Comicon 2026, l'abbraccio di Napoli a John C. McGinley: «Il mio Dottor Cox? Un uomo danneggiato»
Il Mattino

Comicon 2026, l'abbraccio di Napoli a John C. McGinley: «Il mio Dottor Cox? Un uomo danneggiato»

Sabato 2 maggio 2026
6 visualizzazioni

È un abbraccio grande quanto l'intero ospedale Sacro Cuore quello che stringe John C. McGinley, attore statunitense, classe '59, nato come feticcio del regista Oliver Stone e...

Napoli - NewsletterAlle ore 12 tutta la cronaca di NapoliIscriviti e ricevi le notizie via email

È un abbraccio grande quanto l'intero ospedale Sacro Cuore quello che stringe John C. McGinley, attore statunitense, classe '59, nato come feticcio del regista Oliver Stone e poi diventato, nel 2001, il volto dell'iconico Dottor Cox di Scrubs, serie tv che ha forgiato un'intera generazione. È la star indiscussa del terzo giorno del Comicon 2026, con stuoli di fan che, fin dall'apertura dei cancelli, in fila davanti al Teatro Mediterraneo. 

APPROFONDIMENTI Coltelli in vendita tra gli stand, gli organizzatori del Comicon li fanno rimuovereComicon 2026, l'attore John C. McGinley si presenta sul palco con la maglia del NapoliComicon 2026, il dottor Cox sale sul palco con la maglia del Napoli

Una carriera, quella di McGinley cominciata nel 1986 e che, tuttora, lo vede tra i protagonisti della serialità internazionale. In questo periodo, infatti, è tra i volti di “Rooster”, serie tv di AppleTv+ con Steve Carell, ambientata in un college americano e scritta da Bill Lawrence, storico autore di Scrubs, Ted Lasso e della recentissima Shrinking con protagonista Harrison Ford. É affabile, affettuoso e comunicativo, presentando un personaggio totalmente opposto al suo cinico e burbero Dottor Cox. È bastata la maglia azzurra numero 10 con cui è salito sul palco e l'abbraccio con il suo storico doppiatore Angelo Maggi, per conquistare l'intera platea del Teatro Mediterraneo.

Comicon 2026, l'attore John C. McGinley si presenta sul palco con la maglia del Napoli

John McGinley al Comicon 2026: «È stato un grandissimo regalo»

Un personaggio diventato simbolo di una generazione e che ha settato uno standard molto alto nel racconto e nella caratterizzazione di icone ciniche e “rotte”, così come lui racconta. «Cox è danneggiato - spiega - non dover essere costantemente lo stesso ragazzo e il fatto che gli autori non facessero sempre le stesse battute, ogni settimana, era un enorme regalo per me, esplorare un livello sempre diverso di eccentricità».

Nonostante venga approcciato come un ruolo “negativo”, burbero, scostante e poco empatico, Cox, nel corso delle nove stagioni è, probabilmente, il personaggio che maggiormente è riuscito ad entrare nel cuore dei fan, oltre al aver avuto un evoluzione molto più sfaccettata e completa rispetto ad altri comprimari. 

«Quando ho accettato il ruolo del dottor Cox - racconta - era nato da poco mio figlio Max che è affetto dalla sindrome di down e volevo essergli vicino. In quel periodo le produzioni si spostavano da Los Angeles a Toronto o in Texas. Poi, improvvisamente, è arrivata Scrubs. Potevo interpretare questo grandissimo personaggio ed essere vicino a mio figlio» ha spiegato. «Cosa prescriverei ora? Consapevolezza. La scienza medica, anche nell'ambito delle persone che soffrono dello stessa patologia di mio figlio, ha fatto passi da gigante. Nell'aiutare queste persone c'è bisogno solo di consapevolezza» ha aggiunto.

Una carriera da feticcio per Oliver Stone

Una carriera che, invece, getta le fondamenta fin dagli anni '80 e che ha visto un'esplosione inconsapevole nel 1986 con “Platoon”, grande capolavoro di Oliver Stone. Da quel momento McGinley è stato una presenza fissa nella maggior parte dei film del cineasta americano fino agli anni di Scrubs, prendendo consapevolezza di come sia cambiato, effettivamente, il ruolo dell'attore. «Non posso parlare per tutti ma noi uomini abbiamo grandi aspettative per ciò che può succedere nel nostro futuro - chiarisce - ci deve essere una resa ad un certo punto (...) Bisogna capire che qualcosa succede, solo se deve succedere e tutto andrà bene (...) A volte non è quello che immaginiamo ma può andare bene lo stesso».

L'eredità di Scrubs

A più di 20 anni di distanza, Scrubs resta una delle storie più riviste, citate e raccontato dai millennials, accostata ai livelli di grandi sitcom come “Friends” e “Sainfield”. Qualcosa che, nonostante gli anni che passano, continua a funzionare tanto da portare alla realizzazione di un brillante reboot attualmente disponibile su Disney+ e che, negli ultimi giorni, è stato rinnovato per una seconda stagione. «Essere un narratore e avere le tue storie che continuano a risuonare, è incredibile. Quindi per le storie che stai raccontando e il fatto che dopo 20 anni e di più le persone sono tristi o felici in base a ciò che tu hai fatto, è il più grande regalo che si possa avere» ha concluso l'attore.

Condividi questo articolo