Facebook, da scritti sequestrati nella sua abitazione a Voghera dove si parlerebbe di «cose inimmaginabili» compiute, da diari e intercettazioni registrate nel corso della precedente indagine, nel 2017, quando gli inquirenti misero sotto controllo il telefono di Sempio e piazzarono cimici nella sua auto.

 «Stiamo valutando i passi più opportuni per la nostra strategia difensiva», fa sapere l’avvocata Angela Taccia, mentre il collega Liborio Cataliotti sceglie di non dire nulla «prima di essermi confrontato con il team difensivo e il cliente». La procura di Pavia vuole interrogarlo il 6 maggio. E questo è l’ultimo atto prima della richiesta di rinvio a giudizio che potrebbe cambiare la storia del delitto di via Pascoli. Sempio ha tre scelte davanti: non andare, come ha fatto il 20 maggio 2025. Andare e avvalersi della facoltà di non rispondere. Oppure affrontare l’interrogatorio. Con tutti i rischi del caso.

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