Palazzo Fienga, simbolo da cancellare: Piantedosi e Salvini alla demolizione
Da oggi, a mezzogiorno in punto, le ruspe entreranno in azione per cancellare definitivamente Palazzo Fienga, simbolo per decenni del potere del clan Gionta e ferita aperta nel cuore di Torre...
Da oggi, a mezzogiorno in punto, le ruspe entreranno in azione per cancellare definitivamente Palazzo Fienga, simbolo per decenni del potere del clan Gionta e ferita aperta nel cuore di Torre Annunziata. Un’operazione attesa, annunciata, carica di significato: non solo l’abbattimento di un edificio, ma la demolizione concreta di un passato ingombrante.
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All’evento presenzieranno il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, a sottolineare il valore istituzionale di un momento che va ben oltre la cronaca locale. Palazzo Fienga non è mai stato solo un palazzo: è stato un fortino, una roccaforte, un simbolo plastico di un potere criminale radicato e pervasivo.
Per comprendere fino in fondo il significato di ciò che accadrà, bisogna tornare indietro al 4 novembre 2008. Il rumore degli elicotteri in cielo, le sirene a squarciare il silenzio dell’alba: Torre Annunziata si svegliò così, nel giorno dell’operazione «Alta marea». Un blitz imponente, una settantina di arresti, il primo vero colpo sistemico contro il clan Gionta. Fu l’inizio di una stagione nuova, una stagione di contrasto serrato alla camorra.
Il blitz
A innescare quell’accelerazione investigativa furono scie di sangue che avevano scosso profondamente il territorio: prima l’omicidio del tenente dei carabinieri Marco Pittono a Pagani, poi il duplice assassinio di De Angelis e Genovese in via Oplonti. Episodi che resero evidente la necessità di un intervento deciso dello Stato. «Alta marea» segnò uno spartiacque. Non solo perché portò in carcere i vertici del clan e decine di affiliati, ma perché incrinò un sistema che per anni aveva governato interi quartieri. A Torre Annunziata la camorra non era solo controllo militare o economico: era un modello culturale, una presenza capillare. I clan si spartivano il territorio, i commercianti pagavano il pizzo, spesso a più gruppi contemporaneamente. Un’economia parallela che, tra droga, estorsioni, usura e traffico di armi, dava lavoro a migliaia di persone. Era qualcosa di più profondo, quasi viscerale. Una cultura fatta di arroganza e sopraffazione che aveva attecchito ovunque, persino nella cosiddetta «Torre bene». Un sistema malato, pervasivo, simile a un tumore che aveva colonizzato ogni spazio sociale.
Da quel momento iniziò il declino di Palazzo Fienga. Un percorso lento ma inesorabile, culminato il 27 novembre 2014 con l’arresto di Valentino Gionta junior. Fu trovato nascosto in una botola, in un appartamento del rione Provolera. Un’immagine simbolica: il potere costretto a nascondersi, a rintanarsi, a perdere progressivamente terreno. Palazzo Fienga fu poi chiuso e murato nel 2015.
Oggi, con l’abbattimento imminente, si chiude definitivamente un capitolo. Ma si apre anche una prospettiva nuova. L’area sarà infatti oggetto di un ampio progetto di riqualificazione urbana. Non solo il recupero dello spazio, ma una sua rifunzionalizzazione con un forte valore simbolico. Accanto all’ex fortino sorgerà una nuova centralità istituzionale. L’area dell’ex baraccopoli sarà trasformata e ospiterà, nelle intenzioni dell’amministrazione, il nuovo commissariato di polizia, destinato a lasciare la sede di corso Umberto I, logisticamente complessa e meno strategica. Un passaggio che assume un significato potente: lì dove per anni ha dominato la camorra, sorgerà un presidio dello Stato. Non è solo urbanistica, è una dichiarazione di principio. È il tentativo di restituire alla città non solo uno spazio fisico, ma una nuova identità.
Le ruspe, domani, non demoliranno soltanto cemento. Scaveranno nella memoria, cancelleranno un simbolo, ma soprattutto proveranno a costruire futuro. Torre Annunziata si trova davanti a una soglia: attraversarla significa fare i conti con ciò che è stata, per diventare finalmente ciò che può essere.