Fuorigrotta, omaggio del boss al killer: «Una collana d?oro dopo l?omicidio»
Il Mattino

Fuorigrotta, omaggio del boss al killer: «Una collana d?oro dopo l?omicidio»

Venerdì 1 maggio 2026
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Il dito indice e medio che roteano verso l?alto, un ghigno che non promette nulla di buono e un?indicazione perentoria: «Visto che non siete capaci di fare niente, ci mando il...

Il dito indice e medio che roteano verso l’alto, un ghigno che non promette nulla di buono e un’indicazione perentoria: «Visto che non siete capaci di fare niente, ci mando il “biondo”». Corrono veloci le sentenze del tribunale della camorra. Ancora di più ai tempi della diffusione incontrollata dei dispositivi elettronici tra i detenuti. È maturata così, con una videochiamata sui social, la condanna a morte di un rampollo della mala di Napoli Ovest: Andrea Merolla, trentenne nipote del boss Vitale Troncone, assassinato in via Caio Duilio, a Fuorigrotta, la sera del 10 novembre 2021. Un delitto rimasto irrisolto per quasi cinque anni, ma che adesso ha imboccato una prima importante svolta investigativa. Un giovane affiliato al rivale gruppo Esposito di Bagnoli ha confessato di essere il killer di Merolla. Ma, soprattutto, ha messo sul tavolo degli inquirenti della Dda una rosa di nomi di peso: a partire da quelli dei presunti mandanti.

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Il collaboratore

A mettere nero su bianco la ricostruzione di quella notte thriller è stato il giovane, neo collaboratore di giustizia Michele Ortone “il biondo”: «Ci stavamo preparando alla guerra con i Troncone e le armi ce le forniva il clan Iadonisi. L’input di eliminare i Troncone veniva sia da Vincenzo Iadonisi, sia dal gruppo Esposito, in particolare da Cristian, all’epoca detenuto, che comunicava con noi tramite videochiamate e dava disposizioni per conto del padre Massimiliano». Proprio durante una di queste comunicazioni clandestine sarebbe arrivato l’ordine di morte. Incalzato dalle domande del sostituto procuratore Salvatore Prisco, Ortone ha rivelato: «Quella sera Cristian Esposito prendeva in giro i componenti del gruppo dicendo “visto che non siete buoni, adesso ci mando il biondo”, roteando le due dita che nel gergo significa uccidere qualcuno». L’escalation è immediata. Ne viene fuori una notte di pura e incontrollata follia criminale. Ortone monta su uno scooter, preleva un complice, tale “Potter”, e inizia la caccia all’uomo: «Davanti al bar Troncone incrociamo una moto che veniva utilizzata da Vitale e Giuseppe Troncone». Alla guida c’era però Merolla. Dopo l’inseguimento e una prima sventagliata di piombo, l’esecuzione finale: «Si preparava a sparare verso di noi. Eravamo a venti metri di distanza e sparai tre colpi. A quel punto si è accasciato a terra».

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Sullo sfondo, una circostanza clamorosa. L’agguato sarebbe stato quasi integralmente mostrato al presunto mandante in videocall: «Cristian e Carmine Esposito mi chiamarono e proprio in quel momento passò la moto che avevo riconosciuto. La feci vedere anche a loro. Mi misi il telefono in tasca e sparai, dal momento che mi dissero che era lui». La ricompensa sarebbe stata poi un gioiello: «Per l’omicidio, Maria Nappi (moglie del boss Massimiliano Esposito, nda) ci regalò una collana d’oro che ho portato in pegno in un centro». Un racconto pulp che a breve approderà al primo verdetto giudiziario. Proprio in questi giorni si sta infatti celebrando il processo che vede Ortone - al momento - unico imputato per il delitto. Per lui il pm Prisco ha chiesto una condanna a dieci anni di carcere. Un iter giudiziario segnato però anche da una decisione delicata e a tratti controversa: quella dei genitori e della compagna della vittima, assistiti dai penalisti Antonio Abet e Andrea Lucchetta, di non costituirsi parte civile. La tensione negli equilibri di cristallo della criminalità flegrea resta oltre i livelli di guardia. E con essa, il timore che quella spirale di violenza non sia ancora del tutto esaurita.

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