Cancro al seno, lo studio: «Dalle mappe dei geni le terapie più efficaci»
Il Mattino

Cancro al seno, lo studio: «Dalle mappe dei geni le terapie più efficaci»

Martedì 5 maggio 2026
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Le donne dietro i numeri: scegliere la cura giusta? È anche una questione di tempo. Con la terapia sbagliata si rischiano di perdere mesi, settimane, giorni in cui un tumore può...

Le donne dietro i numeri: scegliere la cura giusta? È anche una questione di tempo. Con la terapia sbagliata si rischiano di perdere mesi, settimane, giorni in cui un tumore può continuare ad avanzare e la speranza di cura ridursi ad uno stillicidio. Tumore al seno, qualcosa sta cambiando: la nuova sfida è scegliere la cura giusta prima di iniziare le terapie. Alla “Gulf of Naples breast cancer conference”, assise scientifica internazionale che si è aperta ieri a Ravello, esperti da Harvard insieme a clinici e ricercatori dall’Istituto Pascale di Napoli, presentano un nuovo studio che mira ad anticipare la risposta della singola paziente e del singolo tumore alle nuove cure assumendo come bussola molecolare mappe genomiche e biopsie liquide. Si parte dai farmaci intelligenti che sono oggi una realtà ma resta da sciogliere un nodo irrisolto. Capire per chi queste cure funzionano davvero. È da questa domanda che parte la prima edizione congresso internazionale inaugurato ieri a Ravello, all’Auditorium Oscar Niemeyer, con oncologi provenienti dal Dana-Farber Cancer Institute e dai principali centri italiani ed europei tra cui il Pascale di Napoli rappresentato da Michelino De Laurentiis, direttore del dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare dell’IRCCS Fondazione Pascale e principal investigator di questo progetto finanziato dal Ministero della Salute.

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Il progetto

Al centro del dibattito i farmaci coniugati con anticorpi. I cosiddetti Adc (Antibody drugs cnjugates). Agiscono come un “cavallo di Troia”, portando la chemioterapia direttamente dentro le cellule tumorali. «Farmaci che hanno cambiato la storia clinica dei tumori al seno più aggressivi e resistenti - spiega De Laurentiis - ma non tutte le pazienti rispondono allo stesso modo. Alcune ottengono remissioni durature, altre sviluppano resistenza in pochi mesi. La vera rivoluzione è dunque non tanto avere nuove terapie ma capire prima chi ne trarrà beneficio». Il progetto, condotto dal Pascale, punta dunque a decifrare in anticipo la risposta al trattamento nel tumore al seno in fase iniziale e anche quando si usa l’immunoterapia.

Nuove terapie contro il tumore al seno, dal Pascale: «Capire per chi funzionano davvero»

Una predizione che avviene su due livelli, esplorando il tumore e analizzando le cellule tumorali o le sue impronte circolanti nel torrente sanguigno. Da un lato dunque c’è la trascrittomica spaziale, una tecnologia innovativa capace di disegnare una minuziosa mappa dell’attività genica e degli Rna che nella cellula traducono l’informazione dei geni in proteine (alterate in quantità e in qualità) indicando la posizione esatta dei segnali informazionali che provengono dal tessuto tumorale. Dall’altro i fari sono puntati sugli esosomi, ossia minuscole vescicole extracellulari che agiscono come messaggeri intercellulari, trasportando proteine, lipidi e materiale genetico e dunque informazione che è possibile rilevare anche nel sangue, intercettabili con un semplice prelievo. L’obiettivo è chiaro: seguire le tracce del tumore e accendere i fari su tutti i cambiamenti nel tempo. Osservare cosa e come cambia sotto la pressione selettiva dei farmaci.

Gli obiettivi 

«L’obiettivo è duplice: trovare biomarcatori che prevedano la risposta alle terapie innovative e capire i meccanismi molecolari precoci di resistenza - chiarisce meglio De Laurentiis - la trascrittomica spaziale ci permette di vedere dove e come si accendono i geni nel microambiente tumorale. Gli esosomi ci consentono di monitorare in modo non invasivo l’evoluzione della malattia».

È un cambio di paradigma: passare dalla risposta osservata a posteriori alla risposta predetta a priori. Il congresso, presieduto da Grazia Arpino dell’Università Federico II di Napoli, da Antonio Giordano del Dana-Farber/Harvard e dallo stesso De Laurentiis, con Sabino De Placido ordinario della Federico II come Honorary Chair, riunisce a Ravello per due giorni i più importanti gruppi italiani, europei e americani attivi nella ricerca sul tumore al seno. Patrocinato dalla Fondazione Pascale, dalla Federico II e dal Comune di Ravello, l’evento scientifico mette a confronto evidenze recenti e questioni ancora aperte segnando una svolta nella medicina di precisione per smettere di trattare tutte le pazienti allo stesso modo e passare a terapie scelte su misura. Prima che il tumore decida quale destino attribuire a ognuna di esse.

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