Maxi sequestro da 8 milioni di euro dei carabinieri nel Napoletano: nel mirino un noto imprenditore
Maxi sequestro di beni nel Napoletano nell?ambito della lotta alla criminalità organizzata. Nella mattinata di oggi, 30 aprile, i Carabinieri del Raggruppamento operativo speciale di...
Maxi sequestrodi beni nel Napoletano nell’ambito della lotta alla criminalità organizzata. Nella mattinata di oggi, 30 aprile, i Carabinieridel Raggruppamento operativo speciale di Napolihanno eseguito un provvedimento di sequestro beni, finalizzato alla confisca, disposto dal Tribunale napoletano su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
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Sequestrati anche sei immobili e due terreni
La misura riguarda un noto imprenditore originario di Sant’Antimo, attivo nel settore della sanità privata e immobiliare. In particolare, il sequestro riguarda sei immobili e due terreni ubicati nella provincia di Napoli e dell’Aquila, quattro quote di compartecipazione societarie di aziende operanti prevalentemente nel settore sanitario ed edile, conti correnti e polizze assicurative intestate allo stesso e ai suoi familiari, destinatari del provvedimento ablativo in quanto terzi interessati, per un valore complessivo di circa 8 milioni di euro.
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La proposta di sequestro trae origine dagli accertamenti patrimoniali eseguiti dal Ros nell'ambito dell’indagine denominata Antemio, condotta dal 2017 al 2020, sui clan Puca, Verde e Ranucci, operanti sul territorio di Sant’Antimo e zone limitrofe. L'inchiesta aveva portato alla condanna di 21 imputati riconosciuti colpevoli dei reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio politico - mafioso, estorsione, corruzione, turbata libertà degli incanti, tentato omicidio, intestazione fittizia di beni ed altro.
L'uomo coinvolto nella gestione di un noto centro polidiagnostico
Tra i condannati figura anche l’imprenditore destinatario dell’odierno sequestro, Sul suo conto era stata accertata una sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio. L’uomo era stato condannato a 11 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico-mafioso, in relazione alle elezioni comunali del 2017 a Sant’Antimo. Secondo quanto emerso dagli atti, avrebbe anche intrattenuto rapporti con il clan locale, risultando coinvolto nella gestione di un noto centro polidiagnostico del territorio.