Primo maggio, Mattarella: «Morti sul lavoro tributo inaccettabile. Colmare il di genere». Applausi per il presidente a Pontedera
Il Mattino

Primo maggio, Mattarella: «Morti sul lavoro tributo inaccettabile. Colmare il di genere». Applausi per il presidente a Pontedera

Giovedì 30 aprile 2026
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«Gli italiani sono abituati, fin dal Medio Evo, a produrre, all?ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo». Dagli stabilimenti Piaggio di Pontedera dove nasce la...

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«Gli italiani sono abituati, fin dal Medio Evo, a produrre, all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo». Dagli stabilimenti Piaggio di Pontedera dove nasce la Vespa, l’iconica due ruote che durante il boom contribuì a motorizzare l’Italia (e che quest’anno come compie 80 anni proprio come la Repubblica), Sergio Mattarella fa sue le parole dello storico dell’economia Carlo Cipolla.

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È qui, in un luogo che ricorda “il cammino del nostro Paese con le sue fatiche e i suoi successi”, che il capo dello Stato ha scelto di celebrare il primo maggio. La festa del Lavoro che i costituenti vollero come architrave su cui fondare la Repubblica, scolpito all’articolo 1 della Carta. Quel lavoro che è “presidio della società, espressione della libertà della persona e della comunità”. Il lavoro “è dignità”, avverte Mattarella: “Strumento di partecipazione, di costruzione”. 
Tanti però sono i nodi che lo affliggono, le “potenzialità ancora inespresse” in Italia. Dalla scarsa occupazione femminile, “cresciuta negli ultimi anni” ma ancora oggetto di un “consistente gap da colmare rispetto alla media europea”, a cominciare dalla “disparità di retribuzioni e carriere”, all’occupazione dei giovani. Quella spesso più precaria, avverte il presidente. “Se guardiamo ai lavoratori definiti indipendenti che lavorano per un solo datore - insomma lavoratori autonomi senza autonomia - scopriamo che la parte più consistente è formata proprio da under 30”, nota. “Sono numerosi i giovani ben istruiti che lasciano il nostro Paese per lavorare all’estero” e sono “più di quelli che vengono in Italia. Nell’interesse del Paese questa tendenza va invertita”. Somiglia a un paradosso, segnala l’inquilino del Colle: “Nostri giovani lasciano l’Italia, altri arrivano. Il sistema produttivo reclama manodopera: c’è di che riflettere”. 
E poi resta forte la preoccupazione per le troppe morti bianche, più di mille ogni anno: il segnale di “una piaga che non riesce a sanarsi” . “La sicurezza sul lavoro - è il monito del presidente - resta un impegno, un dovere, che non consente rinunce o distinguo. Sono le cronache a intimarci che ciò facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora”.
Nodi risalenti, per il nostro Paese, a cui si aggiungono le sfide del presente. Dal ruolo  dell’intelligenza artificiale al macigno dei dazi, fino ai contraccolpi delle tensioni globali. “Pesano le fragilità dell’economia internazionale sulle nostre aziende. Pesano i conflitti e le guerre”. La risposta non può che essere l’Europa. “Occorre eliminare al più presto le barriere che ancora impediscono una compiuta unione dei nostri mercati interni”, nota Mattarella. Che a Bruxelles rivolge un monito inequivocabile: “È tempo di visione. Non di misure di corto respiro. E’ tempo di procedere, con coraggio, sulla strada dell’integrazione europea”.
L’Italia ha i fondamentali per farcela. Come ha dimostrato in questi primi 80 anni di storia repubblicana. “Le fabbriche, con la loro inventiva, con l’orgoglio operaio di prodotti eseguiti alla perfezione, hanno offerto, in questi ottant’anni di vita della Repubblica, una lezione”. Possiamo continuare a farlo. 
“L’industria è pilastro per l’Italia. Seconda in Europa, ottava nel mondo, la manifattura italiana è fondamentale veicolo e motore di crescita”. Occorre continuare a innovare. Essere “attori, e non piatti curatori di un’eredità passata”, dice Mattarella: guardare “avanti”, e non “nello specchietto retrovisore”. Facendoci guidare dalla “capacità di innovazione” in particolare sul capitolo sostenibilità, “lungimirante elemento di guida per la resilienza delle aziende in un mondo sempre più complesso”. 

Cita il piano Mattei, gli investimenti per la formazione e il lavoro nei paesi africani, saluta i giovani del concerto e, augura buona festa ai sindacati che hanno scelto per domani il motto “lavoro dignitoso”. E chiosa così: “Buona festa del lavoro anche a chi il lavoro lo sta cercando, a chi lo difende, a chi cerca di superare le barriere del lavoro povero e precario. Buona festa del lavoro a tutti”.

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