Parmitano, lezioni ?spaziali?: «Io sulla Luna? Perché no...»
Il Mattino

Parmitano, lezioni ?spaziali?: «Io sulla Luna? Perché no...»

Venerdì 1 maggio 2026
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Nell?aula Ciliberto del complesso di Monte Sant?Angelo dell'Università Federico II non c?è il classico silenzio accademico ma si avverte il pathos...

Nell’aula Ciliberto del complesso di Monte Sant’Angelo dell'Università Federico II non c’è il classico silenzio accademico ma si avverte il pathos dell'attesa. Studenti che mostrano badge e prendono posto, telefoni pronti a filmare ogni istante, sguardi puntati sul palco e l'emozione palpabile di stare per incontrare un simbolo italiano che si è formato proprio qui, nell'ateneo federiciano. Gli oltre 700 posti sono tutti occupati, ma a migliaia si erano prenotati per l'evento del giorno che hanno seguito solo online. Questo perché non capita tutti i giorni che chi ha visto la Terra dall’orbita parli in un’aula universitaria. Luca Parmitano entra accolto da un applauso che stordisce per intensità, ma la distanza tra cattedra e spazio sembra improvvisamente ridursi. L’incontro, promosso dalla Scuola Politecnica e delle Scienze di Base presieduta da Andrea Prota, ha un titolo che suona come una promessa: “Spazio, opportunità e sfide per il Quarto Ambiente”.

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L’ATENEO

È la prima volta che ritorna alla Federico II dopo la laurea, avvenuta nel 1999. E l’astronauta dell’European Space Agency la definisce, senza esitazioni, «alma mater». Gli studi di Scienze Politiche seguiti durante la formazione militare hanno contribuito alla sua visione del mondo. «Non ho alcun dubbio che i corsi con i professori della Federico II in Accademia Aeronautica abbiano dato forma a molti dei miei pensieri, alla mia consapevolezza del mondo e di come lo viviamo». E prima di conversare con gli studenti, si accorge che in prima fila c’è il professor Guido Di Cresce, avuto ai tempi dell’università. Per poi aggiungere: «Vorrei che ai ragazzi passasse il messaggio che il percorso di studi che hanno scelto, qualsiasi esso sia, è importante perché è un investimento sul loro futuro».

LE DOMANDE

Attualmente impegnato nella missione Artemis come esperto, Parmitano è stato per due volte a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e ne ha ricordato tanto gli aspetti tecnici quanto il pericoloso guasto alla sua tuta spaziale. Lo sguardo si sposta poi sul pianeta e ammette: «Vista da lontano, la Terra appare come un punto fragile. Unico luogo in cui la vita sia certa. La protezione dell’ambiente non può essere un gesto individuale. Servono politiche e responsabilità collettive». L’esperienza orbitale diventa così una lezione civile, prima ancora che scientifica. C’è poi il tema della cooperazione internazionale. La ISS viene descritta come «un laboratorio permanente di collaborazione. Anche nei momenti di tensione geopolitica, la cooperazione operativa tra astronauti non si è mai fermata». Lavorare insieme resta una necessità tecnica prima che diplomatica.

Sa che la curiosità degli studenti si concentra su un tema preciso: il ritorno sulla Luna e le missioni Artemis, e ne parla a lungo. Dopo l’annuncio di un astronauta italiano che atterrerà sul suolo lunare in futuro, la domanda è inevitabile: sarà lui? Parmitano sorride e poi esclama: «Perché no? Ho ancora tanto da dare».

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Il cuore dell’incontro resta però rivolto al futuro degli studenti. Chi sogna di indossare una tuta spaziale deve prepararsi a un percorso lungo perché servono almeno 10 anni di esperienza prima di poter ambire alla selezione astronautica, ricorda.

Quando l’incontro termina, l’impressione è quella di aver ascoltato un racconto straordinario, ma soprattutto una lezione concreta sul tempo lungo della ricerca, sul valore dello studio e sulla responsabilità delle scelte collettive. E lo spazio, in fondo, ora appare meno distante.

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