Napoli, la spiaggia di tutti la spiaggia di nessuno
Napoli e il mare: un binomio viscerale, una promessa di bellezza che, puntualmente, con l?arrivo della bella stagione, si infrange contro la realtà mortificante dei litorali pubblici....
Napoli e il mare: un binomio viscerale, una promessa di bellezza che, puntualmente, con l’arrivo della bella stagione, si infrange contro la realtà mortificante dei litorali pubblici. Le spiagge libere della città, dalla Rotonda Diaz alla Gaiola, si trasformano troppo spesso in tappeti di plastica, cicche di sigarette e avanzi di pasti.
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Una parte di quello che non finisce in mare, il mare che pure è di tutti, viene mangiato dai gabbiani che planano, festosi, sulla sabbia a far banchetto. Il resto sarà raccolto, il giorno dopo dall’Asia, che pure è di tutti e che viene pagata da tutti, o dovrebbe. I raccoglitori dell’immondizia, nel frattempo, come è stato documentato in diversi video girati da cittadini esasperati, restano desolatamente vuoti. C’è una tentazione ricorrente nel dibattito pubblico: puntare il dito esclusivamente contro le carenze del servizio di raccolta. È una critica parzialmente legittima, ma profondamente incompleta. Se una spiaggia è pulita all'alba e diventa una discarica al tramonto, il problema non è la logistica, ma l'antropologia. E suona così stridente quella dichiarazione di amore incondizionato di noi napoletani per la nostra città che si rivela quando qualcuno osa parlarne male, che risuona ampiamente nelle canzoni più gettonate o nei cori da stadio. È triste constatare che poi dalle parole ai fatti c’è un mare di gesti di incivilita di pochi - e certe spiagge libere sono solo la punta di un iceberg - che mortificano speranze e e impegno civico di tanti. È con i fatti che dimostriamo di volere bene alla nostra città; Napoli è madre, ma la trattiamo da serva.
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Siamo certi che gli stessi fruitori delle nostre spiagge libere, una conquista che è costata battaglie lunghe e sacrosante, non lascerebbero nelle stesse miserevoli condizioni quelle di altre località che frequentano. Dobbiamo volere bene alle nostre spiagge, specie quelle libere più preziose proprio perché, per definizione sono "spazi liberati". Ma se intendiamo la libertà solo come assenza di vincoli — come il diritto di occupare un metro quadro di sabbia e farne ciò che si vuole — stiamo degradando quel concetto a mera licenza di distruggere. La libertà di godere del mare di Napoli non coincide semplicemente con l'accesso gratuito al litorale. Quello è solo il presupposto. La vera libertà si compie nel momento della partecipazione, ovvero nella consapevolezza che quel pezzo di costa appartiene a tutti e, proprio per questo, va difeso da ciascuno. "La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione", cantava Giorgio Gaber, in uno dei suoi passaggi più folgoranti. Non è un deserto di plastica, è il coraggio di dire: "Questo posto sei tu".